
Non basta dirsi progressisti: come si cancella la società iraniana - Valigia Blu
Nel pieno della guerra, delle sanzioni e dell’escalation regionale, l’Iran continua a essere raccontato come uno scontro tra Stati, eserciti e strategie, anche da sinistra. A sparire è la società iraniana: lavoratori, donne che protestano, studenti, insegnanti, pensionati, prigionieri politici, reti civili
Valigia BluNel pieno della guerra, delle sanzioni e dell’escalation regionale, l’Iran continua a essere raccontato come uno scontro tra Stati, eserciti e strategie, anche da sinistra. A sparire è la società iraniana: lavoratori, donne che protestano, studenti, insegnanti, pensionati, prigionieri politici, reti civili
Ridurre l’Iran a una mappa di Stati, sicurezza, allineamenti regionali e fazioni d’élite significa lasciare ai margini chi in Iran vive la repressione e prova a cambiare le cose. La società entra solo dopo, se le viene concesso di apparire
Così resta in piedi un binario soffocante: o la Repubblica Islamica o un’opposizione fabbricata e benedetta dall’alto. O il potere ufficiale o un’altra forma di potere già leggibile dall’Occidente. In questo schema, la società scompare
Scompaiono i lavoratori. Scompaiono le donne che protestano. Scompaiono studenti, insegnanti, pensionati, prigionieri politici. Scompaiono anche le reti di assistenza, pensiero, resistenza e sopravvivenza che esistono sotto censura e repressione
Non è un incidente. È una scelta ideologica. Il colonialismo oggi non arriva solo con il razzismo esplicito o con gli appelli alla conquista: arriva anche in frasi levigate, analisi strategiche e nella voce calma degli esperti
Quel gesto decide chi conta come iraniano e chi no. Decide quali forze sono realistiche, quali voci serie, quali aspirazioni mature, quali forme di vita sociale troppo scomode per essere riconosciute. Decide che cos’è l’Iran prima che gli iraniani parlino
Non basta non essere diversi dall’estrema destra americana. Anche posizioni che appaiono civili o umane possono restare dentro abitudini di pensiero imperiali. Il problema non è solo cosa dicono su guerra e diplomazia, ma come guardano il mondo