Vedere l'ultimo film di #DarrenAronofsky dal tiolo #CaughtStealing è stata una grossa sorpresa soprattutto perché in risonanza con i fatti che stanno accadendo negli ultimi giorni con #Gaza e #Israele al centro del mondo

Diciamo che per una volta non ci sono ossessioni visive o idee compulsive che hanno invece caratterizzato gran parte della sua filmografia (pensiamo per esempio a capolavori come #RequiemforaDream e #piilteoremadeldelirio oppure ai più recenti #BlackSwan o #TheWhale)
1/10

per immergersi in un goffo crime-thriller anni quasi ’90, ma spigoloso, violento, e per certi versi sarcastico, dove la regia è al servizio e col ritmo di una divertente #blackcomedy, siamo quindi lontani dall’introspezione profonda dei suoi vecchi lungometraggi

Il film è tratto dall’omonimo romanzo di #CharlieHuston e ha come protagonista una ex promessa del baseball che, dopo un grave incidente che gli ha interrotto la carriera, vive da bartender nei sobborghi di New York

E' un
2/10

ragazzo che alterna l’alcol, la frustrazione e la memoria dolorosa di quello che ha perso e soprattutto col senso di colpa dell'incidente che ha compromesso la sua carriera ma anche ucciso un suo carissimo amico, scena che rivede di continuo con dolore, e questo nonostante i suoi rapporti con la giovane #ZoëKravitz che sembrano l'unico vago spiraglio di luce in una vita che non riesce a decollare.
3/10

Ma poi il film improvvisamente cambia registro e per una serie di equivoci in cui rimane invischiato per colpa di un amico punkettone (l'ormai famoso #MattSmith), iniziano una spirale di violenza e tanti colpi di scena che hanno però al centro sempre uno stoico gatto con trait d'union

È un film che non vuole (apparentemente) prendersi sul serio, con continui cambi di ritmo e di registro, ma sotto sotto ci mostra diversi temi molto cari all'autore, anche se purtroppo la sceneggiatura
4/10

non riesce sempre ad incastrare come dovrebbe il tutto

C'è tuttavia tutta la seconda parte del film che riguarda la figura degli ebrei ortodossi che è già apparsa in altri film di Aronovsky (che è ebreo egli stesso), ma che ha sempre vissuto un rapporto complesso con la rappresentazione del sacro ripercorrendolo come una ossessione in quasi tutti i suoi film

Nel film infatti uno dei gruppi criminali con cui viene in contatto il protagonista, è una coppia di fratelli ebrei ortodossi,
5/10

i più sanguinari e violenti di tutti i gruppi criminali del film, che sono due veri e propri gangster di new york (uno dei quali è interpretato magistralmente da #Vincentdonofrio) ma vestiti da uomini religiosi

Sono figure rappresentate in modi quasi grotteschi e inquietanti, ma non come dileggio verso la religione, quanto per mostrare il cortocircuito e la contraddizione palese nel vivere secondo codici religiosi che vengono completamente distorti per giustificare azioni deplorevoli
6/10

e immorali

Sono temi già visti in Aronovsky: infatti è tipico anche in altri suoi film vedere l'approccio al divino e al sacro, attraverso un percorso di colpa e di corruzione, e per il regista la religione ebraica è un simbolo perfetto per questa ricerca assoluta ma anche come indagine sul fanatismo e la colpa

Per Aronovsky non è la religione in sé ad essere interessante, quanto appunto questa forte tensione tra fede e follia, tra caos e ordine, tra sacralità e desiderio umano, e in
7/10

questo senso per lui proprio l'ebraismo esprime bene tali pulsioni, con tutte le sue leggi, i pradossi morali, le intepretazioni e infine la summa di ciò è la #cabala

Ma in questo film non si parla di rapporti con la divinità, tuttavia i due mostruosi gangster ebrei sono il simbolo della corruzione del sacro nel mondo reale, una contraddizione gigantesca dove il male non è più l'assenza di Dio ma un suo delirante riflesso distorto

In questo senso è assolutamente memorabile tutta la
8/10

sequenza di scene dove il protagonista viene invitato al pranzo tradizionale a casa della madre ebrea dei gangster (con un altro cameo di #CarolKane semplicemente fantastico e quasi ironico) per un pranzo religioso carico di tensione e paradossi

Benché non sia una dei suoi migliori lavori, ritengo sia un film indipendente che se analizzato in tutte le suo sfaccettature, risulta molto interessante e assolutamente da vedere

Rimangono delle ingenuità nel nucleo narrativo che non si
9/10

tiene perfettamente, e qualche rozzezza (non si capisce bene se voluta o sfuggita) di troppo, ma sono delle debolezze che si perdonano senza grandi problemi ed è un po' lo stile di Aronosky alla fine

Consigliato

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10/10