Sliding Doors #2
Intanto a centinaia di km di distanza…
“Hai telefonato al papà?” chiese Alice, schermandosi gli occhi dal sole accecante mentre cercava di mettere a fuoco la figura che si stagliava davanti a lei sulla spiaggia. L’aria salmastra le pizzicava le narici, mista all’odore dolce della crema solare che aveva spalmato generosamente sulla pelle arrossata. Era sdraiata sul telo mare ruvido, il calore della sabbia che filtrava attraverso il tessuto e le scaldava la schiena, quando Théo si era avvicinato, i capelli ancora gocciolanti dopo il bagno. Il ragazzo si passò distrattamente una mano tra i riccioli bagnati, spruzzando gocce fresche e scosse la testa con noncuranza.
“Non ancora, mamma. Adesso starà lavorando. E poi ho promesso a Lucas di andare in barca! Lo chiamo stasera quando sarà tornato a casa, te lo giuro!” rispose rapidamente, con un tono che tradiva una punta di esasperazione adolescenziale, già voltandosi per correre verso il mare cristallino. Il suono delle sue risate lontane si mescolava al fragore delle onde che si infrangevano sulla riva, portando con sé l’eco di gabbiani che stridevano alti nel cielo.
“Ehi, ricordagli di sistemare quella questione con l’avvocato, non voglio altri grattacapi!” gli urlò dietro Alice, la voce che si spezzava leggermente per lo sforzo di sovrastare il vento caldo che le scompigliava i capelli. Si girò verso la nonna seduta sotto l’ombrellone colorato, il tessuto frusciante che ondeggiava piano.
“Potrebbe costarci altri soldi oltre a quelli già spesi per la separazione, non possiamo permettercelo! Sai, mamma, quella causa è un incubo. Théo e suo padre hanno girato quel video stupido su TikTok, recensendo quel liquore – dicevano che era scarso, che era un utile ‘sturalavandini’. L’hanno mostrato mentre lo comparavano ad altri liquori con filmati del loro esperimento. Ora la società li accusa di diffamazione intenzionale, sostenendo che hanno danneggiato la loro reputazione e causato perdite di vendite. Potrebbero dover pagare danni per migliaia di euro se perdono, e l’avvocato ha già chiesto un anticipo per preparare la difesa. Come se non bastasse la separazione, con tutte le parcelle per la custodia condivisa!”
La nonna continuò a fissare l’orizzonte con sguardo assente, come faceva ormai da quando era rimasta vedova, il sapore amaro della solitudine che le rimaneva in bocca come un retrogusto di caffè freddo. Si accontentava della presenza di quel nipote meraviglioso che era rimasto in famiglia, per il resto mostrava totale indifferenza, il vento che le accarezzava la pelle rugosa e le portava l’odore di alghe secche dalla riva.
Infatti non aveva nemmeno ben compreso cosa avessero combinato Théo e suo padre per far arrabbiare così tanto Alice. Le sembravano entrambi così tranquilli ultimamente, e invece ora si parlava addirittura di avvocati! Mai in vita sua aveva dovuto avere a che fare con tribunali, con quelle aule fredde e impersonali che puzzavano di carta ingiallita e tensione repressa.
“Tesoro, ma cosa c’entra un liquore con tutto questo?” mormorò finalmente la nonna, la voce fragile come il guscio di una conchiglia, rompendo il silenzio con un sospiro che sapeva di rassegnazione. “Suo padre… era sempre così appassionato di tecnologia, vero? E Théo gli somiglia tanto, con quella curiosità che lo spinge a smontare tutto. Ma diffamazione… sembra una parola da film, non da vita reale.”
Era stata una mattina di inizio primavera quando Alice era entrata in casa come una furia, gli occhi sgranati dalla rabbia e dalla preoccupazione, il cuore che le martellava nel petto come un tamburo impazzito. Aveva raccontato che Théo e suo padre – “Uff, proprio lui! Il mio ex, il papà di Théo!” -aveva aggiunto con tono lamentoso, la voce tremante per l’esasperazione – loro due che negli ultimi tempi sembravano aver trovato una vera sintonia, condividendo hobby come liquori e cocktail e video editing, erano stati citati in giudizio da una società sconosciuta con l’accusa di aver diffamato uno dei loro prodotti in un video pubblicato sui social media.
Il video, un montaggio amatoriale girato nel bar del padre, mostrava il liquore assaggiato da Théo con commenti sarcastici su come il liquore fosse scarso e ricordava l’avanzo di un risciacquo di lavastoviglie. Come se non bastasse, dovevano presentarsi in tribunale davanti a un giudice, ovviamente assistiti da un avvocato. Un avvocato che costava, con tariffe orarie che facevano venire i brividi, e chi poteva prevedere l’esito della sentenza? La società chiedeva non solo la rimozione del video, ma anche un risarcimento per “danni morali e materiali”, sostenendo che il post aveva raggiunto migliaia di visualizzazioni e influenzato recensioni negative online. “Ma io non tirerò fuori un centesimo! Che imparino a vivere con le conseguenze delle loro imprudenze!” aveva concluso Alice scrollandosi di dosso la sabbia con gesti nervosi, le mani che tremavano leggermente per la frustrazione accumulata.
“Mamma, ti serve qualcosa? Un po’ d’acqua fresca? O magari quel libro che hai lasciato sul tavolino?” chiese Alice alla nonna, questa volta con un tono più gentile, sfiorandole la mano ossuta che sapeva di salsedine. Ma senza attendere risposta si alzò dal telo, la sabbia calda che le scivolava tra le dita dei piedi nudi, portando con sé il calore opprimente del sole. “Vado a fare due passi” aggiunse, incamminandosi lungo la battigia sotto il sole cocente di mezzogiorno, l’acqua fresca che le lambiva le caviglie con un tocco rinfrescante, contrastando il bruciore sulla pelle.
La nonna la seguì con lo sguardo finché non divenne un puntino lontano, poi tornò a fissare le onde che si infrangevano pigramente sulla riva, il loro ritmo ipnotico che le cullava i pensieri. Non riusciva proprio a capire come si fossero cacciati in quel pasticcio. Théo era sempre stato un bravo ragazzo, studioso e responsabile, con quel sorriso contagioso che illuminava la stanza e una passione per la ginnastica che lo rendeva così vivo. E suo padre, nonostante la separazione burrascosa, era un uomo assennato, uno chef con un debole per l’innovazione, che aveva insegnato al figlio a questionare il mondo.
Come avevano potuto essere così imprudenti da pubblicare quel video senza pensare alle conseguenze? “Giovani d’oggi, sempre con quei telefoni in mano,” borbottò tra sé la nonna, assaporando il sale sulle labbra portatole dalla brezza.
Sospirò, sistemandosi meglio sulla sdraio cigolante, il tessuto che le sfregava contro la schiena sudata. In fondo era inutile arrovellarsi tanto, ormai il danno era fatto – il video era stato visto da amici, follower casuali, e ora persino da avvocati in giacca e cravatta. Sperava solo che la faccenda si risolvesse presto e nel modo meno doloroso possibile, soprattutto per le loro tasche già provate dalla separazione, con bollette arretrate e risparmi erosi.
Si voltò a guardare il nipote che giocava spensierato tra le onde con l’amico Lucas, le loro voci allegre che echeggiavano sopra il rombo del mare, spruzzandosi acqua salata che scintillava al sole. Almeno lui sembrava non farsi troppi problemi, tipico degli adolescenti, con quella resilienza che gli permetteva di scrollarsi di dosso le preoccupazioni con la stessa facilità con cui si liberava dell’acqua salata dopo ogni tuffo, emergendo ridendo con i capelli appiccicati al viso.
Alice invece non faceva che rimuginarci sopra, come era nel suo carattere – una madre leonessa, sempre pronta a difendere il suo cucciolo, ma con un velo di ansia che le stringeva il petto come una morsa. La conosceva bene sua figlia, sapeva quanto potesse essere apprensiva e protettiva nei confronti di Théo, ricordando come da piccola piangesse per un graffio sul ginocchio del fratello. Probabilmente stava ancora camminando lungo la spiaggia, tormentandosi per quella situazione che le era totalmente sfuggita di mano, i piedi che affondavano nella sabbia umida, l’odore di salsedine che le impregnava i vestiti.
La nonna chiuse gli occhi, lasciando che il sole le scaldasse il viso, il calore che le penetrava nelle ossa stanche, portando un momentaneo sollievo. C’era poco da fare se non aspettare che il tempo facesse il suo corso, come sempre, con il suo flusso inesorabile come le maree, lasciando che il sole le scaldasse il viso. C’era poco da fare se non aspettare che il tempo facesse il suo corso, come sempre.
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