...come le facciamo noi..
Quando sentite dire "colpiremo gli interessi israeliani all'estero", sappiate decodificare quello che può volersi intendere in relazione alla lingua nella quale pensa la fonte del messaggio.
E no, questo mio non è un post di propaganda, come alcuni penseranno, ma è un post di linguistica: quella che ho studiato per nulla (ma tant'è, sono felice lo stesso), quella che mi guida nelle *mie* analisi della realtà (delle quali sono generalmente soddisfatto).
Per capire come pensano tanti in Medio Oriente, bisogna abbandonare il *nostro* quadro concettuale che vuole il gruppo costituito intorno alla lingua "nazionale", per sostituirlo con il modello del millet, che vuole il gruppo costituito intorno alla religione. Lingua e religione sono entrambe due costruttii culturali in grado di assicurare coesione sociale, ma non sono la stessa cosa.
Nel modello etnoreligioso si tende a considerare come gruppo implicitamente indistinto quel gruppo che sia...
...religiosamente omogeneo, e ciò può dare adito ad equivoci.
Ricordo un altro mio caro amico degli anni del dottorato, un ebreo turco, in Francia in posizione non del tutto regolare, che non riusciva a capire perché i francesi ebrei cui aveva chiesto in un certo senso aiuto in relazione alla sua posizione fossero così restii ad aiutarlo.
L'equivoco tra le due parti stava nel fatto che i francesi erano ebrei in seconda battuta, mentre l'ebreo turco in seconda battuta era turco. Per lui era...
"ebrei che non mi aiutano", per gli ebrei francesi era questione di "un turco" che pretende un trattamento speciale in virtù della sua religione (e chi aveva ragione?).
Insomma stiamo tutti accorti, perché la nostra visione del mondo è dettata dalla lingua che parliamo e ci sono migliaia di lingue a questo mondo, quindi l'unica cosa certa è che noi NON abbiamo tutta la ragione.
I don't know what language this poet thinks in, but what he told you makes definitely sense.