Ho appena visto #HandlingtheUndead un film sugli #Zombie come non lo avete MAI visto

Tratto dal romanzo del bravissimo autore svedese #JohnAjvideLindqvist, già famoso per #LasciamiEntrare (da cui è stato tratto l'omonimo film, anzi più di uno) e diretto dall'altrettanto eccellente #regista norvegese #TheaHvistendahl praticamente alla sua opera prima come grande lungometraggio

Che dire: un #film potentissimo che mi ha smosso qualcosa dentro

#cinema #recensioni #review 1/7

Lo definire uno spaventoso horror dei sentimenti umani

Qui l'indagine che ci viene proposta è molto profonda e piena di collegamenti. La trama è molto semplice e serve a ben poco saperla: in primo piano ci sono 3 storie con dei #lutti dolorosissimi, ovvero un bambino morto che lascia una madre e il nonno di umili origini, la morte della compagna di un'anziana signora borghese, e il decesso per incidente della mamma di una famiglia allargata con figli in piena adolescenza 2/7

E già questo antefatto, di una durezza senza eguali, mostra il dolore dei cari che cercano in qualche modo di sopravvivere alla perdita dei loro affetti più grandi. Il dolore che non si può raccontare, che è banale e forse appare anche inutile esprimere, qui è sottolineato con una regia magistrale, inquadrature perfettamente soppesate per esplorare questa dimensione umana che fa parte della #vita e la sua assenza: ovvero la #morte 3/7
Finché, con un #gimmick metafisico, e come nei grandi film sugli zombie, arriva un giorno in cui i morti non muoiono più. Ma anzi ritornano in vita. O meglio: gli zombie, i nostri cari morti, non sono più quello che pensavamo, ma la proiezione di un ricordo che si sta decomponendo, deformando, diventando altro, ma senza cancellarsi completamente. Ed ecco che il bambino decomposto muove gli occhi ma non parla, e a stento respira o si muove. 4/7

O l'anziana signora che non balla più, non mangia più, è altro che noi proiettiamo solo come ricordo

Oppure la madre, quando in vita era premurosa e attenta con la sua famiglia, da zombie diventa violenta con un coniglio portato in dono, tanto da ucciderlo

Gli stessi zombie soffrono, non sono sempre violenti, anzi sembra lo siano loro malgrado, e vediamo anche sgorgare delle lacrime dai loro visi decomposti 5/7

La metafora neanche tanto nascosta, è quella per cui gli zombie sono tutto ciò che è fuori da noi, la nostra alterità, tutto ciò che noi *non* siamo

Lo zombie è il complemento deformato di una realtà che noi custodiamo nella nostra mente ma con cui bisogna fare i conti prima o poi, prima che si cancelli

In fondo il film elabora un messaggio semplice, e prova a parlare del #tabù morte rielaborando in chiave diversa un classico del genere horror come gli zombie 6/7

La forza dell'opera sta tutta in questo #twist del genere, usato per parlare delle stesse cose, ma con un taglio diverso e forse più intimo

Come era accaduto con #LasciamiEntrare, dove il cliché di genere esplorato era sui #vampiri, qui di nuovo #Lindqvist fa centro con una sceneggiatura (scritta a 4 mani con la brava regista) dove coglie in modo non banale diversi punti di vista dell'essere umano e della nostra società

Film consigliatissimo ****

#cinema #recensioni #review 7/7 [END]