Testi di Biagio Cepollaro tratti da “Fabrica”, Zona ed. 2002 – Il linguaggio poetico di Cepollaro all’interno della terza rivoluzione post-industriale e antropologica degli anni Duemila in Italia
[Biagio Cepollaro, foto di Dino Ignani]
da MEDITATIONES
Meditationes n°1
nella terza rivoluzione industriale si fa ciò che non si pensa e anche
si è pensati da ciò che non si è fatto. non l’antico sulfureo inferno né
il fiorito giardino di delizie assoggettando ti fa soggetto ma lo stallo
nel vuoto assoluto d’esperienza. l’evidenza ora si fa sospetta allusione
contronatura
Meditationes n.°2
è che noi non siamo neanche noi e dispersi di noi fu fatta foresta
e ognuno di noi col sé di plastica arreda l’urbana transizione ficca al suo
posto
ciò che un altro
nuovamente sposta e stiamo al telefono al video stiamo al cesso anche
ma senza un nesso non dico di classe ma almeno di chi vede la differenza
tra la parte
che è propria
e il resto
Meditaziones n°3
dentro la terza rivoluzione industriale si confondono per la terza
volta le cose e i sottostanti sommovimenti non sembrano più feroci
né tali
ci si mette anche a ragionare
sulle idee. tranne scriba che intravedendo vede enormi prodigiose
masse d’acqua le dighe le sotterranee esplosioni le sparizioni e la deriva
dei nuovi avvallamenti di sabbia e capitali
Meditationes n°4
l’antagonismo in europa è risotto che non cuoce. e intanto
ci pensano a dove si raccoglie la rabbia sotto il tessuto
e c’è chi vede già
il gonfiore
dalla parte che regge l’imbroglio: cambiano i soggetti e
ci vuole tempo ché dal fatto alla visione dal malumore
alla rivolta
ci passa sangue e ore tante di ininterrotta televisione
EPISTOLE, 1996
epistola di rimbaud e marinetti
per scrivere sta attento all’uso come cambia e come si rovescia
nell’opposto il segno dell’antico: pensa a rimbaud e pensa anche
a marinetti: sono dentro ora capovolti nella generale percezione
della rivoluzione terza industriale e sono matrici nuove: l’uno
degli alterati stati di coscienza del sabato sera l’altro d’esistenze
solo virtuali. l’una e l’altra fioriscono oggi l’estetica del capitale
epistola dell’utopia
non c’è un’idea precisa né un’utopia edificante: troppi
morti a ricominciare daccapo. è nel mezzo delle cose che si spera.
le cose sin dall’inizio e da sempre sono già tutte cominciate
le puoi spostare e farci un po’ di spazio si può
ad esempio per tutti ridurre l’orario di lavoro e far perno
una volta tanto sui viventi contro i morti gli zombie cioè
i monetari
fondi
epistola del giovane poeta
cos’è che si macina coi versi non so: è il disparato il qui e là
di sbieco che non l’avresti mai detto anche lui tornato dentro
al cerchio. ti dissi più giovane il tuo verso ora è già perfetto
e chiude
ma appunto è questo che non va: aprilo e sopporta il caso dentro
al tuo casino e le cose che vengono e quelle che da prima ci sono
e ti fanno. allora la forma non è fatto di testa e il verso conta
epistola del dolore del mondo
no la poesia non racconta il dolore del mondo quello se lo cucca
intero e muto chi ce l’ha e i nomi non son quelli dei detti muti
ché non sono affatto nudi. li riveste come sempre l’immediato
non già il prete ma qualche divo dal super mercato o anche l’altro
pur che non faccia troppo lungo il suo discorso: sia del tipo: cambia
la cosa da domani ori pioveranno dalle implose macerie dello stato
epistola della corda del basso
per scrivere sta attento a che il ritmo se ne stia
sotto e buono che la rabbia stia tutta nella corda
del basso mentre la voce articola il suono e sia
il suono a chiamare a raccolta il senso: il logos
tuo e di altri si scoprirà alla fine nel martello
del dire: questa è la poesia che puoi fare e basta
epistola dell’immanenza
per scrivere sta attento all’uso che non è diretto eppure
direttamente centra il maltolto. è un ago o anche pugnale
di concetto da piantare in mezzo al sistema dei transistor
colpendo la testa e dove porta. non è luddismo né ludico
gioco di parole: è un puntare al cuore presa mira nuova
a far fuoco se rigenera il fuoco alla fenice l’immanenza
della vita
epistola dell’attuale e del presente
ora che l’attuale ha distrutto il presente il poeta si sgancia
dall’orbita sua rarefatta mediazione di una lotta acuta
per il gusto vaga ma testarda allusione per moti di dire ai fatti
e in libera caduta fa del suo dire un’energia pratica nascente
rivolta a ciò che di fatto si muove che non è più solo economica
voglia ma investe l’intera produzione di simbolica proprio a mezzo
di lingua
epistola del poetico consolidato
raffinato effettaccio il poetico consolidato è tutto qui l’impaccio
di oggi ancor più grave che anche il claunesco reparto è in esubero
per troppo mercato. la poesia sposta una volta ancora il suo tiro ma
lo stesso resta il bersaglio. l’arte del dire c’ha pure dentro inserita
una promessa del fare se è arte buona è già una prova di ciò che si può
o non si può creare. e vale per tutti i paraggi dei mondi e per i linguaggi
“La poesia italiana contemporanea, nel suo farsi, sembra vivere in un contesto in cui la stessa dimensione del ‘letterario’ è priva di punti di riferimento istituzionali e teorici. Non più le università (e relativo rovello della critica attenta al nuovo), non più l’editoria (con qualche eccezione), non più l’informazione, e direi, purtroppo, in un certo senso, non più Società. In questa situazione… l’insistenza… di Voci sparse, voci raccolte provvisoriamente, voci refrattarie a qualsiasi canonicità. Il risvolto della medaglia è la mancanza di un linguaggio comune… Di comune c’è una grande passione che istituisce le reti di fatto, connessioni, più o meno libere dall’asfissia egotica dell’artista… in un Paese, per molti di noi, irriconoscibile e imbarazzante, non tanto postmoderno quanto pericolosamente in bilico, ai limiti di ogni possibile discorso di ‘civiltà europea’”*
* testo di Biagio Cepollaro tratto da “lettera telematica aperiodica” a cura di M. Sannelli e M. Giovenale, 14 febbraio 2005 su “Bina”, citato da Adam Vaccaro, in Percorsi di Adiacenza (2005) p. 179.
Ermeneutica di Giorgio Linguaglossa
Il linguaggio poetico di Cepollaro all’interno della terza rivoluzione post-industriale e antropologica degli anni Duemila in Italia
Nel cuore dei primi anni Duemila, quando il lessico della globalizzazione si affacciava timidamente nel dibattito pubblico italiano, Biagio Cepollaro, poeta di ricerca e tra le voci più lucide del Gruppo ’93, aveva già visto abbastanza per intuire il mutamento antropologico che stava avanzando. Le Meditationes e le Epistole raccolte in Fabrica non fotografano semplicemente un’epoca, ne attraversano le crepe, ne fanno risuonare le distorsioni, trasformando la poesia in un indispensabile strumento critico per la comprensione del reale.
Nelle Meditationes, l’autore mette in scena una soggettività disgregata, risucchiata dal flusso disumanizzante della “terza rivoluzione industriale”. Non c’è più l’ideologia a scomporre l’individuo, ma l’invisibile reticolo di pratiche quotidiane: il telefono, il video, la plastica che “arreda l’urbana transizione”. L’esperienza è svuotata, l’evidenza stessa diventa “sospetta allusione contronatura”. La poesia, qui, registra lo stallo: l’impossibilità di dare senso al reale in un tempo in cui i soggetti si muovono senza nesso, senza differenza tra sé e resto. La visione si fa più politica nella quarta meditazione, dove l’antagonismo appare come “risotto che non cuoce”, immagine amara che fotografa l’impotenza della sinistra europea e la trasformazione della rabbia sociale in gonfiore invisibile, pronto a esplodere ma continuamente sedato “da ore tante di ininterrotta televisione”. Il poeta osserva ciò che si muove sotto il tessuto del presente, ma lo fa con uno sguardo che rifiuta sia il lamento sia la posizione dell’oracolo. Piuttosto, illumina i vuoti.
Le Epistole, scritte sei anni prima ma qui accostate, completano il quadro. Rimbaud e Marinetti non sono evocati come miti letterari, bensì come figure rovesciate dal nuovo immaginario: il primo dissolto negli stati alterati del weekend, il secondo risucchiato dalle esistenze virtuali. L’utopia? Assente. Al suo posto una fiducia discreta nella “riduzione dell’orario di lavoro” e in un’etica dei viventi opposta ai “monetari fondi”, con un’ironia che non smorza ma affila la critica. Il poeta si interroga sul proprio ruolo: non può raccontare il dolore del mondo, perché quello “se lo cucca intero e muto chi ce l’ha”. Può però incidere nel linguaggio, trovare nella corda del basso – nel ritmo nascosto e non nel virtuosismo – una forma di resistenza. Scrivere diventa puntare “un ago o pugnale di concetto” nel cuore del sistema, non per luddismo ma per rigenerare un nucleo di immanenza, un punto da cui il senso possa ripartire.
In queste pagine, la poesia non si limita a denunciare la crisi ma ne mostra la struttura semantica, la grammatica invisibile. Cepollaro costruisce una mappa del presente prima che le parole “immateriale”, “rete”, “post-umano” entrassero nell’uso comune. Ed è questa capacità anticipatrice, insieme alla precisione del linguaggio e alla tensione civile, a fare di Fabrica una delle scritture più lucide della mutazione linguistica del linguaggio poetico degli anni duemila. Oggi, a distanza di oltre vent’anni, quelle intuizioni sono ancora attuali. La poesia, suggerisce Cepollaro, può ancora “far fuoco”, aprire varchi, restituire al linguaggio il suo potere di incidere, se non nel mondo, almeno nel linguaggio poetico italiano. E forse è proprio questa, nel pieno della nostra quarta rivoluzione post-industriale e antropologica, la sua più urgente attualità.
*
Biagio Cepollaro, poeta, critico letterario e artista visivo, è nato a Napoli nel 1959, vive a Milano. È stato co-fondatore della rivista Baldus (1990-1996), promotore del Gruppo 93 e, tra i primi in Italia, a produrre edizioni online di poesia. Dal 2016 dirige la collana di poesia Autoriale delle edizioni Dot.com Press con il relativo e omonimo blog all’indirizzo https://autoriale.wordpress.com/ Il suo percorso è tratteggiato su il Verri, n. 39, 2009; pagg.78-81.
Poesia:
Le parole di Eliodora, prefazione di Carlo Villa, Forum/Quinta Generazione, 1984.
La trilogia De requie et Natura:
Scribeide, prefazione di Romano Luperini, Piero Manni, 1993;
Luna persciente, prefazione di Guido Guglielmi, Carlo Mancosu, 1993
Fabrica, prefazione di Giuliano Mesa, Zona Editrice, 2002.
Versi nuovi, prefazione di Giuliano Mesa, Oedipus Edizioni , 2004.
Lavoro da fare, postfazione di Florinda Fusco, e-book, 2006.
Lavoro da fare, postfazione di Andrea Inglese, Dot.com Press, 2017
Le Qualità, La Camera verde, Roma, 2012
La curva del giorno, L’arcolaio, Forlì, 2014
Antologie
Poesia italiana della contraddizione, a cura di Franco Cavallo e Mario Lunetta. Newton-Compton, 1989;
I° Quaderno d’Invarianti, a cura di Giorgio Patrizi,Antonio Pellicani editore,1989
Di poesia nuova ’89. Proposte cinque, Piero Manni editore,1990.
Gruppo 93, Le tendenze attuali della poesia e della narrativa, Pieri Manni editore, 1993.
63/93 Trent’anni di ricerca letteraria, Elytra Edizioni, 1993
Poesia e realtà, a cura di Giancarlo Majorino, Tropea, 2000;
Akusma, forme della poesia contemporanea, Metauro edizioni,2000
Leggere variazioni di rotta, a cura di Liberinversi, Le voci della luna, 2008;
Gruppo 93, L’antologia poetica, a cura di Angelo Petrella,Zona editore, 2010.
The Promised Land, Italian Poetry after 1975 a cura di Luigi Ballerini e Paul Vangelisti, Sun&Moon Classics, Los Angeles, 1999;
Twentieth-Century, Italian Poetry, Toronto University of Toronto Press, 1993;
Italian Poetry, 1950-1990, Dante University Press, Boston, 1996;
Chijô no utagoe – Il coro temporaneo, a cura di Andrea Raos, traduzione di Andrea Raos e Tarô Okamoto, Shichôsha, Tokyo, 2001;
Nouveaux poètes italiens, a cura di Andrea Raos, in «Action Poétique», n. 177, settembre 2004;
Chicago Review, n.56, New italian writing,2011.
InVerse 2014-2015, Italian Poets in translation, John Cabot University Press
Prosa
La notte dei botti, romanzo. Miraggi edizioni,Torino, 2018
Interventi critico-teorici:
Oltre al lavoro redazionale nelle riviste Symbola, Altri Termini ,Baldus (dove ha elaborato la nozione di postmoderno critico) e Campo, ha curato con Michele Sovente l’antologia Poesia in Campania, Foruum /Quinta Generazione, Forlì 1990. È stato consulente della X edizione di Milanopoesia nel ’92 e delle due edizioni di Mondopoesia e Mondogiovani (‘93-‘ 94). E’ intervenuto con l’esposizione di un testo poetico in una sezione della XVII edizione della Triennale di Milano ed ha partecipato a varie trasmissioni radiofoniche (RAI-3 Suite; Radio Svizzera) e televisive (RAI 2, Serata contro i razzismi e RAI Educational, L’ombelico del mondo, La Storia, in Enciclopedia multimediale delle lettere, 2ooo). Nel 2004 ha raccolto, in e-book, una selezione di saggi Perchè i poeti? (1986-2001). Nel 2007 ha raccolto in Incontri con la poesia. Quattro anni di critica on line (2003-2007), Poesia Italiana E-book, le recenti letture critiche di testi poetici. Nel 2005 ha raccolto alcune riflessioni in Blogpensieri, V supplemento a Poesia da fare e nel 2006 ha avviato una riflessione sulla critica con Note per una Critica futura, Poesia Italiana E-book. Questi due testi sono usciti poi in Atelier, Numero 46, giugno 2007. Scritti critici sulla sua opera (1984-2005) sono stati raccolti da Giorgio Mascitelli in Biagio Cepollaro e la Critica, Poesia italiana E-book, 2005.
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