Reduce dalla Notte degli Oscar, aprirei questo nuovo capitolo con qualche breve considerazione sulla premiazione che si è conclusa qualche ora fa. Innanzitutto molto gradita la partenza a mezzanotte invece che alle 2, come è sempre stato in passato. Forse si è persa la magia di passare la notte in piedi, ma il mio stato psicofisico ringrazia. Una bella notizia: Hayao Miyazaki ha vinto il suo secondo Oscar e non era proprio scontato. Meritatissimo l’Oscar alla sceneggiatura originale di Anatomia di una Caduta, la Francia (che non vince Oscar per miglior film straniero dal 1993!) ha perso un’occasione enorme non selezionando il film di Justine Triet come “portabandiera”. Molto bella la scelta di presentare i premi agli attori e alle attrici, introducendo le nominations con cinque interpreti che avevano già vinto il premio in passato (molto divertente, in particolare, il siparietto tra Nicolas Cage e Paul Giamatti). Ogni anno, se si è fortunati, c’è un momento “sveglia”, che ci permette di riprendersi da eventuali colpi di sonno. Quest’anno ringraziamo Ryan Gosling per la grande performance di I’m Just Ken, che ha fatto cantare tutti, portando addirittura sul palco Slash e la sua chitarra (momento clamoroso, qui il video). Wes Anderson vince il suo primo Oscar (per il miglior cortometraggio) ma non si presenta a ricevere il premio. Un po’ indietro nei pronostici della vigilia, Emma Stone vince meritatamente il suo secondo Oscar per la pazzesca interpretazione di Bella Baxter in Povere Creature!. Come previsto, Oppenheimer acchiappa tutto: 7 Oscar, tra cui film e regia, oltre al marchio di Nolan sull’edizione 2024. Scorsese, nonostante le dieci nomination, resta a secco. Va detto che quest’anno la concorrenza è stata atroce, se il suo film fosse capitato nell’anno in cui vinse CODA, Killers of the Flowers Moon sarebbe forse stato il film più premiato della storia degli Oscar! Un piccolo appunto sul momento In Memoriam: un balletto assolutamente non necessario (oltre alla combo Bocelli senior e junior) ha costretto la regia a riprendere la galleria con i faithful departed soltanto nello schermo alle spalle del palco, togliendo pathos ed emozione a quello che notoriamente è uno dei momenti più emozionanti della serata, quest’anno però molto deludente.
Detto ciò, passiamo ai film visti nell’ultimo periodo, che non sono pochi…
Estranei (2023): Una delle sorprese della stagione cinematografica, il film di Andrew Haigh si pone su due piani: dal lato prettamente tecnico, è un ottimo film, ben girato, splendidamente interpretato e con una colonna sonora eccezionale e mai troppo invadente. Dal punto di vista narrativo, ho amato molto il discorso sulle assenze che plasmano la nostra vita: Andrew Scott vive in un condominio alla periferia di Londra dove l’unico altro inquilino sembra essere Paul Mescal. Mentre i due cominciano una relazione, il protagonista ha diversi incontri con i fantasmi dei suoi genitori, entrambi scomparsi in un incidente quando lui era ancora un bambino. Devo ammettere che l’elemento fantastico non è proprio la mia tazza di tè, come direbbero oltreoceano e il finale, che in tanti hanno trovato splendido (beati loro che sono riusciti ad abbracciarlo), l’ho trovato purtroppo un po’ telefonato e piuttosto forzato, nonostante metta in moto una forte potenza emotiva. Sicuramente un bel film, ma non fa per me.
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Distretto 13 (1976): Era da tempo che non mi divertivo così. Ho trovato questo film di John Carpenter su Prime e, non conoscendolo, ho deciso di dargli una chance. Una gang di spietati criminali assalta una stazione di polizia, in disuso solo da poche ore, per vendicare l’uccisione del suo capo. All’interno dell’edificio c’è un capitano, un paio di condannati e del personale amministrativo, tutti uniti per fronteggiare l’assalto. Un Dollaro d’Onore incontra George Romero, visto che tra i criminali e gli zombi che attaccano la casa de La Notte dei Morti Viventi ci sono davvero parecchie similitudini. Personaggi strepitosi, tra tutti spicca il Napoleon Wilson di Darwin Joston e la splendida Laurie Zimmer, nell’unico film interpretato in carriera (a parte un corto, un tv-movie e altre cose di questo genere). Il perfetto film Anni 70 per una serata di puro intrattenimento.
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Italianamerican (1974): Una cosa è certa. Se amiamo il cinema è perché amiamo farci raccontare storie. E quali storie sono più belle delle storie di famiglia? Tutti abbiamo ascoltato i nostri genitori e i nostri nonni raccontarci aneddoti del passato, ma penso che nessuno si sia messo in casa con una macchina da presa a filmare sua madre che prepara il sugo e racconta di quando i suoi genitori sono partiti dalla Sicilia per attraversare l’oceano e finire a New York. Lo ha fatto Martin Scorsese, che ha filmato mamma e papà, facendosi raccontare a tavola un po’ di storie dei suoi nonni. Irresistibile nella sua straordinaria semplicità.
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Zodiac (2007): Ogni volta che mi trovo in tv questo capolavoro di David Fincher, penso sempre: “vedo questa scena e poi vado a dormire”. Era già mezzanotte quando è cominciato e ho pensato “vedo questa scena e poi vado a dormire” praticamente in ogni sequenza. Alla fine sono andato a dormire alle 3 del mattino, ma ne è valsa la pena. Inutile dire altro, è un film che amo moltissimo e di cui ho già parlato parecchio in passato.
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Povere Creature! (2023): A gennaio, durante la proiezione stampa, restai terribilmente deluso dal fatto che avessero proiettato il film doppiato, privando la critica della possibilità di godere appieno di un’interpretazione straordinaria che ieri sera ha dato il secondo Oscar a Emma Stone (sì, ok, la critica se l’era già goduta a Venezia, ma insisto nel ritenerla una scelta senza senso). Proprio per questo motivo, ho deciso di rivedere il film in lingua originale e devo dire che, al di là delle recitazioni, me lo sono goduto veramente di più (anche perché quando mi ricapita di sentire Emma Stone che parla con un formidabile accento britannico?). Del film in sé ne ho parlato già abbastanza nella recensione, non ho altro da aggiungere vostro onore.
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Lady Bird (2017): Credo che sia la terza o quarta volta che vedo l’esordio dietro la macchina da presa di Greta Gerwig e ogni volta mi piace un po’ più rispetto alla visione precedente. Una ragazza di Sacramento, con un rapporto un po’ conflittuale con la madre, si sta per diplomare e sogna di essere scelta in un college di New York, nonostante le difficoltà finanziarie della famiglia dovrebbero far propendere per la scelta più economica di un college vicino casa. C’è tanta leggerezza adolescenziale, i primi amori, le amicizie con le loro fascinazioni e le loro incomprensioni, l’ambizione e il sogno di una vita più grande di quella a cui sembri destinato. In quest’ottica, l’ho sempre ritenuto una sorta di prequel ideale del meraviglioso Frances Ha (scritto e interpretato proprio da Greta Gerwig). Sempre bello avere film come questo che ti ronzano intorno nella vita: lo trovate su Prime.
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Antipop (2024): Documentario diretto da Jacopo Farina in cui il musicista Cosmo, che onestamente non conoscevo, racconta la sua storia. Interessante per alcuni versi, soprattutto quando sfiora le tematiche da coming of age e approfondisce la bellezza dello stare in comitiva all’interno di un ambiente sociale desolato e desolante. Come spesso accade quando si racconta la storia di un artista (che sia biopic o documentario), è sempre più coinvolgente la parte in cui i protagonisti sono ancora sconosciuti rispetto a quella in cui ormai sono artisti affermati. Non male, con alcuni pezzi indie rock notevoli (prima della svolta elettronica). Lo trovate su Mubi.
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May December (2023): Il nuovo film di Todd Haynes arriverà nelle sale italiane a fine marzo e, in seguito, dovrebbe approdare su Netflix. Persona di Bergman flirta con Eva contro Eva, in un thriller psicologico dal forte sapore europeo, con l’attrice Natalie Portman che passa alcuni giorni a stretto contatto con l’ex detenuta Julianne Moore, per scoprire piccole sfumature sul suo personaggio, il cui ruolo dovrà interpretare in un film in fase di produzione. Non è uno di quei film che ti porti appresso per giorni e giorni, ma parliamo sicuramente di un’opera molto bella (ispirata ad una vicenda realmente accaduta), piena di ambiguità, con la costante sensazione che in ogni scena stia per succedere qualcosa di grosso. Gara di bravura tra le due attrici, da vedere (qui la recensione completa).
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Scherzi del Cuore (1998): Le bizzarre strade del cinema. Succede che, parlando di calcio con un amico, esca fuori un discorso sui procuratori, si parla di quanto gli agenti facciano male allo sport ed esce fuori il nome di Bob Sugar, detestabile personaggio del bellissimo Jerry Maguire. Bob Sugar è interpretato da Jay Mohr, per cui l’amico mi dice che era anche nel cast di questo film anni 90, che non avevo mai sentito. Va dunque a finire che la sera stessa me lo guardo: commedia romantica corale in cui si intrecciano le vicende sentimentali di diversi personaggi, tutti collegati tra loro, in una sorta di Love Actually ante litteram. Il cast è un’incredibile collezione di volti celebri: Angelina Jolie, Sean Connery, Gillian Anderson, Ryan Phillippe, Dennis Quaid, Gena Rowlands, Ellen Burstyn, Madeleine Stowe, Patricia Clarkson e addirittura Michael Emerson (il Benjamin Linus di Lost, se ve lo ricordate). Il film è carino, anche se non è invecchiato benissimo. Lo trovate su Prime.
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https://unavitadacinefilo.com/2024/03/11/capitolo-372-oscar-e-altre-arguzie/
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