Corriere, un editoriale interessante per quanto attenti a non schierarsi in modo definitivo:
“«Il mondo in fiamme e il nostro ruolo»
di Luciano Fontana
«Non riusciremo mai a rassegnarci al nuovo mondo popolato da #autocrati e apparati statali che massacrano i propri cittadini, ma anche sempre più affollato da leader di Paesi democratici che considerano la guerra «normale». Un’opzione che si introduce tranquillamente per risolvere i conflitti e regolare vecchi e nuovi conti. Il linguaggio pubblico è dominato da parole e frasi come «guerrieri», «massacri», «operazioni chirurgiche», «li stiamo facendo a pezzi». Non si pensa minimamente che dietro tutto questo ci sono morti, devastazioni, odi che si depositeranno per sempre. Le conseguenze tragiche sembrano diventate un aspetto irrilevante.
Perché è esplosa questa nuova guerra? È un interrogativo che possiamo porci con serietà perché non c’è stato un momento in cui il Corriere della Sera non abbia raccontato e combattuto un regime repressivo come quello degli #ayatollah. Siamo stati al fianco delle migliaia di ragazzi e ragazze che invocavano la libertà, protestavano per i loro diritti e venivano uccisi e incarcerati dai pasdaran. Nessuno rimpiangerà Khamenei e i suoi brutali compagni. Il popolo iraniano merita un futuro diverso da quello che gli stanno riservando gli eredi della rivoluzione islamista del 1979.
Non possiamo tuttavia sfuggire alla domanda se questo sia davvero l’obiettivo della guerra decisa da #Netanyahu e Trump. La spiegazione delle motivazioni cambia, infatti, giorno per giorno. C’era davvero un pericolo immediato a cui si doveva reagire? Nessuno ha fornito le prove. Davvero era ripartito il programma nucleare? La sua distruzione era stata proclamata dopo gli attacchi dell’estate scorsa. E veramente l’instaurazione di una democrazia a #Teheran, il «cambio di regime», è il progetto finale di questa azione militare? Oppure si spera che, stremati dai bombardamenti, i capi iraniani si pieghino e vengano a patti con la superpotenza americana?
La decisione solitaria di Trump e Netanyahu (gli alleati non sono stati neppure informati) ha gettato noi europei nel pieno di un nuovo conflitto armato. L’allargamento a tanti altri Paesi non è un pericolo ma una realtà. La «strategia del caos», con cui l’Iran sta reagendo, ha provocato una nuova guerra del Golfo che colpisce interessi strategici ed economici decisivi. Parliamo di un conflitto alle nostre porte, in cui saremo trascinati senza che siano stati chiariti la necessità e l’approdo finale.
Europa e Stati Uniti sono ormai due entità che faticano a definirsi alleati. Trump e i suoi seguaci usano espressioni al limite del disprezzo. Gli interessi stanno divergendo sempre di più.
(Solite chiacchiere sull’Europa…)
Un modello in cui democrazia, apertura, diritti e dialogo siano pilastri indiscutibili. La deriva della logica di potenza «non è inevitabile, non rassegniamoci», ci ha esortato nei giorni scorsi il presidente della Repubblica Sergio #Mattarella. È un dovere contrastarla anche per chi fa informazione. In particolare, per il Corriere della Sera che oggi festeggia un compleanno importantissimo, i suoi 150 anni”.
Poi continua molto con il racconto di quant’è bello avere 150 anni. Le solite cose.
“«Il mondo in fiamme e il nostro ruolo»
di Luciano Fontana
«Non riusciremo mai a rassegnarci al nuovo mondo popolato da #autocrati e apparati statali che massacrano i propri cittadini, ma anche sempre più affollato da leader di Paesi democratici che considerano la guerra «normale». Un’opzione che si introduce tranquillamente per risolvere i conflitti e regolare vecchi e nuovi conti. Il linguaggio pubblico è dominato da parole e frasi come «guerrieri», «massacri», «operazioni chirurgiche», «li stiamo facendo a pezzi». Non si pensa minimamente che dietro tutto questo ci sono morti, devastazioni, odi che si depositeranno per sempre. Le conseguenze tragiche sembrano diventate un aspetto irrilevante.
Perché è esplosa questa nuova guerra? È un interrogativo che possiamo porci con serietà perché non c’è stato un momento in cui il Corriere della Sera non abbia raccontato e combattuto un regime repressivo come quello degli #ayatollah. Siamo stati al fianco delle migliaia di ragazzi e ragazze che invocavano la libertà, protestavano per i loro diritti e venivano uccisi e incarcerati dai pasdaran. Nessuno rimpiangerà Khamenei e i suoi brutali compagni. Il popolo iraniano merita un futuro diverso da quello che gli stanno riservando gli eredi della rivoluzione islamista del 1979.
Non possiamo tuttavia sfuggire alla domanda se questo sia davvero l’obiettivo della guerra decisa da #Netanyahu e Trump. La spiegazione delle motivazioni cambia, infatti, giorno per giorno. C’era davvero un pericolo immediato a cui si doveva reagire? Nessuno ha fornito le prove. Davvero era ripartito il programma nucleare? La sua distruzione era stata proclamata dopo gli attacchi dell’estate scorsa. E veramente l’instaurazione di una democrazia a #Teheran, il «cambio di regime», è il progetto finale di questa azione militare? Oppure si spera che, stremati dai bombardamenti, i capi iraniani si pieghino e vengano a patti con la superpotenza americana?
La decisione solitaria di Trump e Netanyahu (gli alleati non sono stati neppure informati) ha gettato noi europei nel pieno di un nuovo conflitto armato. L’allargamento a tanti altri Paesi non è un pericolo ma una realtà. La «strategia del caos», con cui l’Iran sta reagendo, ha provocato una nuova guerra del Golfo che colpisce interessi strategici ed economici decisivi. Parliamo di un conflitto alle nostre porte, in cui saremo trascinati senza che siano stati chiariti la necessità e l’approdo finale.
Europa e Stati Uniti sono ormai due entità che faticano a definirsi alleati. Trump e i suoi seguaci usano espressioni al limite del disprezzo. Gli interessi stanno divergendo sempre di più.
(Solite chiacchiere sull’Europa…)
Un modello in cui democrazia, apertura, diritti e dialogo siano pilastri indiscutibili. La deriva della logica di potenza «non è inevitabile, non rassegniamoci», ci ha esortato nei giorni scorsi il presidente della Repubblica Sergio #Mattarella. È un dovere contrastarla anche per chi fa informazione. In particolare, per il Corriere della Sera che oggi festeggia un compleanno importantissimo, i suoi 150 anni”.
Poi continua molto con il racconto di quant’è bello avere 150 anni. Le solite cose.