https://rizomatica.noblogs.org/2020/10/parretti-necessita-della-diminuzione-dellorario-di-lavoro/Necessità della diminuzione dell’orario di lavoro
Le società più sviluppate si trovano di fronte le conseguenze di due dinamiche distinte:
lo sviluppo economico capitalista e
lo sviluppo dei bisogni umani.
Osserviamo le due dinamiche:
Esiste un processo per cui parte delle merci prodotte vanno ad aumentare il capitale esistente e questo permette, a sua volta, di produrre una maggiore quantità di merci.
Inoltre parte del lavoro sociale è dedicato a sviluppare conoscenze e tecniche che determinano una continua crescita della produttività e quindi la società è capace di produrre con la stessa quantità di capitale una maggiore quantità di merci.
Tale crescita della produttività dipende dalle risorse, ad essa dedicate, ma soprattutto dal livello di istruzione dei lavoratori stessi.
Quando questo aumento della produttività induce, a sua volta, una crescita dell’istruzione, il suo ritmo di crescita diventa esponenziale(1).
Allora, se questa capacità di produrre, a parità di capitale e lavoro, un valore sempre maggiore, non è accompagnata dalla crescita, nella stessa percentuale, di reddito speso per la soddisfazione dei bisogni, la crescita del capitale diventa impossibile perché il capitale esistente già sarebbe sufficiente a produrre più di quanto richiesto ed il capitale aggiuntivo diventerebbe inutile.
Da questo deriverebbe l’impossibilità di accumulazione del capitale e dei profitti e quindi la crisi del capitalismo.
Allora, la crescita del reddito, proporzioneale alla crescita della produttività, della maggioranza dei membri della società, cioè dei lavoratori, diventa la condizione necessaria al funzionamento stesso del sistema economico.
Esiste un’altra dinamica sociale, simultanea ed indipendente da quella appena descritta, per cui, man mano che le persone riescono a soddisfare i loro bisogni, cioè ad avere un reddito che permetta loro di acquistare i beni ed i servizi necessari a soddisfarli, maturano nuovi bisogni, la cui soddisfazione richiede un reddito sempre maggiore. Quindi una crescita del reddito determina una crescita dei bisogni, la cui soddisfazione implica, a sua volta, la necessità della crescita del reddito da spendere per la loro soddisfazione.
Ma quando le persone sono riuscite a soddisfare i loro bisogni primari, cioè quelli definiti dall’apparato sensoriale e pulsionale umano, geneticamente determinato, maturano nuovi bisogni in modo più lento per due ragioni:
1) una di natura economica: prima di spendere totalmente un maggiore reddito disponibile, le persone tendono a mantenerne una parte in forma precauzionale, come assicurazione contro possibili eventi negativi, che possano rendere insicura la soddisfazione futura dei bisogni primari. Ciò implica che la crescita di nuovi bisogni e la loro soddisfazione tende ad essere minore della crescita del loro reddito e quindi una parte sempre maggiore del reddito aggiuntivo viene risparmiata e la propensione marginale al consumo diminuisce al crescere del ritmo di crescita del reddito.
2) un’altra di natura psicologica: le persone devono prima osservare e sperimentare che esiste un modo più conveniente per soddisfare i bisogni preesistenti o un modo di soddisfare dei bisogni, prima non soddisfatti, e solo allora riescono a cambiare i propri comportamenti.
In altri termini, i nuovi bisogni emergono quando le persone intravedono la possibilità di soddisfarli e nuove forme di soddisfazione di bisogni già esistenti vengono adottate solo quando intravedono la convenienza di adottare i nuovi comportamenti, che le nuove forme di soddisfazione comportano.
Questo implica che, per far emergere nuovi bisogni ed introdurre nuovi soddisfattori, è necessaria un’attività di promozione degli stessi, altrimenti il processo di sviluppo e soddisfazione dei bisogni diventa estremamente lento.
Queste due dinamiche determinano un fenomeno paradossale, un aumento dei bisogni minore dell’aumento della capacità di soddisfarli(2)....
(continua)#
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