e il signor Loplop mi teneva per mano

Natura morta
Il grappolo d’uva ha l’aspetto
d’un grosso rettile, qualche spaventosa
lucertola della nuova Oceania.
E sono le pesche corpi di donna
e il piatto un lago.
E vedi questo ammasso immobile
di bestie,
e “Io sarò l’Africa”
canta la radio.
Incontriamoci,
uno di questi giorni.

Avec Mr. Loplop
Un giorno andando con Max Ernst
su per le strade dell’intiera città
vidi la Luna, gialla come una ciambella,
e con un buco in mezzo, e avevo
voglia di mangiarne una fetta, come una ciambella.
E pensavo: “Oh, dolce Max,
dal cuore a forma di gatto in gabbia,
dalla testa d’uccello, dai passi
felpati, oh, tenero Max”,
e il signor Loplop mi teneva per mano.

Oppure, viceversa
I futuristi crearono poemi aeroplano, poemi luce elettrica,
poemi a scaglie e a nodi,
e così furono balzi, artigli ed improvvisi voli
con un mare obliquo e color ventre di luna
(un azzurro molle, caldo e freddo, duro)
su cui rimbalzavano le ruote, i revolver, gli ice-creams,
i cappelli. Il viaggio fu maestoso; d’un rumore incessante
e frangente. «Io scrivo poemi col cartone e con le piume».
«Io con stelle di mare e trasparenti mani».

Marco Innocenti, La passeggiata avventurosa (esercizi di scrittura automatica e altre cose similari), lepómene editore, Sanremo, 2025

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