Il sentiero serpeggia tra colline bruciate dal sole. Tahvo rompe il silenzio cupo.
«Un alchimista che distilla Olio di Oblio... all'Accademia solo uno studiava quelle arti proibite. Kael. Fu espulso vent'anni fa».
«Perché?» chiede Nea.
«Voleva controllare le menti. Diceva che il libero arbitrio era un difetto da correggere».
Jaana rabbrividisce: «Un uomo così potrebbe manipolare un re».
La maschera di ferro. Il fratello cambiato. I pezzi iniziano a combaciare.
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Prima di partire, Tahvo raduna gli abitanti presso il pozzo.
«Questo», dice mostrando una pietra azzurra, «è Quarzo Vigile. Cambierà colore se l'acqua viene contaminata». La depone sul fondo del pozzo.
Nea insegna a costruire coperture: «Proteggete la fonte».
Retu benedice la pietra con parole antiche. Jaana stringe la mano dell'anziano: «Ora sapete difendervi».
Valera non sarà più indifesa.
Le Zanne riprendono la strada.
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«Chi ha fatto questo?» chiede Jaana agli abitanti risvegliati.
Volti confusi si scambiano sguardi. «Non ricordiamo... tutto è nebbia», mormora un anziano.
Una ragazza esita: «C'era un uomo. Veniva da fuori, vestito di nero. Portava fiale e ampolle. Disse che purificava l'acqua per ordine del Re».
«Il suo volto?» incalza Leevi.
«Incappucciato. Ma le mani... macchiate di sostanze scure. E l'odore... metallico, dolciastro».
Un alchimista oscuro.
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«Serve la Lacrima di Luna», dice Tahvo frugando nella bisaccia. «Distillato di rugiada e argento. Annulla veleni alchemici».
Versa il liquido argenteo nel pozzo. L'acqua ribolle, fuma, poi si schiarisce cristallina.
Uno a uno, gli abitanti bevono. I loro occhi si rianimano, le voci tornano. Piangono, ridono, si abbracciano.
«Chi eravamo?» chiede una donna.
«Chi siete sempre stati», risponde Retu dolcemente.
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Tahvo osserva l'acqua contaminata, mani tremanti.
«L'Olio di Oblio fu bandito cent'anni fa. Richiede lacrime di disperati, cenere di ricordi, radici di terre maledette. Chi lo distilla rinuncia all'umanità».
Jaana stringe i pugni: «Mio fratello non conosce quest'arte. Qualcuno la usa per lui. O su di lui».
Un burattinaio nell'ombra.
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Valera appare all'alba. Case intatte, ma gli abitanti camminano come sonnambuli. Occhi vitrei, gesti meccanici.
Tahvo annusa il pozzo, impallidisce: «Olio di Oblio. Alchimia oscura che spegne la volontà. Hanno avvelenato la fonte».
«Il Re non farebbe mai...» inizia Leevi.
«Il Re che conoscevamo, no», risponde Jaana, gelida.
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Leevi osserva Jaana assorta nelle stelle, vede le lacrime non versate. Si avvicina con passo lieve.
«Anche chi fu gentile può perdersi», dice piano. «Ma tu non ti arrenderai. Per questo ti seguo».
Jaana si volta. Per un attimo i loro sguardi si incrociano, qualcosa di inespresso vibra nell'aria.
«Grazie», sussurra lei, ignara del cuore che batte forte accanto al suo.
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Jaana guarda il cielo e il passato la assale.
«Un re deve essere come le stelle: guidare senza accecare», diceva lui. Leggeva ai malati, rideva coi bambini.
Ora quelle mani firmano condanne. Quella voce, filtrata dal ferro, pronuncia crudeltà.
«Cosa ti hanno fatto?» sussurra alla notte.
Il ricordo brucia.
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Luna sul sentiero. Tahvo rompe il silenzio: «Tre villaggi devastati da decreti assurdi. Non è follia ordinaria».
Jaana stringe i pugni. «Mio fratello amava il popolo. Qualcosa lo ha cambiato».
«La maschera», mormora Retu. «La indossò dopo l'incoronazione. Nessuno ha più visto il suo volto».
Il vento porta odore metallico. Alchemico.
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Leevi solleva travi impossibili. Ex capitano, costruisce difese che reggeranno.
Retu siede coi bambini: «Anche la quercia fu ghianda. Crescerete».
Al tramonto tre case sono riparate. Nea insegna, Tahvo lascia medicine.
«Tornate», sussurra una vecchia.
«Torneremo», promette Jaana.
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