Presentazione "Orizzontale e verticale. Le figure del potere" con l'autore Stefano Boni

Da secoli ormai «orizzontale» e «verticale» non sono più due semplici concetti geometrici ma gli assi portanti su cui è costruito il nostro immaginario sociale, gli assetti spaziali che ordinano ed esplicitano le relazioni di potere, configurando quelle geometrie umane che stabiliscono il posto di ciascuno all'interno della collettività. Lo spazio è una dimensione cognitiva imprescindibile. Non è dunque casuale che le raffigurazioni spaziali siano quelle che rendono immediatamente leggibile la soggiacente struttura di potere. Come testimonia una vastissima iconografia, la disposizione dei corpi nello spazio – al centro o ai margini, in alto o in basso, in grande o in piccolo – permette infatti di cogliere in tutta la loro evidenza le relazioni sociali proprie di un dato contesto. Ed è grazie al suo sguardo di antropologo che Boni ha potuto costruire questo originale percorso visivo che individua, nel tempo e nello spazio, le multiformi figure assunte da un potere a vocazione gerarchica e da un principio egualitario propenso invece alla circolarità. Così, attraverso un'analisi delle posture corporali, delle coreografie rituali, delle strutture architettoniche e dei tanti dispositivi associati alle posizioni apicali, si delinea un'inedita storia di quella contrapposizione tra alto e basso che attraversa tanto la modernità quanto l'etnografia classica, per riproporsi intatta oggi nell'inesausta tensione tra l'orizzontalità sperimentata dai nuovi movimenti sociali e l'iper-verticalità che connota i poteri globali, finanza in testa. Ne parleremo con l'autore Stefano Boni

Balotta

Presentazione "Orizzontale e verticale. Le figure del potere" con l'autore Stefano Boni

Fondo Comini, sabato 7 febbraio alle ore 18:00 CET

Da secoli ormai «orizzontale» e «verticale» non sono più due semplici concetti geometrici ma gli assi portanti su cui è costruito il nostro immaginario sociale, gli assetti spaziali che ordinano ed esplicitano le relazioni di potere, configurando quelle geometrie umane che stabiliscono il posto di ciascuno all'interno della collettività.

Lo spazio è una dimensione cognitiva imprescindibile. Non è dunque casuale che le raffigurazioni spaziali siano quelle che rendono immediatamente leggibile la soggiacente struttura di potere. Come testimonia una vastissima iconografia, la disposizione dei corpi nello spazio – al centro o ai margini, in alto o in basso, in grande o in piccolo – permette infatti di cogliere in tutta la loro evidenza le relazioni sociali proprie di un dato contesto. Ed è grazie al suo sguardo di antropologo che Boni ha potuto costruire questo originale percorso visivo che individua, nel tempo e nello spazio, le multiformi figure assunte da un potere a vocazione gerarchica e da un principio egualitario propenso invece alla circolarità. Così, attraverso un'analisi delle posture corporali, delle coreografie rituali, delle strutture architettoniche e dei tanti dispositivi associati alle posizioni apicali, si delinea un'inedita storia di quella contrapposizione tra alto e basso che attraversa tanto la modernità quanto l'etnografia classica, per riproporsi intatta oggi nell'inesausta tensione tra l'orizzontalità sperimentata dai nuovi movimenti sociali e l'iper-verticalità che connota i poteri globali, finanza in testa.

Ne parleremo con l'autore Stefano Boni

https://balotta.org/event/presentazione-orizzontale-e-verticale-le-figure-del-potere-con-lautore-stefano-boni

Biocentrismo e crisi ambientale: In difesa della natura selvaggia di Marco Sioli

Indice dei contenuti

Toggle

In difesa della natura selvaggia Marco Sioli saggio Elèuthera Agosto 2025 160 https://www.eleuthera.it/scheda_libro.php?idlib=617

​In difesa della natura selvaggia di Marco Sioli è un saggio fondamentale e urgente, che traccia la storia del concetto di wilderness americana per riflettere sulla crisi ecologica contemporanea.​ Il libro analizza la nascita dell’ambientalismo attraverso figure chiave come John Muir, Aldo Leopold e Henry David Thoreau, mostrando il conflitto tra protezionismo biocentrico (la natura ha valore intrinseco) e antropocentrismo (la natura come risorsa).

L’evoluzione di un’idea selvaggia

L’etimologia del conflitto: dal deserto sacro alla minaccia

In difesa della natura selvaggia di Marco Sioli (Elèuthera) non è una semplice ricostruzione storica, ma un viaggio attraverso l’evoluzione della Wilderness: da spazio geografico a campo di battaglia culturale e politico. La tesi del libro è netta: la “natura selvaggia” non è una realtà fissa, ma un’idea in continuo mutamento, una costruzione culturale che ogni epoca ha interpretato secondo le proprie paure e le proprie visioni del mondo.

In origine, wilderness evocava il deserto sacro, un luogo ostile e caotico, spesso associato al male, all’ordine “selvaggio” da domare. L’antropocentrismo ne fece un territorio da conquistare, più che da comprendere. A dominare era la paura del non controllato.

Con il trascendentalismo questa percezione si ribalta. In Henry David Thoreau la wilderness diventa un santuario morale, la fonte di una verità più profonda. John Muir, padre del protezionismo americano, porta questa intuizione alle estreme conseguenze, affermando il valore intrinseco degli ecosistemi. Celebre la sua frase:

“Migliaia di persone stanche, nervose e troppo civilizzate stanno cominciando a scoprire che andare sui monti è tornare a casa… la natura selvaggia è una necessità.”

Oggi, nella crisi ecologica globale, la wilderness non è più percepita come minaccia, ma come ciò che rischia di scomparire sotto la pressione del capitalismo estrattivo. Sioli utilizza questa evoluzione semantica per mostrare come la wilderness sia un campo di tensione: tra chi la vede come comunità vivente e chi come deposito di risorse.

Le colonne dell’ambientalismo americano

Il saggio ruota attorno a quattro figure monumentali che hanno fondato l’ambientalismo statunitense, integrando filosofia, politica e paesaggio.

Henry David Thoreau è la radice filosofica. L’esperienza di Walden e la vita semplice diventano un esercizio morale: “in wildness is the preservation of the world”. La wilderness è soprattutto un luogo interiore.

Frederick Law Olmsted, celebre per Central Park, introduce la dimensione sociale: la natura come bene comune. Per lui, gli spazi verdi devono essere accessibili a tutti e svolgere una funzione democratica. Nel suo rapporto su Yosemite (1865) denuncia il rischio della privatizzazione e difende l’integrità degli ecosistemi come condizione per la salute collettiva.

John Muir, fondatore del Sierra Club, è la voce spirituale e radicale del protezionismo. Difende Yosemite e le aree selvagge non in nome dell’utilità, ma perché esistono. Un biocentrismo netto, che vede gli ecosistemi come comunità interdipendenti dotate di pari dignità.

Aldo Leopold, con A Sand County Almanac, porta questo pensiero a maturazione etica. La sua Land Ethic estende la nozione di comunità includendo suoli, acque, piante e animali. Non più uomo contro natura, ma uomo dentro la natura. È il ponte tra protezionismo e ecologia moderna.

Queste quattro visioni, pur diverse, costruiscono l’ossatura dell’ambientalismo contemporaneo.

Olmsted e il diritto al godimento popolare

Olmsted porta nella storia dell’ambientalismo un’idea rivoluzionaria: la natura come diritto sociale. Central Park non è un’opera estetica, ma un progetto politico. In una società industriale sempre più alienata, gli spazi verdi diventano luoghi di cura, uguaglianza, riequilibrio.

Nel suo rapporto su Yosemite, Olmsted non difende solo la bellezza del paesaggio, ma il suo ruolo ecologico: la tutela delle sorgenti, delle foreste, dei corsi d’acqua. Comprende che il paesaggio naturale è una struttura fragile e interdipendente. La sua visione anticipa l’idea della wilderness come bene comune: non un lusso, ma una forma di giustizia.

L’Orso e l’etica della coesistenza in Italia

La controversia italiana sugli orsi è la prova più immediata della distanza tra la visione biocentrica di Muir e Leopold e l’antropocentrismo politico attuale. Muir vedeva negli orsi creature da trattare con rispetto, “giardinieri” dei boschi; ricordava che l’uomo è spesso “il loro più grande nemico”.

Oggi, invece, la risposta istituzionale a incidenti con la fauna selvatica consiste spesso nell’abbattimento dell’animale, come se l’istinto naturale fosse un crimine. Si punisce la natura quando non si conforma alle regole umane. È il contrario della Land Ethic, che vede nell’interdipendenza il fondamento della convivenza.

Il problema non è la sicurezza, ma l’educazione ambientale. Senza consapevolezza dei diritti degli animali e dei limiti umani, la coesistenza è impossibile. Ci muoviamo nei boschi come se fossero parchi giochi, ignorando le responsabilità che comporta entrare nel territorio dell’altro. La politica, invece di educare, usa la paura come leva propagandistica.

La wilderness come specchio della crisi globale

Dalla foresta alla città: la wilderness interiore

Se i grandi parchi americani sono lontani o compromessi, la domanda è: dove si colloca oggi la wilderness? Sioli risponde seguendo Leopold: nella capacità di costruire una wilderness interiore e politica.

La Land Ethic diventa il ponte tra natura incontaminata e città. Significa estendere il concetto di comunità anche a suoli, acqua, animali urbani, micro-ecosistemi. Non proteggere per lasciare intatto, ma agire in armonia con ciò che resta.

La sfida è creare spazi di coesistenza: micro-riserve, corridoi ecologici, giardini “selvatici”, margini periurbani rinaturalizzati. Non potendo più andare nel bosco di Thoreau, dobbiamo portare il bosco nelle scelte quotidiane.

Dalle osservazioni di Olmsted alle alluvioni climatiche

La fragilità idrica di oggi ha radici antiche. Olmsted denunciava già nel XIX secolo come il disboscamento compromettesse le sorgenti e destabilizzasse i fiumi. Muir e Leopold parlavano dell’acqua come membro della comunità ecologica, non come semplice risorsa.

Oggi queste intuizioni risuonano nelle alluvioni italiane: consumo di suolo, cementificazione, canali artificiali, ignoranza delle dinamiche naturali. La crisi climatica amplifica problemi creati da decenni di gestione predatoria.

La difesa della wilderness, nel XXI secolo, è anche lotta per la rinaturalizzazione dei fiumi: restituire spazio all’acqua significa restituire equilibrio alle comunità che la abitano.

La Wilderness oggi in Italia: dove siamo davvero

1. Parchi nazionali sotto pressione
L’Italia ha zone di pregio straordinario (Gran Paradiso, Abruzzo-Lazio-Molise, Foreste Casentinesi), ma la pressione antropica è altissima: strade, seconde case, turismo intensivo, frammentazione degli habitat. La wilderness esiste, ma è spesso circondata o invasa.
2. Il caso degli orsi: la coesistenza mancata
Le tensioni sugli orsi trentini rivelano un problema culturale prima che gestionale: non conosciamo più gli animali che abitano i nostri territori. Educazione ecologica quasi assente, politica oscillante tra allarme e propaganda.
3. I fiumi canalizzati e la crisi idrica
Molti corsi d’acqua italiani sono stati rettificati, arginati o trasformati in canali. Questa perdita di naturalità aumenta il rischio di alluvioni e riduce la biodiversità. La “wilderness fluviale” è quasi scomparsa, ma progetti di rinaturazione (come sul Po o sul Tagliamento) mostrano una strada possibile.
4. Le micro-wilderness periurbane
Dove il paesaggio selvaggio è rarefatto, nascono isole di naturalità spontanea: ex cave, zone umide residuali, boschi periurbani, margini agricoli abbandonati. Non sono luoghi “puri”, ma possono diventare laboratori di Land Ethic applicata.
5. Il consumo di suolo: la minaccia invisibile
L’Italia perde ogni giorno nuovi ettari sotto asfalto e cemento. È la forma più silenziosa di distruzione della natura: non fa notizia, ma erode habitat, corridoi ecologici e possibilità future di protezione.

Ambientalismo radicale

Sioli affronta anche la risposta più estrema alla distruzione degli ecosistemi: l’eco-anarchismo di Edward Abbey e il movimento Earth First!. Se Muir difendeva la wilderness attraverso il valore intrinseco, questi gruppi trasformano quell’etica in azione diretta contro l’estrattivismo globale.

Le guerre, l’industrializzazione e gli esperimenti nucleari sono per Sioli i veri motori della devastazione. Abbey, con The Monkey Wrench Gang, propone il sabotaggio come forma di resistenza. Earth First! radicalizza: sette punti di eco-anarchismo che considerano la Terra un soggetto dotato di diritti inviolabili.

È la reazione disperata a un sistema che tratta la natura come un deposito infinito.

L’impegno “senza riserve”

Dal trascendentalismo all’azione

Il percorso tracciato da Sioli è un invito all’impegno. Dalla contemplazione di Thoreau al militante protezionismo di Muir, fino all’etica ecologica di Leopold, l’evoluzione dell’ambientalismo mostra che la filosofia non basta più: deve tradursi in prassi politica.

Se la Land Ethic non diventa azione, se l’interdipendenza resta teoria, l’etica si svuota. Come ricorda Sioli, citando Abbey: una filosofia che non agisce è “la rovina dell’anima”.

Perché leggere Sioli oggi

In difesa della natura selvaggia è un saggio essenziale per comprendere la crisi ecologica contemporanea. Offre gli strumenti per leggere fenomeni attuali — dagli orsi alle alluvioni — attraverso un’etica che supera l’antropocentrismo.

Sioli costruisce un ponte tra Yosemite e le nostre città: mostra che la wilderness non è un altrove, ma una condizione del nostro stesso essere.
Leggerlo significa ritrovare le radici profonde di un impegno senza riserve.

Difendere la natura non è proteggere un luogo lontano: è proteggere quello che siamo.

#ambientalismo #Biocentrismo #crisiClimatica #eleuthera #LandEthic #Wilderness

Recensione di “Bombe e segreti” di Luciano Lanza

Title:

Bombe e segreti Author:

Luciano Lanza Genre:

Saggio Publisher:

Elèuthera Release Date:

2005 Pages:

180 pagine

“Bombe e segreti” cerca di fare chiarezza sulla strage di Piazza Fontana del 1969, sui retroscena, sui depistaggi, sul clima politico che si respirava allora e nei decenni successivi durante lo svolgimento dei processi.
Attraverso le parole del giudice Guido Salvini, Lanza ci spiega perché quella di Milano fu una strage di stato e non un crimine di apparati deviati dello stato.

Bombe e segreti è una ricostruzione imparziale dei fatti della strage di piazza Fontana a Milano nel 1969.

Luciano Lanza è stato testimone dei fatti avvenuti a Milano nel 1969, in quanto attivista del circolo anarchico Ponte della Ghisolfa. Partecipa alla fondazione di “A Rivista Anarchica” che sarà impegnata a fare chiarezza e controinformazione sulla strage di piazza fontana che da subito da giornali, polizia e dalle istituzioni politiche fu indicata come una strage compiuta dagli anarchici.

Gli eventi raccontati in Bombe e segreti

Il 12 dicembre 1969 una bomba presso la Banca Nazionale dell’Agricoltura in Piazza Fontana a Milano provoca 16 morti e un centinaio di feriti. Un’altra bomba viene ritrovata presso la Banca Commerciale Italiana in piazza della Scala. Quattro ore dopo verrà fatta brillare dall’ingegnere Teonesto Cerri, nonostante potesse essere disinnescata e fornire prove importanti.

Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico, sarà la diciassettesima vittima di quella strage. La sera del 12 dicembre gli verrà chiesto di recarsi in Questura a Milano. Sarà trattenuto oltre quarantotto ore e la notte tra il 15 ed il 16 di dicembre Pinelli muore cadendo dalla finestra dell’ufficio del commissario Calabresi.

Pietro Valpreda, anarchico del circolo 22 marzo di Roma, viene arrestato e incarcerato per oltre tre anni. Per la stampa italiana diventa il mostro di quella orrenda strage. I giudici lo assolsero soltanto nel 1987 per insufficenza di prove. Per la storia Valpreda e Pinelli sono innocenti. La strage di Piazza Fontana è una strage di stato eseguita da fascisti.

Un libro che fa chiarezza

Bombe e segreti di Lanza è un ottimo libro per conoscere tutta la storia che riguarda la strage di Piazza Fontana. Nonostante Lanza sia naturalmente di parte, nella prefazione ammette di essersi impegnato ad essere quanto più possibile obiettivo nella ricostruzione dei fatti.

Attraverso questo libro scopriamo il ruolo delle organizzazioni fasciste Ordine Nuovo e Avanguarda Nazionale, degli uomini del Ministero degli Interni (tra cui Federico Umberto D’Amato), dei servizi segreti italiani e statunitensi, del questore di Milano Marcello Guida ed infine delle procure che bloccavano le indagini che seguivano piste non gradite.

La giustizia su Piazza Fontana

La giustizia conclude il suo percorso senza trovare colpevoli. Sappiamo, però, chiaramente che lo stato italiano è stato mandante di quella strage. Lo scopo era quello di addossare la colpa agli anarchici ed ai comunisti per rafforzare il potere dei partiti “moderati” al governo. Principalmente della Democrazia Cristiana.

Gli esecutori della strage furono, invece, i fascisti che speravano in un colpo di stato che instaurasse un nuovo regime nazionalista in Italia.

Il libro si conclude con una intervista di Luciano Lanza al giudice Guido Salvini che dal 1989 al 1997 si occupa di un’inchiesta sull’eversione di destra e sulla strage di piazza Fontana. Guido Salvini chiarisce come, nonostante le sentenze, la paternità fascista della strage sia certa.

#anarchismo #eleuthera #libri #saggio #stato #storia

Serge Latouche: Il disastro urbano e la crisi dell’arte contemporanea. Recensione

Libro della Settimana recensito da Office Observer | Danilo Premoli: Serge Latouche Il disastro urbano e la crisi dell’arte contemporanea.   Eleuthera, 2025 Isbn 9788833022796 LEGGI LA R…

OFFICE OBSERVER | Danilo Premoli
Just a typical sunrise in the Bahamas.

#Eleuthera #Bahamas #sunrise #ocean #water #travel
Morning in Gregory Town on the island of Eleuthera, Bahamas.

#travel #adventure #ocean #morning #eleuthera #bahamas #longexposure #water #rocks #beach
Another random place on Eleuthera, Bahamas of the ocean reclaiming what humans once built.

#eleuthera #bahamas #ocean #climatechange #vacation #travel
Sunset at Spanish Wells, Eleuthera, Bahamas as seen from my drone (no, I cannot jump that high).

#travel #landscape #drone #sunset #ocean #water #eleuthera #bahamas