I paesi di Comeno, Rifembergo e altri paesi limitrofi vennero evacuati e completamente distrutti
Comeno, oggi Komen, Slovenia. Fonte: WikipediaIl 2 febbraio 1944 una colonna composta da unità delle SS/Polizei e della Milizia di Trieste fu attaccata dai partigiani a 2 km dal paese di Comeno (a nord di Trieste). 2 ufficiali e 20 poliziotti tedeschi rimasero uccisi, mentre tra gli italiani le perdite furono ancora più elevate: 37 militi della 58 Legione MVSN di Trieste e un alpino del Rgt. “Tagliamento”. L’azione di rappresaglia prese il nome di Unternehmen Ratte (operazione Ratto) e si svolse tra il 15 e il 16 febbraio agli ordini di Globocnick e del comandante SS-Obersturmbannführer Weimann <46, con delle forze delle SSPolizei <47.
I paesi di Comeno, Rifembergo e altri paesi limitrofi vennero evacuati e completamente distrutti: “La furia devastatrice dei tedeschi si scatenò sul paese il giorno 15 febbraio 1944. Dopo aver fatto sgomberare il paese, i tedeschi bruciarono e fecero saltare le case ad una ad una, in maniera che dei 184 edifici esistenti, sono rimaste in piedi soltanto due case d’abitazione più la chiesa con l’attiguo edificio adibito a prigione; tutto il resto è stato è stato sistematicamente demolito e distrutto, furono requisiti o bruciati vivi 800 capi di bestiame, andarono distrutti o derubati mille ettolitri di vino e distrutti tutti gli arnesi rurali, le masserizie ecc. Tutti gli abitanti che non arrivarono a scappare furono deportati in Germania […]” <48.
Il 15 marzo del 1944 durante l’incontro tra il Generale Kübler ed il capitano Cartellieri, funzionario inviato da Berlino per relazionare sulla situazione nelle due zone d’Operazione, emerse il nome di chi diede l’ordine di tale rappresaglia. Il generale Kübler sostenne in quell’incontro che «l’incendio di Comeno e Rifembergo erano stati ordinati dall’Oberst Kommissar Rainer» e non da lui stesso o da altri comandi della Wehrmacht <49.
Dopo i fatti di Rifembergo e Comeno le forze di polizia germaniche emanarono un manifesto a commento dell’azione intrapresa: “Da parecchi mesi le Autorità tedesche vi hanno additato lo svolgersi di tante azioni devastatrici da parte dei banditi bolscevichi; i loro atti raccapriccianti che non erano possibili, se non con il concorso della popolazione e vi hanno indicato la retta via da seguire. […] Abbiamo fatto prigionieri migliaia di banditi. […] non volevamo far loro del male e conservare alle famiglie i padri, e i figli […]; noi li avevamo mandati a lavorare […] e nelle loro case dopo un tempo di prova. Nonostante ch’essi furono trovati con le armi alla mano, noi non abbiamo fatto uso nei loro confronti delle penalità prescritte dalla legge. […] Lo spirito di conciliazione […] fu purtroppo creduto debolezza e per tutta risposta soldati italiani e tedeschi […] furono uccisi barbaramente. Perciò per l’avvenire verrà fucilato un dato numero di banditi prigionieri per ogni misfatto commesso” <50.
I fatti accaduti a Rifembergo e a Comeno, secondo il manifesto, sono conseguenza di questa decisione da parte dei comandi tedeschi del territorio.
L’incendio dei villaggi risultarono «quale espiazione del vile assalto ad una colonna tedesco italiana». L’appello finale è ancora più esplicativo: “Noi per il futuro procederemo con uguale mitezza, come per il passato, se la popolazione ci aiuterà a ristabilire la tranquillità e l’ordine. PERO’ PICCHIEREMO TRE VOLTE DI PIU’ SODO, SE QUESTA NOSTRA ESORTAZIONE RIMARRA’ INFRUTTUOSA. I PIU’ FORTI SIAMO NOI”. <51
La minaccia di rappresaglia doveva ricadere quindi come una spada di Damocle sull’intera popolazione del territorio. Il 27 febbraio si svolse l’Unternehmen Biber (operazione Castoro), che consistette nell’evacuazione della popolazione di parte della zona costiera tra Trieste e Monfalcone, ordinata per i frequenti atti di sabotaggio alle vie di comunicazione. Le carte del BdS Triest parlano di circa 672 persone deportate <52. Il 24 maggio 1944 truppe tedesche, dopo un attentato ad un’autocolonna sulla strada tra Ampezzo e Forni di Sotto, danno alle fiamme tutto il paese di Forni di sotto <53.
Appare chiaro da quanto presentato che ciò che caratterizzò la primavera del 1944, non fu tanto il susseguirsi di operazioni antipartigiane quanto invece l’elevato numero di rappresaglie a seguito di attacchi o azioni di sabotaggio dei partigiani.
“La rappresaglia – una risposta in genere sproporzionata a un attentato, a un atto di sabotaggio da parte dei partigiani – fu durante la seconda guerra mondiale uno strumento a cui le forze tedesche nei territori occupati ricorsero in maniera massiccia” <54.
Le misure punitive nei confronti della popolazione erano differenti e andavano in base alla gravità dell’«offesa»: da una pena pecuniaria alla fucilazione. Molti sono i casi di evacuazione forzata di un territorio o paese, alla deportazione della popolazione, sospensione della distribuzione dei viveri, distruzione di interi villaggi o quartieri. Nel caso delle eliminazioni o fucilazioni di persone il ricorrente rapporto di 10:1 «non compare in nessuna delle numerose disposizioni emesse dai comandi tedeschi» in Italia <55. Interessanti risultano a riguardo le vicende di Trieste e del Friuli Orientale.
[NOTE]
46 Weimann era il comandante delle Sipo/SD nell’OZAK.
47 Tra questi reparti sicura la presenza della SS-Karstwehr-Btl., elementi del BdS Triest e il III Btl./SS-Pol.Rgt. 15)
48 La campagna alla città. Storia recente di Comeno, in «Il Lavoratore» cit., 2.2.1945
49 BA-MA RW 4/689, 20.3.44. Relazione Cartellieri. Il documento è già stato ampiamente analizzato nei precedenti capitoli.
50 IRSML-TS, fondo Venezia Giulia, B IX, doc. 618, Uomini e donne del Litorale Adriatico!
51 Ibidem.
52 S. Di Giusto, Operationszone Adriatisches Küstenland cit, p. 387.
53 Sull’incendio di Forni di sotto cfr.: E. Polo, Forni di Sotto: un paese segnato dal fuoco, Udine 1984; dello stesso autore anche Brusait chel pais, Udine 2004; G. Santanera, Il quarantaquattro a Forni, Udine 1965.
54 C. Gentile, La repressione antipartigiana tedesca cit., p. 187; cfr.: G. Fulvetti, Le guerre ai civili in toscana cit.; Collotti – Matta, Rappresaglie, stragi, eccidi cit.
55 ivi, p. 188.
Giorgio Liuzzi, La politica di repressione tedesca nel Litorale Adriatico (1943-1945), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Pisa, 2004
#1944 #Comeno #deportazione #fascisti #febbraio #GiorgioLiuzzi #incendio #maggio #MonfalconeGO_ #partigiani #rappresaglie #Rifembergo #Slovenia #Trieste #VeneziaGiulia
