La Tomba François di Vulci è dello Stato: 170 anni dopo la scoperta, un capolavoro della pittura etrusca ora è di tutti

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Le pitture della Tomba François di Vulci sono entrate ufficialmente nel patrimonio dello Stato italiano. L’acquisizione si è perfezionata il 29 maggio con la firma dell’atto di compravendita avvenuta al Ministero della Cultura alla presenza del ministro Alessandro Giuli. Un’acquisizione da 15 milioni di euro — una delle più rilevanti degli ultimi decenni nel campo dei beni culturali — che chiude una vicenda lunga quasi due secoli e restituisce alla collettività uno dei massimi capolavori della pittura etrusca e, più in generale, dell’arte antica del Mediterraneo. Dal 25 giugno 2026 il ciclo pittorico sarà visibile in modo permanente al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma.

Una scoperta che lasciò senza parole

L’ipogeo dei Saties — universalmente noto come Tomba François — venne scoperto nella primavera del 1857 dall’archeologo fiorentino Alessandro François che, in società con Noël des Vergers, conduceva una serie di campagne di scavo nella necropoli di Vulci. La data precisa è il 1° maggio 1857, e la location è la necropoli di Ponte Rotto, nei terreni che appartenevano al principe Alessandro Torlonia, nell’area dell’odierna provincia di Viterbo.

Nestore foto: (C) MiC

François annotò che le pareti “erano coperte di eccellenti pitture” che gli ricordavano “i bei tempi del Botticelli e del Perugino”. Soltanto i nomi in etrusco apposti presso le figure gli chiarirono che ci si trovava di fronte a un’opera antica e non del Rinascimento. Una confessione che dice tutto sulla straordinaria qualità di quella pittura: capace di ingannare, almeno per un attimo, uno studioso esperto.

La tomba apparteneva alla potente famiglia etrusca dei Saties di Vulci, una ricchissima famiglia gentilizia che commissionò un grandioso sepolcro monumentale: il dromos di accesso è imponente, con i suoi 31,5 metri di lunghezza, lungo i quali si aprono tre camere secondarie e un’edicola funeraria.

Vel Saties e Arnza foto: (C) MiC

L’architettura: un ipogeo dalla pianta complessa, scavato nel tufo

La tomba è un ipogeo dalla pianta articolata e complessa, con sette camere funerarie che si sviluppano attorno a un grande vano centrale. La struttura segue uno schema a T rovesciata: dall’atrio centrale si diramano i vani laterali, ciascuno con funzioni e decorazioni proprie.

Stupende anche le strutture: alcune camere presentano soffitti a spiovente con columen in rilievo, mentre la stanza III ha un soffitto a cassettoni con al centro il volto di Charun (il Caronte etrusco). Una scelta non casuale: il dio psicopompo sorveglia dall’alto proprio il vano in cui si svolge la scena più drammatica dell’intero ciclo.

Ricostruzione della posizione originaria degli affreschi nella sala centrale della tomba – Di Arch. S. Bruba ? – Friedhelm Prayon: Die Etrusker. Jenseitsvorstellungen und Ahnenkult. Philipp von Zabern, Mainz 2006, ISBN 3-8053-3619-5, S. 91., Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=65601207

Gli affreschi, disposti su uno strato di cocciopesto, erano interrotti soltanto dalle cornici delle porte. La tecnica del cocciopesto — un intonaco a base di calce mescolata con frammenti di cotto finemente macinati — garantiva una superficie compatta, leggermente porosa, ideale per accogliere i pigmenti. Il livello artistico delle pitture sul tablino e sulle storie omeriche è molto elevato, con l’uso di velature e prospettive, frutto probabilmente della mano di un pittore di scuola ellenistica.

Il ciclo pittorico: mito greco, storia etrusca e identità aristocratica

foto: (C) MiC

La decorazione della Tomba François è datata con precisione tra il 340 e il 320 a.C., in piena età tardo-classica, ed è composta da trentasette pannelli dipinti oltre a due cippi litici rinvenuti nel corridoio di access: un vero manifesto visivo dell’identità politica e culturale di Vulci, la grande città etrusca che in quel momento viveva una stagione di fermento e di confronto con Roma.

Le scene documentano il livello raggiunto dalla pittura etrusca; inoltre mettono in relazione mito greco, memoria aristocratica di Vulci e tradizioni legate alle origini di Roma. Le iscrizioni in lingua etrusca che accompagnano ciascun personaggio a mo’ di didascalia consentono di identificarne nome, ruolo e appartenenza.

Achille, Charun e il sacrificio dei Troiani

Sulla sinistra era raffigurato il sacrificio di prigionieri troiani da parte di Achille in onore di Patroclo, scena dominata al centro dall’inquietante immagine del demone Caronte, e conclusa dalla maestosa figura frontale di Agamennone; ancora, Aiace Telamonio che assieme ad Aiace d’Oileo trascina altri prigionieri troiani.

Il pannello con Achille al centro è considerato il fulcro dell’intero ciclo. La versione etrusca del mito non si limita a ricalcare l’Iliade: la reinterpreta attraverso la lente della propria cosmologia funeraria. Accanto ad Achille compariono infatti il demone etrusco Charun, dalla pelle bluastra e armato di martello, e la figura alata di Vanth. Charun, nell’immaginario etrusco, non è il barcaiolo greco dell’Ade ma un essere oscuro e violento, che presiede al passaggio tra il mondo dei vivi e quello dei morti con una fisicità brutale. Vanth, al contrario, è una figura femminile e alata, quasi protettiva, che accompagna i defunti nell’oltretomba.

Macstarna, i Vibenna e il legame con Roma

La parete opposta custodisce la scena forse più importante dal punto di vista storico-politico. Di particolare rilievo appare la liberazione di Celio Vibenna da parte del fratello Aulo Vibenna e di Macstarna, figura identificata dalla tradizione con Servio Tullio, futuro re di Roma.

Il con testo è quello del VI-V secolo a.C., quando i duces etruschi compirono spedizioni di conquista in Etruria e nel Lazio. La scena, con i nomi degli eroi scritti in etrusco accanto alle figure, è di un’importanza capitale: nella stanza III troviamo Celio Vibenna (Caile Vipinas) che a sinistra viene liberato dalle corde da Macstrna; a seguire, Larth Ulthes uccide Laris Papathnas Velznach, Pesna Aremsnas Sveamach viene ucciso da Rasce, Plsachs è ucciso da Aule Vipienas. Infine Marce Camitlnas minaccia Cnaeve Tarchunies Rumach.

Questi nomi — reali, storici, non mitologici — attestano che la committenza della tomba intendeva affermare un preciso legame con le vicende politiche dell’Etruria arcaica, rivendicando la centralità di Vulci nelle dinamiche di potere che avevano plasmato anche le origini di Roma.

Il fregio animalistico: il più lungo dell’antichità

A completare il programma decorativo corre lungo le pareti il fregio animalistico più lungo finora noto nel mondo antico. È popolato da grifoni, leoni, pantere, cervi, cinghiali e altre creature reali e fantastiche. Un bestiario che non è puramente ornamentale perché nella tradizione etrusca le creature al confine tra il reale e il soprannaturale — come ad esempio il grifone — marcano lo spazio sacro della morte e della trasformazione.

Lo stacco del 1863

Poco dopo la scoperta, nel 1863, la maggior parte delle pitture furono distaccate dalla sede originaria dai principi Torlonia, allora proprietari del fondo in cui fu trovato il monumento.

Prigioniero troiano foto: (C) MiC

Fortunatamente nel 1862 l’artista-archeologo Carlo Ruspi — pioniere del disegno dal vero delle tombe dipinte etrusche — aveva eseguito per il Museo Gregoriano Etrusco i lucidi a grandezza naturale delle pitture parietali. Queste copie, anch’esse preziose, sono la testimonianza di come la comunità scientifica del tempo avesse già compreso il valore di ciò che stava per essere smembrato.

Gli affreschi originali furono conservati a Roma: prima nel Museo Torlonia di via della Lungara, poi trasferiti a Villa Albani. Per decenni soltanto gli studiosi hanno potuto accedere con facilità alle opere. La tomba scavata nel tufo, a Vulci, è rimasta visitabile attraverso il Parco Naturalistico e Archeologico, ma i dipinti, che ne costituiscono la parte più straordinaria, erano praticamente inaccessibili al pubblico.

L’acquisizione: 15 milioni di euro per chiudere un cerchio aperto nel 1921

Lo Stato italiano aveva già manifestato il proprio interesse per l’acquisto nel 1921: ci sono voluti oltre cento anni per trasformare quella intenzione in realtà. L’operazione, del valore complessivo di 15 milioni di euro, è stata resa possibile grazie alla collaborazione degli eredi delle famiglie Torlonia, Sforza Cesarini e Gaetani, proprietari dell’opera, e al lavoro della Direzione generale Musei diretta da Massimo Osanna e del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, diretto da Luana Toniolo.

Si tratta di uno degli investimenti più significativi realizzati in anni recenti dal Ministero della Cultura nel campo delle acquisizioni patrimoniali — un segnale, si spera, di una nuova stagione.

Villa Giulia, 25 giugno: la grande mostra per il ritorno pubblico

Per celebrare l’acquisizione, il 25 giugno 2026 al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia si inaugurerà una grande esposizione dedicata alla Tomba François. L’allestimento punta a ricostruire idealmente il contesto originario del monumento, radunando materiali che per decenni sono stati dispersi in istituzioni di mezzo mondo.

Foro: MiC

Hanno concesso prestiti eccezionali il Musée du Louvre, il British Museum, il Royal Museum of Art and History di Bruxelles, il Musée cantonal d’archéologie et d’histoire di Losanna, i Musei Vaticani e l’Istituto Archeologico Germanico di Roma. Reperti, documenti, copie storiche e oggetti provenienti dal corredo funerario della tomba saranno riuniti per la prima volta in un allestimento pensato anche secondo criteri avanzati di accessibilità fisica e cognitiva, con tavoli tattili e contenuti in Lingua dei Segni Italiana.

Tutte le foto: (C) MiC

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  • 📄 Fonte: comunicato stampa MiC ✅

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Man and Boy

A young (male) person of my acquaintance sent me this picture a while ago. I think he found it here. I assume he thinks the old guy with the walking stick is me, and the boy is him. We’ll gloss over what he was trying to say by sending it to me but, whatever the reason, I found it intriguing.

The online description reads

Elderly man supported by boy, fresco of the Tomb of the Jugglers, Necropolis of Tarquinia (Unesco World Heritage List, 2004), Lazio, Italy, Etruscan civilization, 6th century BC.

This is from the Etruscan (i.e. pre-Roman) period and the best guess for the date is around 530 BC, so the first thing of interest is that, although it is damaged, it has survived pretty well. Fresco (paint on wet plaster, left to dry) is a very fragile medium and many made 1,000 years after this have not lasted as well. The reason for this is that the tomb was not unearthed until 1961, so it was undisturbed for about 2,500 years. The piece above is a section from a larger work that depicts a sort of funerary ritual.

Now to the description quoted above. For a start, the man is not all that “elderly” as his beard is not grey. He is however clearly older than the boy, who isn’t wearing a beard (nor anything else for that matter). The description says “supported by a boy” but if you look at the painting the older man is holding the younger man firmly by the wrist. That doesn’t look like “support” to me!

When I first saw this piece I assumed the older man was holding a staff or walking stick of some sort, but if you look at his right hand you’ll see his index finger extended as if he is pointing and the object in question is behind his hand. The stick also appears to be decorated, but I think it might be the trunk of a small tree; there are fig trees with fruit than hangs on the trunk, for example. It could be that the damaged area at the top of the stick represented foliage at the top. There are several depictions of several trees elsewhere.

Iinitially I thought the shapes under the original excerpt were meant to be waves, but it seems they are just part of an abstract frieze that runs all the way around.

So what can we infer from these clues? One interpretation is that the man with the beard is taking the boy away reluctantly for some nefarious activity? Sexual relationships between boys and older men were not uncommon in Greek civilisation so maybe that was also the case for the Etruscans?

But there is another interpretation, which I find more plausible given the context of the painting. The scenes in the centre and right represent the funeral rites, including music, but the man and boy (on the left) are clearly walking away from all that. Moreover, the figure apparently standing in some sort of vessel looks very much like the boy in the panel above. Is the lid off to let him out, or is he about to be sealed in?

My reading of it, therefore, is that the boy is dead, and the man with the beard is no less than Charun, the demon charged with guiding the departed to the underworld. The name Charun is derived from the Greek Charon, but the character of Charun is quite different from the ferryman Charon. Anyway, he definitely looks like he’s taking the boy somewhere he doesn’t want to go, and Charun is often depicted wearing a skull cap as he is in the picture.

Now I definitely need to find out why my young friend sent me this…

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