✍️ #NirHasson

⟦ Ieri, la polizia ha aggredito alcuni giornalisti che stavano documentando un violento sfollamento di giovani palestinesi intenti a pregare a #Gerusalemme Est.

I fedeli si erano radunati fuori dalle mura della Città Vecchia, nei pressi della Porta di Erode, poiché la Moschea di Al-Aqsa – dove tradizionalmente avrebbero pregato durante il #Ramadan – è chiusa dallo scoppio della guerra con l’ #Iran.

Secondo quanto riferito da alcuni testimoni, quando la polizia è arrivata sul posto, ha picchiato i fedeli e ha lanciato granate stordenti contro di loro.

Ha poi proceduto ad attaccare i fotografi che stavano documentando la violenza.

Un agente ha aggredito una giornalista della #CNN, fratturandole una mano. ⬇️2

🎞️: https://www.instagram.com/reels/DV_pB77ibA8/

#FaizAbuRmeleh, fotografo palestinese di lunga data di #GerusalemmeEst, ha dichiarato di aver assistito all’aggressione da parte della polizia di un giornalista cinese che documentava i fatti, e di averlo visto mentre veniva picchiato mentre era terra.

Dopo aver cercato di aiutare il giornalista straniero, Abu Rmeleh ha affermato che la polizia ha aggredito anche lui.

«Ho detto all’agente: “È un giornalista”», ha raccontato Abu Rmeleh a #Haaretz.

«Più di 15 agenti di polizia mi sono saltati addosso e hanno iniziato a picchiarmi. Hanno cercato di portarmi via le macchine fotografiche».

Abu Rmeleh ha affermato che la polizia non ha smesso nemmeno quando ha ripetuto di essere un giornalista.
Lui e il fotografo cinese sono stati rilasciati solo quando è passato di lì un agente che lo riconosciuto, ha aggiunto. ⬇️3

Abu Rmeleh ha riferito che la sua macchina fotografica è stata danneggiata e che la polizia gli ha sequestrato le schede di memoria.
Quando ha chiesto che gliele restituissero, Abu Rmeleh ha raccontato di essere stato nuovamente aggredito.

La polizia ha replicato dichiarando che i giornalisti stavano partecipando a «un assembramento e a un comportamento molesto in violazione delle norme del Comando del Fronte Interno, che si erano rifiutati di obbedire agli ordini della polizia e che non si erano identificati come giornalisti».

Secondo la polizia, gli agenti presenti sul posto sospettavano che «la loro presenza con l'attrezzatura fotografica fosse volta a provocare e incitare coloro che stavano turbando l'ordine pubblico».
Solo dopo essere stati fermati, si sarebbero identificati come giornalisti. ⬇️4

In risposta all'accaduto, l'Unione dei Giornalisti Israeliani si è detta «sconvolta dal comportamento della polizia» e ha chiesto al commissario Danny Levy di sospendere gli agenti coinvolti.

Una fonte del sindacato a conoscenza dell'accaduto ha contestato l'affermazione della polizia secondo cui le vittime non si sarebbero identificate come giornalisti.

«I video dimostrano che la polizia sapeva che si trattava di giornalisti eppure ha continuato ad aggredirli», ha dichiarato questa fonte a Haaretz.⟧
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