⟦ L'attacco al complesso scolastico di #Tabeen a Gaza City, sabato mattina, ha attirato le prevedibili condanne internazionali che sono diventate uno dei più sintomatici della guerra.

Egitto, Giordania, Qatar, Turchia e molti altri Paesi, oltre all'Unione Europea, hanno rilasciato dichiarazioni eloquenti esprimendo orrore per le vittime civili, chiedendo che venga fatta luce su quello che è accaduto e di porre fine alla guerra. ⬇️2

Molte dichiarazioni sono simili a quelle rilasciate dagli stessi Paesi dopo precedenti attacchi israeliani in cui molti civili sono stati uccisi e feriti.
Le immagini vengono trasmesse in tutto il mondo e quindi, per non apparire insensibili, viene emessa una condanna.

Il numero di vittime di ogni attacco sembra non avere molta importanza - 50, 90 o 100 - né quanti dei morti siano bambini, donne o anziani. ⬇️3

Ogni incidente segue uno schema: un rapporto iniziale di un attacco israeliano, immagini di corpi carbonizzati e feriti portati via in barella, caos nei corridoi degli ospedali sopraffatti, pianti e grida, e poi, versioni contrastanti degli eventi.

#Hamas mette in guardia dal continuare a uccidere la popolazione e chiede un intervento, mentre Israele controbatte con affermazioni sulla presenza di terroristi o centri di comando nei siti presi di mira e spiega di aver usato munizioni precise. ⬇️4

Segue una marea di condanne e tutti passano oltre.

Le autorità israeliane non si agitano più di tanto. Sanno che la situazione si risolverà in un giorno o due.

Anche l'opinione pubblica è apatica; pochi israeliani guardano ciò che accade a Gaza e agli occhi dei media israeliani questi eventi non meritano necessariamente una copertura.

Finché non ci sono vittime israeliane, ciò che accade a Gaza non ha importanza. ⬇️5

Chiunque cerchi di alzare la voce contro la guerra, anche nelle comunità arabe in Israele, rimane ai margini e non c'è motivo per cui i responsabili delle decisioni si preoccupino di loro.

Dieci mesi di guerra hanno trasformato l'intera Striscia in una zona di distruzione inabitabile, con una popolazione di 2 milioni di sfollati affamati e malati e con 40.000 morti. ⬇️6

Ma #Netanyahu non può ancora dichiarare vittoria e nessuno gli crederebbe se ci provasse: gli ostaggi non sono tornati a casa e la persona su cui Israele punta per vendicarsi, #YahyaSinwar, è ancora vivo ed è stato addirittura promosso a leader politico di Hamas.

Le vittime principali di questa guerra sono i civili di Gaza, gli ostaggi e le loro famiglie in Israele, senza stare a discutere su chi soffre di più, chi ha più paura e chi ha maggiori possibilità di sopravvivenza. ⬇️7

Tutti gli altri si trovano nel secondo cerchio: soffrono e si risentono, lottano e cercano di reagire, ma in pratica si adattano.
Sembra quindi molto improbabile che la pressione dell'opinione pubblica in Israele possa cambiare la situazione.

Questa mentalità è evidente anche in Cisgiordania, dove si sta svolgendo una campagna diversa, con incursioni quotidiane dell'IDF e attacchi dei coloni. ⬇️8

Concetti come resistenza popolare o giorni di rabbia, a causa di quanto sta accadendo nella Striscia di Gaza, sono diventati slogan vuoti.

L'Autorità Palestinese è scollegata dalla Striscia di Gaza e i colloqui di conciliazione tra Hamas e Fatah o le iniziative per portare avanti un governo di unità esistono solo sulla carta. ⬇️9

La decisione di porre fine alla guerra a Gaza non sarà presa dal governo israeliano e dal suo leader, e Hamas non inizierà certo ad arrendersi e a rilasciare gli ostaggi senza nulla in cambio.
La decisione di porre fine alla guerra deve essere presa in ambito internazionale.

I Paesi di tutto il mondo, compresi gli Stati Uniti, che continuano a fornire armi a Israele, consentendo così le uccisioni in corso, hanno mezzi e modi sufficienti per farla rispettare. ⬇️10

In assenza di una tale decisione, sembra che ci sia un interesse a continuare questa guerra, con la portata delle condanne commisurata alla portata delle menzogne sbandierate.⟧🔚11
✍️#JackKhoury