BDS Italia

Boicottaggio Teva: quando il dissenso viene criminalizzato

Negli ultimi mesi si sta assistendo, in Italia, a una progressiva restrizione degli spazi di agibilità del dissenso politico e civile. Manifestazioni pubbliche, campagne di sensibilizzazione e prese di posizione sono sempre più oggetto di delegittimazione e, in alcuni casi, di iniziative giudiziarie o amministrative.

Tra tutto, l’accusa di antisemitismo — che dovrebbe mantenere il massimo rigore semantico e giuridico — viene strumentalizzata per colpire chi si impegna nella difesa dei diritti del popolo palestinese.
In questa cornice si colloca quanto avvenuto a Carrara, dove alcuni consiglieri comunali di destra hanno presentato un esposto al Prefetto contro la sindaca.

Tra le motivazioni addotte figurano: la decisione di rimuovere i prodotti a marchio TEVA dalle farmacie comunali di Carrara e Fivizzano e la sua partecipazione, con fascia tricolore, a una manifestazione di solidarietà verso 37 cittadini destinatari di avvisi di garanzia per aver preso parte a una protesta non violenta.

L’esposto al Prefetto rappresenta un passaggio di particolare gravità, poiché configura un tentativo di appellarsi alla legalità amministrativa per delegittimare scelte politiche e istituzionali pienamente riconducibili all’esercizio della rappresentanza democratica. Si tratta di un precedente che desta preoccupazione.

La decisione relativa al boicottaggio dei prodotti TEVA non è frutto di un’iniziativa personale della sindaca, bensì dell’esito di una campagna di raccolta firme promossa da Sinistra Italiana Carrara ed ispirata alla campagna del movimento internazionale a guida palestinese BDS (Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni)
BDS Italia esprime piena solidarietà alla sindaca di Carrara e ai cittadini e alle cittadine che hanno chiesto il boicottaggio dei prodotti TEVA.

Teva è al centro di una campagna internazionale di boicottaggio perché è complice di violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale. Negli anni passati ha sostenuto l’esercito israeliano con l’iniziativa “Adopt a Batallion” e dopo il 7 ottobre ha donato all’esercito farmaci essenziali, cibo e attrezzature. Inoltre, Teva approfitta dei vantaggi economici creati dal regime di occupazione illegale dei territori palestinesi, che lascia campo libero alle imprese israeliane e soffoca quelle palestinesi, controllando l’import-export e vietando importazioni di farmaci a basso prezzo.

Secondo il quadro giuridico di riferimento, che include i Principi guida su imprese e diritti umani delle Nazioni Unite, il Diritto Internazionale Umanitario, la Direttiva Europea del 2014 sugli appalti pubblici, le autorità locali sono obbligate a escludere le imprese che violano diritti umani e diritto internazionale dalle procedure di gara d'appalto.

Da qui la raccomandazione di escludere aziende come TEVA da forniture pubbliche.

BDS è al fianco delle cittadine e dei cittadini colpiti da provvedimenti giudiziari solo per aver esercitato il loro diritto costituzionale al dissenso. Tutte e tutti loro non hanno fatto altro che agire contro il silenzio dei governi occidentali sul genocidio palestinese e contro la complicità del governo italiano.

I 37 avvisi di garanzia, notificati a chi manifestava pacificamente, appaiono come un tentativo di reprimere la legittima protesta e di scoraggiare la partecipazione civica, colpendo un diritto fondamentale della democrazia costituzionale. Diritto che non può essere subordinato all’orientamento politico delle amministrazioni che lo tutelano.

Per loro come per la sindaca, risulta evidente l’infondatezza dell’accusa di antisemitismo. L’antisemitismo discrimina le persone ebree in quanto tali; le loro prese di posizione sono, invece, contro le azioni genocide di Israele. Le campagne di boicottaggio mirano a colpire le complicità con il sistema israeliano di occupazione coloniale, di apartheid e di pulizia etnica affinché’ si ristabilisca il rispetto del diritto internazionale. Non è irrilevante ricordare che tra le organizzazioni aderenti al movimento #BDS figurano gruppi ebraici come Jewish Voice for Peace, a cui aderiscono decine di migliaia di ebrei antisionisti in tutto il mondo.

L’esposto al Prefetto contro una manifestazione che chiedeva il rispetto del diritto internazionale e la fine delle violazioni dei diritti umani, costituisce un segnale allarmante. Il rischio è che tali iniziative creino precedenti volti a inibire la partecipazione alle piazze e a scoraggiare l’espressione del dissenso.

Confidiamo nel senso civico e nei valori costituzionali affinché quanto accaduto a #Carrara non diventi un paradigma replicabile, ma piuttosto un campanello d’allarme. Difendere il diritto al dissenso, la libertà di manifestazione e la solidarietà internazionale significa difendere la qualità democratica del Paese.

#BDSItalia
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