Ieri sera ho assistito alla proiezione del film “V. Maria” all’interno del Festival del cinema asiatico di Ōsaka.
Per gli altri forse è solo un buon film qualunque, e anche il tema ricerca delle proprie origini + mondo della musica non è nuovo (“This Must Be the Place” di Sorrentino, tipo), ma per me e per ogni bangyaru e bangyao là fuori, è un’opera-manifesto che esprime splendidamente una temperie culturale finora ignorata dal cinema: quella del visual kei.
A ★★★★ review of V. MARIA (2025)
Il trailer di questo film recita, a caratteri cubitali rosso sangue: «Comunicazione per tutti i fan del visual kei: RISVEGLIATE L’IMPULSO INIZIALE!». E la promessa è mantenuta. V. Maria racconta la storia di Maria, che trova in uno scatolone della defunta madre numerose memorabilia visual kei, scoprendo così un frammento sconosciuto del passato di quella madre così riservata, e al contempo un intero mondo di cui ignorava l’esistenza e in cui pian piano sprofonderà «come in una palude». Credo siano due modi di apprezzare questo film: uno è da fan del v-kei e l’altro è da non fan. Per questi
OAFF2024『サリー』Salli [莎莉] 予告編 Trailer
となりがちなやつ!リマインダーに入れた