@sinistralibertaria Il capitalismo delle piattaforme si fonda sul
#dataismo, la religione dei dati in prospettiva del calcolo, della misura e della ottimizzazione.
È l’espressione più pericolosa di un potente processo di sradicamento del vivente dai suoi contesti di immerisone e dal biologico. Nel capitalismo delle piattaforme ogni dispositivo, mentre si porge come simulacro funzionale (il suo servire a…) assolve in realtà alla funzione improminente della riduzione a dato di ogni aspetto della vita vissuta.
Ridotta la vita al calcolabile, il codice si pone tra l’asse paradigmatico e l’asse sintagmatico della comunicazione per riformattare le relazioni e la socialità attraverso una vera e propria operazione di trasduzione: da un piano relazionale che coinvolge singolarità viventi, persone vive, verso quello della congiunzione tra consumatori e oggetti codificati, merci, infrastrutture e aziende.
Nel dataismo non abitiamo più un mondo in quanto insieme di possibilità d’essere con gli altri ma dei nonluoghi (Marc Augé) preposti alla circolazione ottimizzata e accelerata di persone e merci, un sistema di rimandi tra codici e segni dal quale è difficilissimo uscire, piega potentemente le dinamiche identitarie e sociali, arrivando persino a modificare i corpi.
Nel capitalismo delle piattaforme il criterio non è più “sorvegliare e punire” ma “motivare e orientare”, il potere non ordina ma “sussurra”. Questo implica che ogni singolo essere vivente diventa, al tempo stesso, parte attiva e passiva del dispositivo di dominio e controllo… a meno che non maturi consapevolezza di sé e dei mutamenti subiti dal suo contesto di immersione.