@politica #Palestine #Gaza #FreePalestine #STOPtheGENOCIDE #ananalimansour #hannoun #FreeThemAll

DICHIARAZIONE RILASCIATA DURANTE IL PROCESSO DA ANAN YARESH, RESISTENTE PALESTINESE ACCUSATO DI TERRORISMO, CONDANNATO OGGI IN 1°GRADO DAL TRIBUNALE DI L’AQUILA A CINQUE ANNI E SEI MESI
GLI ALTRI DUE PALESTINESI ARRESTATI CON LUI, ALI IRAR E MANSOUR DOGA DOGHMOSH, SONO STATI ASSOLTI
STRALCI

L’Italia ha anche accolto il leader e fondatore del nostro movimento al Parlamento italiano per ben due volte.
In quell’occasione, egli venne in Italia vestito con la propria divisa militare e armato, e dall’Italia pronunciò un discorso che fu ascoltato dal mondo intero.
Lo stesso è stato fatto con l’attuale presidente, Mahmoud Abbas.

Se lo sguardo strabico della giustizia affermerà che i resistenti palestinesi sono terroristi e non partigiani avallerà la politica del più forte, la legge della giungla, dove il più forte e brutale prevale.
Signor Giudice, il popolo italiano non è e non sarà mai nostro nemico; merita tutto il meglio e il nostro rispetto, è un popolo amico che ha sempre sostenuto la causa palestinese.
I nostri nemici sono gli israeliani che occupano la nostra terra, e nessun altro.
L’entità israeliana è un’entità occupante e terrorista, che non rispetta e non ha mai rispettato, nella sua storia, le leggi internazionali.
Ha una storia colma di tradimenti. Hanno assassinato, nel corso degli anni, molti palestinesi in tutto il mondo: in Norvegia, Ungheria, Bulgaria, anche qui in Italia, in Malesia e in diversi paesi arabi.
Essi non riconoscono nessuna legge che non sia la loro, nessuna legittimità che non sia la loro, e guardano a tutti coloro che non sono israeliani come loro subordinati.

Oggi definiscono le organizzazioni delle Nazioni Unite come terroristiche, come l’UNRWA, e l’ONU come un covo di antisemiti, e con tutta insolenza attaccano anche il Papa con la stessa accusa infamante.
Diventa un nemico da prendere di mira chiunque non si allinei con loro.
Noi Palestinesi siamo un popolo libero e non accetteremo mai di essere gli schiavi di nessuno.

In questi ultimi giorni, davanti agli occhi dell’intero mondo, l’esercito israeliano ha sfollato oltre 40 mila palestinesi dalle proprie case a Tulkarem, bruciando abitazioni, devastando strade, ospedali, uccidendo donne e bambini; lo stesso accade anche a Jenin.
Continuano a occupare anche ora, mentre mi trovo in quest’aula, commettendo i peggiori massacri contro i civili inermi, mentre voi tacciate il nostro difenderci di terrorismo; su quanto accade siete divenuti ciechi e sordi, perché non vi esprimete?

Signor Giudice, l’entità sionista uccide e distrugge in Palestina sin dal 1947, e non dal 7 ottobre.
Ma il mondo è rimasto immobile e in silenzio, e il dolore lo prova solo chi riceve la ferita.
Ci troviamo ad affrontare una violenza squadrista, nazi-fascista, così come il popolo italiano ha affrontato l’aggressione e la violenza nazista tedesca.
La differenza tra noi e voi, però, è che dopo più o meno 20 anni, voi siete riusciti a liberarvi, mentre noi, dopo 75 anni, ci ritroviamo ancora a resistere.

Signor Giudice, se la resistenza palestinese, legittimata da tutte le corti internazionali, a cui l’Italia ha aderito e riconosce legittimità, oggi la considerate terrorismo, allora, stando allo stesso principio, anche la resistenza italiana contro Mussolini, il fascismo e la Germania nazista dovrebbe essere definita terrorismo.

Signor Giudice, nel corso della sua storia l’occupazione israeliana non ha rispettato né le Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza né le decisioni della Corte Internazionale, potete dirmi che fine hanno fatto gli Accordi di Oslo e Camp David, e che fine hanno fatto le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza 242 e 338?
Riuscite a censire i palestinesi uccisi nel corso dell’aggressione israeliana a partire dal 1947 fino al giorno d’oggi?
Oppure il numero di profughi cacciati?
Come si esprime su questo il vostro diritto e la vostra legge?

Signor Giudice, la madre palestinese è come tutte le madri di questa terra.
Immaginate con me di svegliarvi ogni mattina, mandare vostro figlio a scuola, preparargli da mangiare e, al momento di riaccoglierlo a casa al suo ritorno, vederlo tornare avvolto in un telo bianco, ucciso da un soldato israeliano, e doverlo stringere per l'ultima volta. Immaginate, a Gaza, un padre con sua moglie e nove figli che si trovano senza cibo. Il padre esce per cercare qualcosa da mangiare; al suo ritorno ritrova tutta la famiglia morta sotto le macerie, uccisa da un bombardamento sionista.

Qualcuno di voi può alzarsi e dire che Israele è uno Stato occupante, oppressore e terrorista?
Questa verità la sapete tutti in cuor vostro, ma nessuno di voi può dirla ad alta voce, perché vi ritrovereste accusati di antisemitismo, perdereste il vostro lavoro o potreste trovarvi a dividere con me il tavolo a pranzo in carcere, con un’accusa di terrorismo.
Per questo dico e ripeto che forse i palestinesi sono i soli liberi in questo mondo di schiavi.
Viva la Palestina libera e araba
Viva Gerusalemme, sua eterna capitale
Pace all’anima dei martiri e dei bambini di Palestina
Saremo sempre la prima linea di difesa fino alla liberazione

@politica

#Palestine #Gaza
#FreePalestine
#STOPtheGENOCIDE
#ananalimansour
#hannoun
#FreeThemAll

🇵🇸 DICHIARAZIONE RILASCIATA DURANTE IL PROCESSO DA ANAN YARESH, RESISTENTE PALESTINESE ACCUSATO DI TERRORISMO, CONDANNATO OGGI IN 1°GRADO DAL TRIBUNALE DI L’AQUILA A CINQUE ANNI E SEI MESI
GLI ALTRI DUE PALESTINESI ARRESTATI CON LUI, ALI IRAR E MANSOUR DOGA DOGHMOSH, SONO STATI ASSOLTI
STRALCI

" Desidero iniziare con i miei saluti alla Corte e a tutti i presenti.

Esiste sempre la legge, ma anche lo spirito della legge; pertanto, vorrei chiedere all’Onorevole Giudice di concedermi il minimo diritto umano nei confronti del mio Paese, osservando un minuto di silenzio per le anime dei bambini, delle donne e dei martiri della Palestina.
Innanzitutto, desidero affermare la mia fiducia nel sistema giudiziario italiano e riconoscerne la legittimità.
Tuttavia, mi oppongo all’essere processato in Italia, in quanto sono palestinese e non ho commesso alcun reato né in Italia né in qualsiasi altro paese.
Il mio fascicolo, come resistente palestinese, è conosciuto dalle autorità di sicurezza italiane, e ho ottenuto il permesso di soggiorno in Italia e la protezione speciale dopo che la mia richiesta di asilo era stata respinta dal Tribunale di Foggia.
Sfortunatamente, signor Giudice, ho preso visione delle vostre osservazioni sul caso e, con rammarico, ne ho dedotto che considerate il palestinese terrorista non per la, legittima, resistenza che porta avanti contro uno stato occupante, ma perché riconoscete Israele come uno Stato amico.
Non mi state processando in base al diritto internazionale, ma in base ai vostri rapporti diplomatici, solo perché Israele è considerato un alleato del governo italiano, un partner commerciale, e ritenete legittime tutte le azioni che esso porta avanti. Tanto vale allora cambiare il nome delle corti internazionali e umanitarie in "Corti degli amici".
Volete che mi difenda dalle accuse a mio carico, ma mi vergogno di cercare l'assoluzione da accuse che per me rappresentano un motivo di onore.
Non voglio difendermi dall’accusa di avere dei diritti e di averli rivendicati, o di aver tentato di liberare la mia gente e il mio Paese dall’oppressione coloniale.
Giuro che non intendo essere assolto dalla legittima resistenza contro l’occupazione sionista.
La resistenza palestinese è uno dei fenomeni più nobili conosciuti dalla storia.

Piuttosto, mi vergogno di trovarmi in una stanza calda, anche se in carcere, mentre i bambini di Gaza muoiono di freddo, fame e sete. Mi vergogno del buon trattamento ricevuto dalle autorità carcerarie qui, mentre i miei fratelli prigionieri nelle carceri israeliane vengono sottoposti ai peggiori tipi di tortura, oppressione, sevizie.

Signor Giudice, su tutti i miei documenti rilasciati in Italia non è riportato il nome “Palestina”, ma quello di “Territori occupati”.
Quindi, sapete che quella terra è occupata e, di conseguenza, in base alle convenzioni firmate dal vostro Paese, dovete ritenere legittima la resistenza contro l’entità occupante.
Perché allora mi ritrovo oggi detenuto da parte vostra?

Come partigiano palestinese sono costretto ad osservare che da un punto di vista politico il mondo adotta due pesi e due misure: colui che è più forte e appoggiato dagli USA è colui che prevale.
Ma la Giustizia, il diritto, utilizza anch’esso lo stesso metro di giudizio, due pesi e due misure, oppure saranno le leggi a prevalere nelle aule di Tribunale?
Sarebbe giusto, se considerando i coloni che occupano la terra di Palestina senza diritto né legittimità, dei civili, solo perché non indossano le divise dell’esercito israeliano, aveste lo stesso giudizio nei confronti della resistenza palestinese, anch’essa infatti è composta da civili e non da militari, in quanto la Palestina non possiede uno Stato e neppure un esercito con cui difendersi dagli aggressori.
Da anni uccidono donne e bambini, bruciandoli addirittura all’interno delle loro case, come hanno fatto a Hebron uccidendo oltre 30 fedeli nella Moschea di Abramo, o come hanno fatto con la famiglia Dawabsha, con Iman Hejju, con Mohammad al-Durrah, o come hanno fatto nel villaggio di Jatt il 16 agosto e in molte altre occasioni, con lo scopo di incutere terrore nei palestinesi e obbligarli a lasciare la propria terra; i coloni seguono gli insegnamenti della Haganah e dell’Irgun.

Nulla può testimoniarlo meglio di quanto recentemente dichiarato in una lettera dal Direttore dello Shin Bet israeliano, che ha riconosciuto che i coloni sono gruppi terroristici e che le autorità israeliane dovrebbero arrestarli e reprimerli. Tuttavia, la risposta di Benjamin Netanyahu è stata fornire ai coloni oltre10.000 fucili.

Ma d’altronde cosa aspettarsi da Netanyahu riconosciuto dalla Corte Penale Internazionale come criminale di guerra per i massacri compiuti nei confronti dei palestinesi.

Il Tribunale dell’Aja ha emesso un mandato di cattura nei suoi confronti nel caso arrivasse in Europa, ma, nonostante ciò, il governo italiano ha dichiarato che sarà il benvenuto in Italia e ha rifiutato la decisione della Corte, disconoscendone la legittimità.
È il governo che ha deciso di arrestarmi su richiesta israeliana, attribuendomi l’appellativo di terrorista.
Alla luce di ciò, posso affermare di non vedere nessuna legge in questo paese che non sia quella del più forte; tutto il resto sono solo finzioni che vengono, con la forza, imposte ai più deboli.
Le donne di tutta la terra non sono state capaci di dare vita a resistenti come quelli palestinesi.

Signor Giudice, contro di noi si sono schierate tutte le nazioni e gli eserciti del mondo, pensando di liquidare la nostra causa.
Ma la nostra causa non finirà finché ci sarà un solo bambino palestinese in vita.
I nostri diritti li riavremo.
Non chiediamo pietà a nessuno, non ci inchiniamo davanti a nessuno, anche a costo di essere tutti uccisi, arrestati o deportati.
I palestinesi non abbasseranno la testa né mendicheranno pietà, perché abbiamo dalla nostra parte la ragione.
E se nessuno ci restituirà i nostri diritti in vita, crediamo che, dopo la morte, ci ritroveremo davanti a un giudizio che sarà il più giusto: quello di Dio, che non negherà il diritto a nessuno e ridarà a ogni oppresso i suoi diritti, forte o debole che sia, perché tutti, il giorno del giudizio, saranno uguali.

Signor Giudice, in passato, sono stato sottoposto decine di volte alla tortura.
Sono anche stato vittima di tentati assassinii da parte di Israele, sia in Palestina che all’estero.
Nel mio corpo vi sono 11 proiettili e oltre 40 schegge; non ho un osso che non sia stato rotto.
Non ho un passato, se non alcuni ricordi e foto di amici uccisi per mano dell’occupazione, e di un’amica giustiziata a sangue freddo davanti ai miei occhi.
Ho una famiglia che non vedo da lunghi anni e due genitori morti senza realizzare il loro sogno di rivederci un’ultima volta.
Ho una patria devastata, un popolo sfollato, e persino le nostre case sono state demolite dai bulldozer israeliani.
Ciononostante, non ho mai fatto un passo indietro né esitato nel rivendicare il diritto del mio paese alla libertà, e non ho mai chinato il capo davanti a nessuno.
Questo perché credo fermamente in questa causa.
Cosa sarà mai essere ucciso per la libertà del mio paese e del mio popolo?
Cosa sarà mai trascorrere anni in carcere per la mia causa?
Specie considerando che vi sono oltre 10.000 prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, e io sono una parte indivisibile di loro.
Se vi è una cosa che mi rattrista, è che tutti i miei compagni hanno avuto l’onore di cadere martiri, lottando per la Palestina, nutrendo con il loro sangue quella terra di pace e amore, violata dall’occupazione sionista.
E io non ero al loro fianco.
Non amiamo la morte; al contrario, siamo un popolo che ama la vita più di ogni altra cosa.
Tuttavia, preferiamo la morte con dignità e onore al vivere nell’umiliazione, con i nostri diritti negati.

Signor Giudice, noi crediamo che la Palestina lo meriti e che la nostra amata Gerusalemme abbia un caro costo, che ogni palestinese è disposto a pagare con la propria anima.

Quando la Palestina chiama, ferita, ha solo noi, suoi figli, disposti a difenderla con l’anima e con il sangue.
Chi non difende la propria madre quando ha bisogno di lui, un domani non avrà il diritto di essere seppellito nella sua stessa terra, annaffiata dal sangue dei martiri.
È un figlio indegno, che verrà respinto dalla sua stessa terra e non sentirà mai calore, né in vita né in morte. Tutti voi avete una patria nella quale vivere in tranquillità e sicurezza, tranne noi palestinesi.
La nostra patria vive in noi, e siamo disposti a sacrificare l’anima in sua difesa.
È lei che ci dà dignità e onore, e questo lo possono comprendere solo i liberi di questa terra; siamo un popolo che non si arrende, è vittoria o morte.
Come potete accusarmi di terrorismo, mentre riconoscete la legittimità del movimento Fatah, del quale esistono uffici e rappresentanze in tutto il mondo, tra cui l’Italia, non è un atteggiamento falso e ipocrita?

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2.6K views · 106 reactions | 🇵🇸 DICHIARAZIONE RILASCIATA DURANTE IL PROCESSO DA  ANAN YARESH, RESISTENTE PALESTINESE ACCUSATO DI TERRORISMO, CONDANNATO OGGI IN 1°  GRADO DAL TRIBUNALE DI L’AQUILA A CINQUE ANNI E SEI MESI  GLI ALTRI DUE PALESTINESI ARRESTATI CON LUI, ALI IRAR E MANSOUR DOGA DOGHMOSH, SONO STATI ASSOLTI REATO È IL GEN0CIDI0, NON LA RESISTENZA 🇵🇸🇵🇸🇵🇸 NEL VIDEO ALCUNI STRALCI processo alla resistenza di un popolo contro gli oppressori " Desidero iniziare con i miei saluti alla Corte e a tutti i presenti. Esiste sempre la legge, ma anche lo spirito della legge; pertanto, vorrei chiedere all’Onorevole Giudice di concedermi il minimo diritto umano nei confronti del mio Paese, osservando un minuto di silenzio per le anime dei bambini, delle donne e dei martiri della Palestina. Innanzitutto, desidero affermare la mia fiducia nel sistema giudiziario italiano e riconoscerne la legittimità. Tuttavia, mi oppongo all’essere processato in Italia, in quanto sono palestinese e non ho commesso alcun reato né in Italia né in qualsiasi altro paese. Il mio fascicolo, come resistente palestinese, è conosciuto dalle autorità di sicurezza italiane, e ho ottenuto il permesso di soggiorno in Italia e la protezione speciale dopo che la mia richiesta di asilo era stata respinta dal Tribunale di Foggia. ... ... Sfortunatamente, signor Giudice, ho preso visione delle vostre osservazioni sul caso e, con rammarico, ne ho dedotto che considerate il palestinese terrorista non per la, legittima, resistenza che porta avanti contro uno stato occupante, ma perché riconoscete Israele come uno Stato amico. Non mi state processando in base al diritto internazionale, ma in base ai vostri rapporti diplomatici, solo perché Israele è considerato un alleato del governo italiano, un partner commerciale, e ritenete legittime tutte le azioni che esso porta avanti. Tanto vale allora cambiare il nome delle corti internazionali e umanitarie in "Corti degli amici". Volete che mi difenda dalle accuse a mio carico, ma mi vergogno di cercare l'assoluzione da accuse che per me rappresentano un motivo di onore. Non voglio difendermi dall’accusa di avere dei diritti e di averli rivendicati, o di aver tentato di liberare la mia gente e il mio Paese dall’oppressione coloniale. Giuro che non intendo essere assolto dalla legittima resistenza contro l’occupazione sionista. La resistenza palestinese è uno dei fenomeni più nobili conosciuti dalla storia. Piuttosto, mi vergogno di trovarmi in una stanza calda, anche se in carcere, mentre i bambini di Gaza muoiono di freddo, fame e sete. Mi vergogno del buon trattamento ricevuto dalle autorità carcerarie qui, mentre i miei fratelli prigionieri nelle carceri israeliane vengono sottoposti ai peggiori tipi di tortura, oppressione, sevizie. Signor Giudice, su tutti i miei documenti rilasciati in Italia non è riportato il nome “Palestina”, ma quello di “Territori occupati”. Quindi, sapete che quella terra è occupata e, di conseguenza, in base alle convenzioni firmate dal vostro Paese, dovete ritenere legittima la resistenza contro l’entità occupante. Perché allora mi ritrovo oggi detenuto da parte vostra? Come partigiano palestinese sono costretto ad osservare che da un punto di vista politico il mondo adotta due pesi e due misure: colui che è più forte e appoggiato dagli USA è colui che prevale. Ma la Giustizia, il diritto, utilizza anch’esso lo stesso metro di giudizio, due pesi e due misure, oppure saranno le leggi a prevalere nelle aule di Tribunale? Sarebbe giusto, se considerando i coloni che occupano la terra di Palestina senza diritto né legittimità, dei civili, solo perché non indossano le divise dell’esercito israeliano, aveste lo stesso giudizio nei confronti della resistenza palestinese, anch’essa infatti è composta da civili e non da militari, in quanto la Palestina non possiede uno Stato e neppure un esercito con cui difendersi dagli aggressori. Da anni uccidono donne e bambini, bruciandoli addirittura all’interno delle loro case, come hanno fatto a Hebron uccidendo oltre 30 fedeli nella Moschea di Abramo, o come hanno fatto con la famiglia Dawabsha, con Iman Hejju, con Mohammad al-Durrah, o come hanno fatto nel villaggio di Jatt il 16 agosto e in molte altre occasioni, con lo scopo di incutere terrore nei palestinesi e obbligarli a lasciare la propria terra; i coloni seguono gli insegnamenti della Haganah e dell’Irgun. Nulla può testimoniarlo meglio di quanto recentemente dichiarato in una lettera dal Direttore dello Shin Bet israeliano, che ha riconosciuto che i coloni sono gruppi terroristici e che le autorità israeliane dovrebbero arrestarli e reprimerli. Tuttavia, la risposta di Benjamin Netanyahu è stata fornire ai coloni oltre10.000 fucili. Ma d’altronde cosa aspettarsi da Netanyahu riconosciuto dalla Corte Penale Internazionale come criminale di guerra per i massacri compiuti nei confronti dei palestinesi. Il Tribunale dell’Aja ha emesso un mandato di cattura nei suoi confronti nel caso arrivasse in Europa, ma, nonostante ciò, il governo italiano ha dichiarato che sarà il benvenuto in Italia e ha rifiutato la decisione della Corte, disconoscendone la legittimità. È il governo che ha deciso di arrestarmi su richiesta israeliana, attribuendomi l’appellativo di terrorista. Alla luce di ciò, posso affermare di non vedere nessuna legge in questo paese che non sia quella del più forte; tutto il resto sono solo finzioni che vengono, con la forza, imposte ai più deboli. ... ... Le donne di tutta la terra non sono state capaci di dare vita a resistenti come quelli palestinesi. Signor Giudice, contro di noi si sono schierate tutte le nazioni e gli eserciti del mondo, pensando di liquidare la nostra causa. Ma la nostra causa non finirà finché ci sarà un solo bambino palestinese in vita. I nostri diritti li riavremo. Non chiediamo pietà a nessuno, non ci inchiniamo davanti a nessuno, anche a costo di essere tutti uccisi, arrestati o deportati. I palestinesi non abbasseranno la testa né mendicheranno pietà, perché abbiamo dalla nostra parte la ragione. E se nessuno ci restituirà i nostri diritti in vita, crediamo che, dopo la morte, ci ritroveremo davanti a un giudizio che sarà il più giusto: quello di Dio, che non negherà il diritto a nessuno e ridarà a ogni oppresso i suoi diritti, forte o debole che sia, perché tutti, il giorno del giudizio, saranno uguali. Signor Giudice, in passato, sono stato sottoposto decine di volte alla tortura. Sono anche stato vittima di tentati assassinii da parte di Israele, sia in Palestina che all’estero. Nel mio corpo vi sono 11 proiettili e oltre 40 schegge; non ho un osso che non sia stato rotto. Non ho un passato, se non alcuni ricordi e foto di amici uccisi per mano dell’occupazione, e di un’amica giustiziata a sangue freddo davanti ai miei occhi. Ho una famiglia che non vedo da lunghi anni e due genitori morti senza realizzare il loro sogno di rivederci un’ultima volta. Ho una patria devastata, un popolo sfollato, e persino le nostre case sono state demolite dai bulldozer israeliani. Ciononostante, non ho mai fatto un passo indietro né esitato nel rivendicare il diritto del mio paese alla libertà, e non ho mai chinato il capo davanti a nessuno. Questo perché credo fermamente in questa causa. Cosa sarà mai essere ucciso per la libertà del mio paese e del mio popolo? Cosa sarà mai trascorrere anni in carcere per la mia causa? Specie considerando che vi sono oltre 10.000 prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, e io sono una parte indivisibile di loro. Se vi è una cosa che mi rattrista, è che tutti i miei compagni hanno avuto l’onore di cadere martiri, lottando per la Palestina, nutrendo con il loro sangue quella terra di pace e amore, violata dall’occupazione sionista. E io non ero al loro fianco. Non amiamo la morte; al contrario, siamo un popolo che ama la vita più di ogni altra cosa. Tuttavia, preferiamo la morte con dignità e onore al vivere nell’umiliazione, con i nostri diritti negati. Signor Giudice, noi crediamo che la Palestina lo meriti e che la nostra amata Gerusalemme abbia un caro costo, che ogni palestinese è disposto a pagare con la propria anima. Quando la Palestina chiama, ferita, ha solo noi, suoi figli, disposti a difenderla con l’anima e con il sangue. Chi non difende la propria madre quando ha bisogno di lui, un domani non avrà il diritto di essere seppellito nella sua stessa terra, annaffiata dal sangue dei martiri. È un figlio indegno, che verrà respinto dalla sua stessa terra e non sentirà mai calore, né in vita né in morte. Tutti voi avete una patria nella quale vivere in tranquillità e sicurezza, tranne noi palestinesi. La nostra patria vive in noi, e siamo disposti a sacrificare l’anima in sua difesa. È lei che ci dà dignità e onore, e questo lo possono comprendere solo i liberi di questa terra; siamo un popolo che non si arrende, è vittoria o morte. Come potete accusarmi di terrorismo, mentre riconoscete la legittimità del movimento Fatah, del quale esistono uffici e rappresentanze in tutto il mondo, tra cui l’Italia, non è un atteggiamento falso e ipocrita? L’Italia ha anche accolto il leader e fondatore del nostro movimento al Parlamento italiano per ben due volte. In quell’occasione, egli venne in Italia vestito con la propria divisa militare e armato, e dall’Italia pronunciò un discorso che fu ascoltato dal mondo intero. Lo stesso è stato fatto con l’attuale presidente, Mahmoud Abbas. Se lo sguardo strabico della giustizia affermerà che i resistenti palestinesi sono terroristi e non partigiani avallerà la politica del più forte, la legge della giungla, dove il più forte e brutale prevale. Signor Giudice, il popolo italiano non è e non sarà mai nostro nemico; merita tutto il meglio e il nostro rispetto, è un popolo amico che ha sempre sostenuto la causa palestinese. I nostri nemici sono gli israeliani che occupano la nostra terra, e nessun altro. L’entità israeliana è un’entità occupante e terrorista, che non rispetta e non ha mai rispettato, nella sua storia, le leggi internazionali. Ha una storia colma di tradimenti. Hanno assassinato, nel corso degli anni, molti palestinesi in tutto il mondo: in Norvegia, Ungheria, Bulgaria, anche qui in Italia, in Malesia e in diversi paesi arabi. Essi non riconoscono nessuna legge che non sia la loro, nessuna legittimità che non sia la loro, e guardano a tutti coloro che non sono israeliani come loro subordinati. Oggi definiscono le organizzazioni delle Nazioni Unite come terroristiche, come l’UNRWA, e l’ONU come un covo di antisemiti, e con tutta insolenza attaccano anche il Papa con la stessa accusa infamante. Diventa un nemico da prendere di mira chiunque non si allinei con loro. Noi Palestinesi siamo un popolo libero e non accetteremo mai di essere gli schiavi di nessuno. In questi ultimi giorni, davanti agli occhi dell’intero mondo, l’esercito israeliano ha sfollato oltre 40 mila palestinesi dalle proprie case a Tulkarem, bruciando abitazioni, devastando strade, ospedali, uccidendo donne e bambini; lo stesso accade anche a Jenin. Continuano a occupare anche ora, mentre mi trovo in quest’aula, commettendo i peggiori massacri contro i civili inermi, mentre voi tacciate il nostro difenderci di terrorismo; su quanto accade siete divenuti ciechi e sordi, perché non vi esprimete? Signor Giudice, l’entità sionista uccide e distrugge in Palestina sin dal 1947, e non dal 7 ottobre. Ma il mondo è rimasto immobile e in silenzio, e il dolore lo prova solo chi riceve la ferita. Ci troviamo ad affrontare una violenza squadrista, nazi-fascista, così come il popolo italiano ha affrontato l’aggressione e la violenza nazista tedesca. La differenza tra noi e voi, però, è che dopo più o meno 20 anni, voi siete riusciti a liberarvi, mentre noi, dopo 75 anni, ci ritroviamo ancora a resistere. Signor Giudice, se la resistenza palestinese, legittimata da tutte le corti internazionali, a cui l’Italia ha aderito e riconosce legittimità, oggi la considerate terrorismo, allora, stando allo stesso principio, anche la resistenza italiana contro Mussolini, il fascismo e la Germania nazista dovrebbe essere definita terrorismo. Signor Giudice, nel corso della sua storia l’occupazione israeliana non ha rispettato né le Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza né le decisioni della Corte Internazionale, potete dirmi che fine hanno fatto gli Accordi di Oslo e Camp David, e che fine hanno fatto le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza 242 e 338? Riuscite a censire i palestinesi uccisi nel corso dell’aggressione israeliana a partire dal 1947 fino al giorno d’oggi? Oppure il numero di profughi cacciati? Come si esprime su questo il vostro diritto e la vostra legge? Signor Giudice, la madre palestinese è come tutte le madri di questa terra. Immaginate con me di svegliarvi ogni mattina, mandare vostro figlio a scuola, preparargli da mangiare e, al momento di riaccoglierlo a casa al suo ritorno, vederlo tornare avvolto in un telo bianco, ucciso da un soldato israeliano, e doverlo stringere per l'ultima volta. Immaginate, a Gaza, un padre con sua moglie e nove figli che si trovano senza cibo. Il padre esce per cercare qualcosa da mangiare; al suo ritorno ritrova tutta la famiglia morta sotto le macerie, uccisa da un bombardamento sionista. Qualcuno di voi può alzarsi e dire che Israele è uno Stato occupante, oppressore e terrorista? Questa verità la sapete tutti in cuor vostro, ma nessuno di voi può dirla ad alta voce, perché vi ritrovereste accusati di antisemitismo, perdereste il vostro lavoro o potreste trovarvi a dividere con me il tavolo a pranzo in carcere, con un’accusa di terrorismo. Per questo dico e ripeto che forse i palestinesi sono i soli liberi in questo mondo di schiavi. Viva la Palestina libera e araba Viva Gerusalemme, sua eterna capitale Pace all’anima dei martiri e dei bambini di Palestina Saremo sempre la prima linea di difesa fino alla liberazione #Palestine #Gaza #FreePalestine #STOPtheGENOCIDE #ananalimansour #hannoun #FreeThemAll | Bruna Bovo

🇵🇸 DICHIARAZIONE RILASCIATA DURANTE IL PROCESSO DA  ANAN YARESH, RESISTENTE PALESTINESE ACCUSATO DI TERRORISMO, CONDANNATO OGGI IN 1°  GRADO DAL TRIBUNALE DI L’AQUILA A CINQUE ANNI E SEI MESI...

Presidio Nazionale per Anan, Alì e Mansour

Tribunale dell'Aquila, venerdì 16 gennaio alle ore 09:30 CET

ultima udienza del processo contro Anan Yaeesh, Alì Irar e Mansour Dogmosh

PRESIDIO NAZIONALE PRESSO IL TRIBUNALE DE L'AQUILA (Via XX Settembre, 68) DALLE 9:30

https://roma.convoca.la/event/presidio-nazionale-per-anan-ali-e-mansour-1

Diversi Processi Stessa Regia: Direzione Nazionale Antiterrorismo e Antimafia

Sede della Direzione Nazionale Antiterrorismo e Antimafia, venerdì 9 gennaio alle ore 11:30 CET

DIVERSI PROCESSI STESSA REGIA: Direzione Nazionale Antiterrorismo e Antimafia

La DNAA guidata dal sionista Melillo, magistrato in quota PD, sta orientando i processi contro i "Colpevoli di Palestina" in tutto il paese, trasformando i tribunali italiani in succursali dei tribunali delle forze di Occupazione israeliane in Palestina.
28 anni in totale richiesti dal pubblico ministero contro Anan, Alì e Mansour per "non aver commesso reati" contro lo Stato italiano. A questi si sono aggiunte le persecuzioni contro Hannoun, Shahin, Salem, Tarek e tanti altri colpevoli di solidarietà con la Palestina contro i Genocidi sionisti o semplicemente per essere arabo-palestinesi

LIBERTA' PER ANAN YAEESH E TUTTI GLI ALTRI PERSEGUITATI!
CONTRO I TRIBUNALI AL SERVIZIO DELL'OCCUPAZIONE DELLA PALESTINA!
CONTRO LA SIONISTIZZAZIONE DELLO STATO ITALIANO!

In vista dell'appuntamento nazionale a L'Aquila per l'ultima udienza del processo contro Anan, Alì e Mansour
PRESIDIO DI PROTESTA
VENERDI' 9 GENNAIO - ORE 11:30
DAVANTI LA SEDE DELLA DNAA (Via Giulia 52, Roma)

https://roma.convoca.la/event/diversi-processi-stessa-regia-direzione-nazionale-antiterrorismo-e-antimafia

Proiezione di Colpevoli di Palestina

Nuovo Cinema Aquila, giovedì 18 dicembre alle ore 18:30 CET

Giovedì 18 Dicembre a partire dalle 18.30 al Nuovo Cinema Aquila 

PROIEZIONE ED INCONTRO PER IL DOCUMENTARIO 

COLPEVOLI DI PALESTINA-LA VICENDA GIUDIZIARIA DI ANAN, ALI E MANSOUR

L’iniziativa, promossa e curata dai collettivi Yallah Artists for Palestine e Gaza Freestyle, nasce raccogliendo l’appello del Comitato Free Anan e si colloca alla vigilia di un momento decisivo: venerdì 19 dicembre si terrà l’udienza finale del processo presso il Tribunale dell’Aquila. La serata si aprirà con un’introduzione al documentario e un aggiornamento sullo stato del processo, a cura dell’avvocato Flavio Rossi Albertini. Al termine della proiezione, si terrà un dibattito pubblico con le realtà che hanno aderito e sostenuto l’iniziativa: GPI – Giovani Palestinesi d’Italia; Maya Issa – Movimento Studenti Palestinesi; Khaled El Qaisi – Unione Democratica AraboPalestinese.

Da oltre due anni Anan Yaeesh è detenuto nelle carceri italiane su richiesta di Israele e, insieme ad Ali Irar e Mansour Doghmosh, è sottoposto a un procedimento giudiziario che mette in luce la complicità dello Stato italiano nella criminalizzazione della resistenza palestinese. Nel corso dell’ultima udienza, l’accusa ha richiesto 12 anni di reclusione per Anan Yaeesh, 9 anni per Ali Irar e 7 anni per Mansour Doghmosh. L’iniziativa intende offrire uno spazio di informazione, confronto e solidarietà attiva in un passaggio di particolare rilievo politico e giuridico

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La Resistenza non si arresta - Assemblea Pubblica

Casa del Parco delle Energie, lunedì 15 dicembre alle ore 19:00 CET

LIBERTÀ PER ANAN, ALI, MANSOUR, AHMAD, SHAHIN e TAREK

📆15 DICEMBRE
🕛19:00
📍ROMA – EX-SNIA, VIA PRENESTINA 175

Vi invitiamo ad un’assemblea coordinata dalle realtà palestinesi, aperta a tutti i gruppi politici, le associazioni, i sindacati e i solidali che si sono attivati per la causa palestinese.

L’obiettivo è puntare i riflettori sul caso di Anan e fare pressione sullo Stato italiano per la sua assoluzione.
Parleremo di come rafforzare la campagna mediatica per la sua liberazione e di come organizzarci per essere numerosi a L’Aquila il 19, giorno della sentenza.

Consapevoli dell’importanza di portare solidarietà ad Anan, Ali e Mansour in un momento così difficile, vorremmo organizzare per il 19 un minibus con partenza da Roma per l’Aquila. Vi chiediamo di confermare la vostra presenza quanto prima, così da comunicarvi costi e orari.

Fondamentale è legare la vicenda di Anan, Ali e Mansour a quella degli altri prigionieri in Italia, ovvero Shahin, Tarek e Ahmad. Questi processi e queste detenzioni fanno parte di un disegno repressivo più ampio, dentro cui rientrano anche i DDL Gasparri, Delrio e Fassino, finalizzato a criminalizzare la Palestina e la sua resistenza.
L’Italia si sostituisce a “Israele” nel perseguire coloro che lottano per la libertà del nostro popolo, allestendo processi farsa, reprimendo il dissenso e colpendo i movimenti che denunciano la complicità del Governo italiano con lo Stato sionista.

Di fronte a questa repressione dobbiamo organizzarci meglio, perché solo una presenza forte e determinata può rispondere a chi vuole criminalizzare la solidarietà.
Anan, Ali e Mansour non sono soltanto imputati: sono tre compagni, partigiani della libertà, la prova concreta del sostegno dell’Italia a Israele, anche quando ciò significa colpire chi difende diritti, giustizia e autodeterminazione.

Per questo diciamo con forza: la repressione non ci fermerà, la solidarietà non arretra, l’organizzazione è la nostra forza. Finché continueranno a colpire uno di noi, troveranno la risposta di tutti.

GIOVANI PALESTINESI D’ITALIA
UNIONE DEMOCRATICA ARABO- PALESTINESE
MOVIMENTO STUDENTI PALESTINESI IN ITALIA
ASSOCIAZIONE DEI PALESTINESI IN ITALIA

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Presidio Nazionale per Anan, Alì e Mansour

Tribunale dell'Aquila, venerdì 19 dicembre alle ore 09:30 CET

PRESIDIO NAZIONALE

L'Aquila 19 Dicembre
dalle ore 9:30
Tribunale, Via XX Settembre 68

Libertà per Anan, Alì e Mansour!
La Resistenza non si arresta!
La Resistenza non si processa!

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Carcere e Guerra - incontro con Mansoor Adayfi

Casa del Parco delle Energie, sabato 13 dicembre alle ore 19:00 CET

Carcere e guerra, incontro con Mansoor Adayfi  SABATO 13.12 H 19 PARCO DELLE ENERGIE – VIA PRENESTINA 175 – ROMA  Mansoor Adyfi è un ex prigioniero del campo di concentramento di Guantánamo, dove è stato  detenuto per oltre 14 anni senza che fosse mai formulata nei suoi confronti nessuna accusa.  Guantánamo è un carcere di guerra statunitense attivo dal 2002, per la lotta al cosiddetto terrorismo, dove vige un perenne stato di eccezione, si opera in condizioni di extra territorialità ed extra  legalità, ed i detenuti subiscono torture, privazioni, e una detenzione arbitrarie.  Nel 2016 Mansoor Adyfi è stato consegnato alla Serbia e ha iniziato una lotta per costruirsi una nuova vita e per liberarsi dalla classificazione di sospetto terrorista.  Oggi è  uno scrittore ed avvocato ed  è l’autore del libro don’t forghet us here, lost and found at  Guantánamo. A partire dalla sulla sua esperienza di prigioniero a Guantánamo ha pubblicato  articoli, rilasciato interviste,  partecipato a documentari  programmi radio e podcast. Mansoor  Adayfi è inoltre un attivista di CAGE international, organizzazione che sta supportando Prisoners  for Palestine.  A dimostrazione della censura in vigore verso chi difende la causa palestinese è stato bloccata la spedizione del suo libro in Italia e gli è stato concesso un visto di solo 5 giorni, motivo  per il quali potrà tenere un numero limitato di incontri. Con questo incontro vogliamo approfondire la conoscenza dei dispositivi contro-insurrezionali usati dagli Stati colonialisti per supportare le loro aggressioni. L’utilizzo di questi strumenti viene sempre giustificato tramite la narrazione della “lotta al terrorismo”. Vediamo, ad esempio, come riguardo alla situazione in Palestina i governi occidentali, mentre non compiono alcun atto concreto contro il genocidio attuato da sionisti, sono sempre pronti a delegittimare la resistenza palestinese ed a censurare, criminalizzare, reprimere ogni forma di solidarietà verso il popolo palestinese che vada al di la dell’umanitarismo di facciata. L’accusa di terrorismo è quindi sempre pronta per essere utilizzata contro chi sostiene la Palestina. Noi invece vogliamo ribadire che liberazione dal colonialismo passa attraverso l’autodeterminazione degli oppressi e quindi tramite la lotta che assume la forma della resistenza. Per noi solidarietà verso la Palestina significa quindi dare legittimità alla resistenza, contrastare ogni forma di collaborazionismo con Israele e smascherare tutta la narrazione mistificatoria a partire appunto da quella della ”lotta al terrorismo”. Dobbiamo inoltre considerare come i dispositivi repressivi sperimentati ed utilizzati nei territori  colonizzati possono “tornare indietro” ed essere utilizzati per la repressione all’interno  dell’occidente. Basti pensare a quel vero e proprio carcere di guerra che è il 41 bis in Italia  (utilizzato anche per la repressione politica) ed alle sue analogie con strutture di tortura e annientamento quali Guantánamo; oppure alla detenzione amministrativa usata tanto contro migliaia di prigionieri palestinesi quanto contro i “senza documenti” nei CPR italiani, oppure ai  ai dispositivi di spionaggio, schedatura e controllo, all’utilizzo dell’intelligenza artificiale come  strumento poliziesco e militare, che Israele sviluppa grazie alla collaborazione con le università occidentali, sperimenta contro i palestinesi e poi rivende all’estero. Riteniamo importante quindi  conoscere questi dispositivi anche per difendersi qui. In particolare in un periodo in cui si  manifestano una crescente crisi economica ed una tendenza alla guerra, alimentata da politiche  militariste (vedi l’aumento delle spese militari e di il ritorno della leva obbligatoria). In questa  situazione la normalizzazione del fronte interno, l’aumento di repressione, controllo e censura,  l’attacco agli sfruttati, agli esclusi, ai movimenti di lotta è più che probabile. Riteniamo necessario  per le classi sfrutate comprendere questa realtà ed attrezzarci per contrastarla.  Nel corso di questo incontro parleremo dello sciopero delle prigioniere e dei prigionieri di Palestine Action nelle carceri britanniche. Al momento vi sono sette “Prisoners For Palestine” in sciopero della fame, di cui tre ospedalizzati, ed alcuni di loro hanno annunciato di volerlo portare avanti ad oltranza. Altri trentatré prigionieri si uniranno allo sciopero, uno di loro Sean Midddlebrough ha colto l’occasione di un permesso di qualche giorno per darsi alla macchia  ed è al momento irrintracciabile, ha rilasciato dichiarazioni con cui rivendica il suo gesto come il rifiuto di essere «un prigioniero di guerra dello Stato d’Israele in una prigione britannica». Fuori dalle carceri ci sono state manifestazioni di solidarietà, mentre proseguono le azioni dirette contro le aziende legate a Elbit Systems (fabbrica che produce droni e sistemi di sorveglianza) di cui gli scioperanti chiedono la chiusura degli stabilimenti nel Regno Unito. Lo sciopero della fame dei detenuti inglesi ha assunto un carattere internazionale, sono entrati in sciopero della fame anche Jakhy McCray negli Stati Uniti (recluso per l’incendio di mezzi della polizia di New York) e Dimitris Chatzivasileiadis prigioniero in Grecia. Hanno fatto arrivare la loro solidarietà i prigionieri palestinesi e Georges Ibrahim Abdallah. In Italia hanno supportato lo sciopero, con varie modalità di protesta, i prigionieri anarchici Luca Dolce (Stecco) –  che ha tenuto  uno sciopero della fame dal 8 al 29 novembre – , Juan Sorroche e Massimo Passamani. 
A dimostrazione che Israele è l’avanguardia della repressione e che nello Stato sionista si sviluppano e sperimentano le pratiche e le tecnologie repressive che in seguito si esportano altrove,  parleremo anche dello sciopero dei prigionieri comunisti turchi, rinchiusi nelle celle pozzo. Si tratta di cubicoli interrati, introdotti recentemente in Turchia come forma di isolamento estremo e  di tortura psicologica, e che sono lo stesso tipo di cella che da anni Israele utilizza per annientare i prigionieri palestinesi. In questo incontro affronteremo inoltre la questione della repressione che lo Stato italiano sta  conducendo – con crescente aggressività – verso i palestinesi ed solidali con il popolo palestinese. 
L’Italia è un paese che da tempo ha adottato misure sempre più spudoratamente filo-sioniste ed una politica estera eterodiretta dagli Stati uniti, questa sudditanza si manifesta anche nel fare lo sbirro per conto di Israele. Tra i vari casi di questa attività poliziesca ricordiamo la condanna di Tarek Didri a 4 anni e 8 mesi di carcere, per avere difeso i manifestanti caricati dalla polizia al  corteo del 5 ottobre 2024 di Roma; Ahmad Salem, un richiedente asilo di 24 anni rinchiuso da 6 mesi nel carcere di Rossano calabro, con il capo di accusa di 270 quinquies (il cosiddetto terrorismo della parola introdotto recentemente), questo per dei semplici video che circolano liberamente in rete e in TV che gli sono stati trovati sul telefonino al momento della richiesta di asilo con un invito al popolo arabo aobilitarsi e scendere nelle trade a fianco dei loro fratelli e sorelle palestinesi; Mohamed Shahin, imam della moschea di S. Salvario a Torino, colpito da decreto di espulsione e trattenuto nel CPR di Caltanissetta, per le sue dichiarazioni a sostegno della resistenza palestinese e dell’attacco del 7 ottobre. Tramite questa iniziativa daremo il nostro contributo alla giornata nazionale di mobilitazione dislocata in sostegno ad Anan Alì e Mansour. I tre palestinesi sono sotto processo a l’Aquila con l’accusa di terrorismo internazionale, ma per noi sono persone che hanno giustamente difeso la loro terra dal colonialismo. Il loro è un processo farsa, istruito dalle autorità italiane per esaudire la richiesta di Israele di colpire Anan, storico e dichiarato membro della resistenza della Cisgiordania.  Nelle ultime udienze abbiamo assistito alla presenza di funzionari dello Stato sionista in sostegno dell’accusa, ovvero i tribunali italiani chiamano i responsabili di un genocidio a testimoniare contro chi  lotta contro questo genocidio. Questo odioso atto di servilismo è ben rappresentato dalla dichiarazione, rilasciata in videoconferenza dal carcere di alta sicurezza di Melfi, da Annan: “É successo in passato, e mi sono trovato di fronte a testimoni israeliani, ma era in un tribunale militare israeliano,di fronte alla giustizia militare all’interno di Israele. Ma non mi aspettavo, ne attendevo, di dovermi trovare ancora una volta ad ascoltare la testimonianza dell’esercito israeliano che occupa la nostra terra e che pratica la pulizia etnica contro il nostro popolo palestinese, e che il loro Primo Ministro, condannato dalla Corte Internazionale come criminale di guerra, fosse un testimone contro di me in un tribunale italiano. Non so più se mi trovo in un tribunale Israeliano e se vengo processato in base alla legge militare israeliana, e se il pubblico ministero sia israeliano o lavori per conto di Israele. Sarà forse un processo militare israeliano, Israele ha davvero così tanta influenza in Italia?” Si è inoltre tenuta la requisitoria della pubblico ministero, la quale nonostante nel dibattimento non è mai riuscita a dimostrare nulla delle accuse rivolte ai tre ha richiesto pesanti condanne, 12 anni per  Anan, 9 per Alì, 7 per Mansur.  Di fatto queste pesanti pene sono quelle che richiede il codice per le accuse loro rivolte, la questione che si pone è che queste accuse sono infondate. Va inoltre ricordato che in Italia esistono le leggi antiterrorismo ( ad esempio l’art, 270 bis ed i suoi derivati) che permettono di infliggere pesanti pene a partire da accuse fumose ed aleatorie, l’Italia in fatto di repressione politica non ha nulla da  invidiare a nessuno. 

Il processo farsa dell’Aquila, è la dimostrazione dell’asservimento della magistratura italiana agli assassini israeliani e della complicità del governo italiano con il genocidio in corso in Asia  occidentale. Difendere la Palestina significa anche difendere i Palestinesi in Europa colpiti dalla  longa manus di Israele e sostenere il diritto dei palestinesi a difendere la loro terra con i mezzi  necessari.  Il 13 dicembre si terrà una giornata nazionale di mobilitazione diffusa in solidarietà con  Anan, Alì e Mansour. 

Il 19 Dicembre si terrà al tribunale di l’Aquila un importante udienza del processo ad Anan,  Alì e Mansour. In questà data parlerà la difesa e potrebbe essere emessa la sentenza.  Invitiamo da ora tutti i solidale a partecipare al presidio che si terrà a partire dalle ore 9.30

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CORTEO STOP AL GENOCIDIO E ALL’OCCUPAZIONE IN PALESTINA

Piazza Vittorio, sabato 13 dicembre alle ore 14:30 CET

LIBERTÀ PER ANAN YAEESH, ALI, MANSOUR, TAREK, AHMAD SALEM E SHAHIN

LA RESISTENZA NON È TERRORISMO

STOP ACCORDI – SANZIONI ED EMBARGO ORA!

sabato 13 dicembre

ore 14:30

Piazza Vittorio

In Palestina il genocidio e la pulizia etnica continuano senza sosta.

Mentre media e governi provano a spegnere i riflettori, a normalizzare l’orrore e a trasformare un massacro in una “questione geopolitica”, sta a noi tenerli accesi: nelle piazze, nei territori, nelle scuole, ovunque.

Questo piano colonialista ha un obiettivo chiaro: svuotare le piazze, reprimere il dissenso, spegnere la mobilitazione popolare.

Oltre metà della Striscia è stata occupata e suddivisa in zone gialle, blu, verdi e rosse, tutte sotto il controllo dell’esercito israeliano.

Si spara contro chiunque tenti di raggiungere la propria casa distrutta o i terreni agricoli, costringendo la popolazione palestinese a uno stato di sfollamento permanente.

“Israele” continua a violare tregue e a colpire popolazioni e territori, estendendo l’aggressione anche oltre i confini palestinesi.

Nel sud del Libano stanno costruendo un nuovo muro di separazione, un altro muro della vergogna, come quello che in Cisgiordania frammenta, isola e imprigiona intere comunità.

In Cisgiordania i coloni “israeliani”, protetti dall’esercito, continuano ad assaltare villaggi palestinesi: case date alle fiamme, campi distrutti, civili aggrediti, bambini terrorizzati.

A Gaza la realtà è quella di un assedio totale: fame, mancanza di acqua, assenza di cure sanitarie, ospedali e scuole distrutti, migliaia di palestinesi uccisi.

Non è guerra: è sterminio pianificato.

Mentre questo accade, in Italia si costruisce un apparato repressivo per colpire chi parla, chi insegna, chi si organizza e chi manifesta.

Dopo il decreto sicurezza, arriva il decreto “Gasparri”, che colpisce direttamente il mondo della scuola e dell’università: un tentativo chiaro di censurare la Palestina dai programmi scolastici, dagli spazi di dibattito, dalla ricerca, dalle assemblee studentesche. Vogliono trasformare la conoscenza in propaganda e l’istruzione in silenzio.

Ora, con i disegni di legge Delrio e Fassino, si compie un passo ulteriore e pericolosissimo: confondere deliberatamente antisionismo e antisemitismo, per criminalizzare chi denuncia le politiche coloniali e di apartheid dello Stato di Israele.

Questo serve a colpire il di movimento di solidarietà e a intimidire docenti, studenti, militanti e rendere di fatto reato supportare la liberazione del popolo palestinese.

Questi provvedimenti dimostrano, ancora una volta, ciò che diciamo da tempo: il Partito Democratico è parte integrante di questo sistema di complicità.

Dalla destra alla cosiddetta sinistra parlamentare, il sostegno politico, economico e militare a Israele è trasversale. Dopo oltre 70.000 martiri palestinesi non accettiamo più balbettii, distinguo o ipocrisie. Questa non è ambiguità: è complicità diretta.

Anan Yaesh, Ali Arar e Mansour sono tre partigiani palestinesi. Non possono essere processati per la loro lotta: la resistenza non si processa e la resistenza non è terrorismo.

Così come è inaccettabile la detenzione Tarek dal 5 ottobre 2024, di Ahmad Salem da oltre sei mesi e l’arresto dell’imam di Torino Mohamad Shahin: esempi evidenti di persecuzione politica.

LE NOSTRE RICHIESTE SONO CHIARE:

– Fine immediata del genocidio e dell’occupazione della Palestina

– Ingresso libero e incondizionato degli aiuti umanitari a Gaza

– Stop a ogni accordo e cooperazione con lo Stato di Israele

– Boicottaggio accademico, militare, culturale, economico, sportivo e politico

– Sanzioni internazionali ed embargo sulle armi

– Libertà per tutti i prigionieri politici palestinesi e per Mohamad Shahin

– Inserimento della Nakba nei programmi scolastici e nella memoria collettiva

In vista dell’udienza del 19, è fondamentale che il 13 dicembre si accenda l’attenzione e si rafforzi la mobilitazione per Anan, Ali e Mansour. Invitiamo tutte e tutti, partiti, movimenti, collettivi e sindacati, a partecipare numerosi al presidio davanti al Tribunale de L’Aquila il 19 dicembre alle ore 9:30.

Non è estremismo: è dignità.

Non è violenza: è resistenza politica, storica e umana.

PALESTINA LIBERA

FERMIAMO IL SIONISMO CON LA RESISTENZA

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Presidio Nazionale per Anan Yaeesh, Ali Irar e Mansour Doghmoush

Tribunale dell'Aquila, venerdì 21 novembre alle ore 09:30 CET

Si avvicina alla conclusione il processo ai tre cittadini palestinesi Anan, Ali e Mansour, in corso presso il tribunale de L’Aquila. Nella prossima udienza, prevista per il 21 novembre, si chiuderà l’istruttoria dibattimentale, prima delle conclusioni del Pubblico Ministero e della difesa.

Finora non è emerso alcun elemento incriminante a carico degli imputati. Il diritto internazionale e il diritto internazionale umanitario – dalla Risoluzione ONU 37/42 alla Carta delle Nazioni Unite, fino alla Convenzione di Ginevra – riconoscono il diritto del popolo palestinese alla resistenza contro l’occupazione militare illegale, anche attraverso il ricorso alle armi, purché non vengano coinvolti civili estranei al conflitto. Nel corso del processo non è emerso alcun superamento di questo limite.

Un punto centrale è stato il tentativo dell’accusa di presentare un insediamento illegale israeliano, che ospita anche una base militare, come una semplice cittadina civile israeliana. Per sostenere questa tesi, la Procura ha cercato di inserire nel fascicolo un documento proveniente dall’ambasciata israeliana a Roma, ma il giudice ne ha negato l’ammissione. In risposta, l’accusa ha richiesto di convocare l’ambasciatore israeliano come testimone nella prossima udienza.

La presenza stessa dello Stato genocidario di Israele in aula, chiamato dalla Procura, è purtroppo coerente con la politica di complicità dell’Italia con l’occupazione israeliana dimostrata anche nel corso di due anni di conclamato genocidio.

Meritevole di condanna politico-giuridica è che nel luglio del 2024 la Corte Internazionale di Giustizia, oltre a condannare l’occupazione israeliana e le politiche di insediamento, ha anche indicato che tutti gli Stati membri dell’ONU hanno non solo l’obbligo di non riconoscere la situazione illegale derivante dall’occupazione, ma anche di non fornire assistenza o aiuto al mantenimento di tale situazione.

Riteniamo che, oltre al fatto che l’ambasciata israeliana sia stata chiamata a testimoniare dalla Procura della Repubblica italiana, questo processo, per come si è sviluppato, rappresenti l’ennesima palese violazione di quanto disposto dalla CIG, e che sia indubbiamente un processo volto a spezzare e colpire qualsivoglia forma di resistenza nei Territori Palestinesi occupati e a fornire assistenza attiva da parte dell’Italia a Israele nel mantenere tale occupazione in piedi.

Invitiamo tutti a partecipare al presidio davanti al Tribunale de L’Aquila nella giornata dell’udienza di venerdì 21 novembre, per esprimere solidarietà ad Anan, Ali e Mansour, e per ribadire che la resistenza non si arresta né si processa!

https://roma.convoca.la/event/presidio-nazionale-per-anan-yaeesh-ali-irar-e-mansour-doghmoush