a urbino, fino al 10 luglio: “il sogno di una cosa migliore. presenze e idee. 1967 – 2027”, accademia di belle arti
ll sogno di una cosa migliore. Presenze e idee. 1967 – 2027
Pierpaolo Calzolari, “Marco Cavallo”, Vittorio Basaglia, Concetto PozzatiA cura di Luca Cesari
Accademia di Belle Arti di Urbino – Sala A. Cappelli
10 maggio – 10 luglio 2026
“Marco Cavallo”, riproduzione in 3D del modello originale della scultura metallica e in cartapesta realizzata nel 1973 da Vittorio Basaglia insieme ai pazienti del manicomio di Trieste, replicato dalla Scuola di Scultura dell’Accademia di Urbino. Foto Gian Luca Proietti.
“Il sogno di una cosa migliore. Presenze e idee. 1967 – 2027” è una mostra-evento pensata per festeggiare in anteprima il sessantennale dell’Accademia di Belle Arti di Urbino, rievocando la straordinaria stagione del ’68 che l’istituzione affrontò sotto la lungimirante direzione di Concetto Pozzati, ponendo al centro la riproduzione 3D del monumentale “Marco Cavallo” realizzato da Vittorio Basaglia (cugino di Franco Basaglia), come occasione per rievocare l’importanza di una stagione di grande cambiamento, apertura e sovvertimento delle regole.
Curato da Luca Cesari, il progetto muove dal desiderio di presentare al pubblico un’accurata selezione di opere e documenti d’archivio in grado di restituire l’atmosfera fervida e rivoluzionaria dei primi anni dell’istituzione (appunto fondata nel 1967) e del suo innovativo progetto didattico originario.
La mostra si focalizza sulla straordinaria stagione legata al clima del 1968, un momento che impresse una svolta indelebile sulla cultura e le arti. Sotto la guida illuminata del Direttore e artista Concetto Pozzati, l’Accademia di Urbino seppe proporre un concreto ammodernamento dell’impostazione della didattica, inserendosi con audacia nell’ambiente – allora non particolarmente ricettivo – dell’istruzione artistica nazionale. Pozzati seppe delineare il progetto di un’Istituzione di Alta Formazione d’avanguardia per l’epoca, chiamando all’insegnamento personalità di altissimo profilo, artisti e intellettuali come Pier Paolo Calzolari, Vittorio Basaglia, Mario Ceroli, Rodolfo Aricò, Gianni Celati, Alberto Boatto e Toni Toniato. Quella indimenticabile stagione viene oggi rievocata non come mera ricostruzione storica, ma come vivo “campo di relazioni”.
Il percorso espositivo presenta quindi preziosi documenti storici risalenti al periodo fondativo 1967-1974, custoditi negli archivi dell’Accademia, affiancati da foto storiche di Pier Paolo Calzolari e da due importanti opere pittoriche di Concetto Pozzati datate 1968 e 1969.
Fulcro concettuale e visivo della mostra è la figura di “Marco Cavallo”, il grande cavallo azzurro indissolubilmente legato all’impegno intellettuale e militante di Franco Basaglia e alla stagione della riforma psichiatrica italiana. In mostra compare una straordinaria riproduzione in 3D del modello originale della scultura metallica e in cartapesta realizzata nel 1973 da Vittorio Basaglia (cugino di Franco) insieme ai pazienti del manicomio di Trieste, durante un laboratorio artistico collettivo svolto nei primi anni ‘70. Curata e replicata in 3D dalla Scuola di Scultura dell’Accademia di Urbino, l’opera diventa l’emblema di una stagione in cui i confini tra pratiche artistiche, istituzione psichiatrica e partecipazione collettiva risultarono profondamente permeabili. Come descritto nel testo critico del curatore, la mostra si configura come un «avant-propos», un dispositivo culturale in cui “Marco Cavallo” assume un ruolo simbolico più ampio, unendo l’arte all’azione nello spazio sociale.
Come osserva il direttore e curatore Luca Cesari, “le Accademie di Belle Arti sono oggi a tutti gli effetti «università delle arti», nonostante il loro pieno riconoscimento come istituzioni universitarie sia arrivato con storico ritardo rispetto ad altri paesi europei. Un ritardo strutturale che incide ancora su risorse e posizionamento culturale. In questa prospettiva, l’Accademia di Urbino si colloca dentro una trasformazione più ampia del sistema formativo, tra autonomia disciplinare e integrazione universitaria, muovendo una profonda riflessione sul presente: cosa significa oggi formare un artista?”
Questo sguardo rivolto al contemporaneo si riflette nel rinnovamento dell’offerta formativa dell’Accademia di Urbino oggi. Accanto agli indirizzi storici di Decorazione, Pittura, Scultura, Scenografia e Grafica d’Arte, Illustrazione e NTA (Nuovo Tecnologie dell’Arte), l’Istituzione ha introdotto altri percorsi di studio innovativi. Per il primo livello, i corsi in Educazione al Patrimonio Artistico e Welfare Culturale (attivo dal 2025/26) e Human Centered Multimedia Art (dal 2026/27); per il secondo livello, corsi specifici e professionali come Critical Game Art, Design per la Fiction, Grafica d’Arte per le Arti Visive, Scenografia per lo Spettacolo e Scultura nei linguaggi dell’arte visiva e tecnologie, confermandosi in continuità con l’eredità sperimentale innescata dai maestri fondatori.
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L’Accademia di Belle Arti di Urbino, istituita nel 1967, con D.P.R. n. 1538 del 29 settembre, è tra le prime fondate, unica in questa zona d’Italia, dopo le Accademie storiche, già “Regie Accademie”, in una città di grandi tradizioni artistiche e culturali, dagli splendori del Rinascimento fino a Federico Barocci e alla sua scuola, sede peraltro di un’antica Università, e universalmente nota per aver dato i natali, tra altri, all’insigne Raffaello Sanzio.