Negli anni Venti e Trenta del Novecento di soldi ne circolavano pochi, soprattutto in ambiente contadino come quello in cui erano cresciuti i miei nonni.
I giocattoli, quelli di legno o metallo, li portavano una volta l'anno Santa Lucia (nel caso di questa mia nonna bresciana) o Gesù Bambino, se si era stati particolarmente buoni.
Per il resto dell'anno occorreva arrangiarsi.

E un papavero diventava una bambolina danzante!
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Colto un papavero con un po' di stelo, si allontanano gentilmente gli insettini che l'avevano scelto come B&B (o motel a ore...) e, con grande delicatezza, si rovesciano i petali all'indietro, verso il basso.

Ah, per costruire questo giocattolo servirà anche un pezzetto di spago o di filo.

Dunque, dicevamo: si rovesciano i petali, si tengono verso il basso si fanno due o tre giri col filo, per assicurarli in posizione.

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Quest'anno, per la prima volta, in un angolino sono spuntati dei papaveri.
E il loro numero è così considerevole, gli impollinatori sono tanti e così affaccendati, da farmi ritenere giusto sacrificarne uno (che poi farò essiccare, a futura memoria) per farvi vedere un gioco che mi aveva insegnato mia nonna (sì, quella nata a Gardone Riviera nel 1921 e che aveva conosciuto Gabriele D'Annunzio).
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