Non ho nessun diritto di chiedere ad Alfredo Cospito di smettere lo sciopero della fame perché lui sta morendo per poter continuare a vivere, perché ama così tanto la vita che non la vuole vedere appassire fra le mura di un carcere
"Ricordare quei momenti mi provoca una profonda rabbia, è difficile ripensare a quei giorni senza provare di nuovo l’angoscia di allora, temevo che la capacità di reagire del mio fisico non fosse pari alla mia volontà."
Molti di coloro che hanno scritto la nostra Carta Costituzionale il carcere lo conoscevano bene, perché sotto il regime fascista c’erano stati, e si sono ispirati a un’idea di carcere come possibilità di cambiamento. La lotta alla criminalità organizzata va portata avanti con cultura, intelligenza, razionalità e soprattutto rispettando la nostra Carta Costituzionale
La pena di morte e le pene corporali nelle nostre “Patrie Galere” continuano ad esistere: secondo i dati pubblicati dal Ministero di Giustizia, nell’anno appena passato 61 persone si sono tolte la vita all’interno degli istituti di pena italiani.
La pena deve dare speranza, altrimenti è solo un'esecuzione e una vendetta. Non si può essere colpevoli per sempre: qualsiasi cosa dovrebbe avere un inizio e una fine. L'ergastolano non può guardare in faccia il futuro, può solo guardare il tempo che va via.
La Corte Costituzionale ha imposto di rivedere l’ergastolo ostativo, c’è da essere contenti? Si! Ma non tanto, perché questa terribile condanna continuerà ad esistere, a rafforzarsi e a legittimarsi.
Signor Presidente, per l’emergenza coronavirus molti Paesi hanno svuotato le loro carceri, perché l’Italia ancora non l’ha fatto? Lei ha detto: “Sarò l’avvocato degli italiani” ma lo sarà anche per i detenuti?