🧵 La premio Nobel iraniana Narges Mohammadi denuncia le torture dell’isolamento e l’orrore della sua detenzione
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La premio Nobel iraniana Narges Mohammadi denuncia le torture dell’isolamento e l’orrore della sua detenzione - Valigia Blu

Condannata a 44 anni di carcere per il suo attivismo politico, la Premio Nobel per la Pace 2023, Narges Mohammadi, ora versa in condizioni critiche. In un estratto esclusivo dai suoi scritti, fatti uscire di nascosto dal carcere con enorme rischio, Mohammadi descrive l’orrore della sua detenzione.

Valigia Blu
L'attivista iraniana Narges Mohammadi Premio Nobel per la Pace 2023 è stata finalmente trasferita in un ospedale di Teheran. Dopo mesi di richieste respinte dai vertici del carcere di Zanjan le sue condizioni di salute sono critiche. Il suo team legale parla di una vera condanna a morte
Negli ultimi mesi Mohammadi ha perso 20 chili e ha subito un sospetto attacco cardiaco. La sua detenzione è segnata da quella che lei stessa definisce negligenza medica sistematica: una strategia del regime per indebolire l'opposizione aspettando che il corpo dei prigionieri ceda lentamente
Il Guardian ha pubblicato estratti dei suoi diari scritti clandestinamente in cella. In questi testi che comporranno il libro "A Woman Never Stops Fighting" Mohammadi descrive l'orrore della "tortura bianca" ovvero l'isolamento prolungato che distrugge la psiche attraverso la privazione sensoriale
"Combattere la tirannia e l’oppressione è sempre difficile. Ma quando sei privato di ogni scelta, quando la tua libertà d’azione si avvicina allo zero e ti trovi di fronte al potere nella sua forma più potente e inderogabile, la lotta diventa qualcosa di completamente diverso. Diventa mortale", scrive Mohammadi
“I regimi autoritari non hanno sempre bisogno della corda del boia. A volte, si limitano ad aspettare che il corpo umano ceda – e poi si assicurano che non arrivi alcun aiuto, oppure creano le condizioni in cui la morte possa sopraggiungere facilmente, favorendola ostacolando le cure salvavita”
Arrestata 14 volte e condannata a un totale di 44 anni di carcere e 154 frustate Mohammadi continua a denunciare l uso della malattia come arma di repressione. La sua lotta per i diritti delle donne e contro la pena di morte prosegue nonostante le sbarre e il grave rischio per la sua vita