Ci sono numeri che non dovrebbero esistere.
Centinaia di migliaia di uomini mandati a morire.
Famiglie distrutte.
Madri, padri, figli, fratelli, amici, ridotti a statistiche dentro un articolo di giornale.
E tutto questo perché, ancora una volta, la follia di pochi potenti decide che la diplomazia può essere buttata via e sostituita dai missili, dalle trincee, dai droni, dai funerali.
A prescindere dalle motivazioni, dalle bandiere, dalle versioni ufficiali, dalla propaganda e dalle frasi solenni dette davanti alle telecamere, alla fine la guerra produce sempre la stessa cosa.
Morte.
Non muoiono “strategie”.
Non muoiono “interessi geopolitici”.
Non muoiono “zone d’influenza”.
Muoiono persone.
Persone vere, con una vita prima della divisa, con qualcuno che le aspettava, con sogni normali, magari piccoli, magari semplicissimi. Tornare a casa. Vedere crescere un figlio. Invecchiare. Vivere.
E invece finiscono nel grande tritacarne della storia, mentre chi decide spesso resta lontano dal fango, dal sangue e dalle bare.
La guerra è il fallimento più antico e più vergognoso dell’umanità.
È quando il potere smette di parlare e comincia a consumare vite umane come fossero materiale di ricambio.
E ogni volta ci raccontano che era inevitabile.
Che non c’erano alternative.
Che bisognava farlo.
No.
La guerra non è mai una cosa astratta.
È sempre qualcuno che muore al posto di qualcun altro che ha deciso.
E davanti a certi numeri non resta molto da dire, se non provare tristezza, rabbia e vergogna.
Perché quando la diplomazia viene sostituita dalla guerra, non vincono i popoli.
Vincono solo la morte, la propaganda e la follia di chi considera sacrificabili le vite degli altri.🙏
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