Cosa si può dire di WOUT VAN AERT?
Dopo anni di sfortune, di cadute e di incidenti, vince la sua prima monumento sulle pietre, vince la sua prima Parigi-Roubaix, quando ormai tutti lo davano per finito.

Non oso immaginare cosa gli sia passato per la testa all'ingresso del velodromo, quando ha sentito la campana, quando ha superato Pogacar e ha potuto prendersi un attimo per tornare al 8 aprile 2018, quando il suo compagno di squadra, Michael Goolaerts ci ha lasciato, proprio su quelle pietre.

Il ciclismo di ieri, o forse il Ciclismo, ci ha raccontato una delle sue storie più belle. Quella dell'eterno secondo che sconfigge il ciclista più forte del mondo, forse il più forte della storia, sul pavè come fece all'ultima tappa del Tour dello scorso anno.

La gara del fiammingo è stata perfetta, è rimasto coperto, ha preso in testa la foresta di Aremberg e l'ha distrutta. Due guai meccanici (uno molto presto) e uno a 70km dal traguardo ma che alla fine non hanno inciso sul risultato.

Passiamo ai vinti, Tadej Pogacar si inchina, come fece Merckx, alla Regina delle classiche, non riuscirà a vincere 3 monumento consecutive nella stessa stagione.

Ha corso una gara assurda, mettendo la squadra a tirare fin dal primo metro e ha distrutto la corsa.
La foratura, il cambio di bici con quella Shimano, il successivo cambio di bici e un'ulteriore foratura sembravano indicarci una nuova gara in stile Sanremo ma una volta entrato nel velodromo ha sbagliato tutto.

Van Der Poel ci ha regalato il momento più alto del ciclismo almeno da quando Roglic si è ritrovato senza ammiraglia perché si erano fermati per esigenze fisiologiche.

La bici di Philpsen con i pedali sbagliati, Del Grosso che con una tranquillità diventa un meccanico di F1.

E poi una rincorsa folle!

Onestamente era il più forte in gara, ma lo storia dovrà attendere anche per lui.