
Il ritorno della Russia alla Biennale di Venezia e l'ennesima figuraccia internazionale dell'Italia - Valigia Blu
L'ennesima figuraccia internazionale dell'Italia che vede protagonisti l'arte e la Russia, e l'uso dell'arte come strumento di legittimazione dei regimi.
Valigia BluIl ritorno del padiglione russo alla Biennale di Venezia, per la prima volta dall’invasione su larga scala dell’Ucraina, è diventato un caso politico internazionale. La Biennale lo ha difeso in nome di dialogo, apertura e libertà artistica
A confermare la scelta è stato Mikhail Shvydkoy, oggi inviato del Cremlino per la cooperazione culturale internazionale. Il progetto sarà coordinato dalla Gnessin Russian Academy of Music e coinvolgerà 38 artisti. La linea russa è che Mosca “non è mai andata via”
Di fatto, dal 2022 la Russia non partecipava con un proprio progetto: allora il padiglione chiuse dopo il ritiro di artisti e curatori in protesta contro l’invasione. Nel 2024 fu affittato alla Bolivia, nel 2025 ospitò Thomas Heatherwick
Il caso richiama polemiche già viste in Italia, come quelle su Valery Gergiev, invitato e poi escluso da “Un’estate da re”, e quelle sulla Biennale 2024 per Russians at War, documentario accusato di offrire una prospettiva manipolatoria sulla guerra
Stavolta però è intervenuta la Commissione europea, che attraverso Henna Virkkunen e Glenn Micallef ha condannato la decisione di consentire alla Russia di riaprire il padiglione, minacciando la sospensione o la cessazione di un finanziamento Ue
A questo si aggiungono una lettera firmata da ministri di 22 paesi europei, che definisce “inaccettabile” la partecipazione russa, e un’altra promossa dai padiglioni estone, lettone, lituano e finlandese contro il ritorno di Mosca
Sul piano delle mobilitazioni, Nadya Tolokonnikova delle Pussy Riot ha annunciato una protesta a Venezia. Anche l’Ucraina ha reagito duramente: la Biennale, ha detto il ministro della Cultura non deve diventare un palcoscenico per nascondere i crimini di guerra russi