«La prossemica dei banchi disposti in fila, tutti rivolti verso la cattedra, la predella tanto cara a Ernesto Galli della Loggia, la campanella che scandisce i tempi, il registro, l’appello, e ovviamente i voti, le note, eccetera. E poi, appunto, l’alzarsi in piedi. Ognuno di questi elementi non è neutro.
Ognuno dice qualcosa su chi comanda e chi obbedisce, su chi ha il diritto di parlare e chi deve stare in ascolto, su dove risiede l’autorità e come si manifesta. Compreso il tempo, lo spazio lasciato alla liberà della presa di parola e dei gesti».

