1/n
"Il desiderio di #Deleuze non è il desiderio di #Freud. Non è l’istanza in conflitto con l’interdetto e la Legge, né è il bisogno prefigurato dalla teoria marxiana. Si distingue dal bisogno perché il bisogno è bisogno di un qualcosa, trascende sé stesso, mentre il desiderio è produrre per produrre, senza prodotto."
2/n
"Non è conflitto tra Es e Super-io, non è cifra dell’alienazione capitalista. Di nuovo, quindi, che cos’è il desiderio? Lacan ci era andato vicino, ma – purtroppo – aveva poi finito per indicarlo, definirlo: l’oggetto a piccolo, o a minuscolo, l’analista. In ciò, #Lacan fa come #Orfeo: sceso nell’Ade stabilisce un patto con la divinità, ma non riesce a mantenerlo fino in fondo, si gira proprio sulla soglia e il desiderio svanisce, [...]"
3/n
"[...]o forse come la moglie di Lot che, volgendosi a guardare la distruzione della città, diventa sale. Questo è il senso del taglio, nel rasoio del linguaggio. Il desiderio di #Deleuze è come l’angelo custode, o il diavoletto tentatore, sta sempre alle mie spalle, ma se mi volto per guardarlo non è mai dove lo cerco, è sempre altrove. Non è minuscolo, è impercettibile, evanescente, infinitesimo."
4/n (fine)
Tratto da "Deleuze e la clinica. La clinica come pratica dissidente": https://www.fatamorganaweb.it/la-clinica-come-pratica-dissidente.
La clinica come pratica dissidente – Fata Morgana Web

Deleuze e la clinica. Un articolo di Pietro Barbetta

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