1/n
❝L’#oblio è spesso concepito come un processo passivo: i ricordi, se non vengono richiamati, si dissolvono lentamente. Nel #linguaggio comune – e nella letteratura – dimenticare ha sempre goduto di una cattiva fama. In italiano, “#dimenticare” deriva da demens, cioè “senza #mente”.
2/n
Anche il termine “oblio” non viene tenuto in particolare considerazione: deriva dal latino oblivium, composto da ob (verso) e dalla radice liv, “scolorire”,“diventare oscuro” – un’allusione diretta al lato buio della memoria.In molte lingue, il termine che designa il dimenticare è associato a una perdita o a un difetto. In cinese tradizionale, wàngjì (忘记) trasmette l’idea di qualcosa che si allontana dalla mente. In greco moderno, ξεχνώ (xechnó) significa letteralmente “perdere dalla mente”.
3/n
In inglese, to forget deriva dall’antico inglese forgytan, da for- e gietan (“afferrare”), e indica la perdita della presa su qualcosa. In sloveno, pozabiti significa anche “seppellire”. È interessante notare che in polacco “dimenticare” si dice zapominać, mentre in russo zapominat significa esattamente l’opposto: “#ricordare”.
4/n (fine)
Solo in arabo esiste un legame esplicito tra la natura umana e l’oblio: laparola Insān, che indica l’essere umano, deriva da Nisyān, “dimenticare”. L’uomo, dunque, è definito come “colui che dimentica”. In questo libro parleremo proprio del dimenticare: del perché, di come, di quanto e di quando dimentichiamo.❞