Della faccenda "scandalo Roma Pride perché c'ha Starbucks come sponso' e Starba' è l'ennesima multinazionale che finanzia Israhell e ce ne siamo accorti solo adesso" ritorna in mente solo l'analisi che tanto Francesca Albanese quanto altrɜ professionistɜ stanno facendo sul cambio (minuscolo, ininfluente, ma comunque da notare) che stanno facendo molti personaggi pubblici nel parlare un po', finalmente, di quello che sta succedendo a Gaza; timidamente, senza disturbare troppo, si stanno esponendo un po' pochino.
Le persone frocie che si stanno scandalizzando adesso mi stanno facendo lo stesso effetto. Siamo le vip della nostra colonità, anche se non abbiamo nelle nostre tasche personali gli stessi miliardi dei personaggi pop che sventolano adesso una bandiera palestinese. [continua nei commenti]

[1] Abbiamo avuto il privilegio, in questi anni, di fottercene non solo della problematicità delle multinazionali nei pride a prescindere (non tuttɜ: nelle città dove ci sono i contro-pride questa consapevolezza è già avvenuta da tempo), ma soprattutto di non vedere la correlazione tra multinazionale e supporto di Israele. Bravi tutti, sono fiera di noi.

Conigli Bianchi ci ha provato a dirlo, tirando le somme e sono comunque più rappacificantɜ di quanto meriteremmo,

Ma se proprio dovessi dirvi dove mi trovo mentalmente vi indicherei questo articolo qui, di Antonia Caruso, che è un po' all'origine del malessere diffuso sul corpo: mio, politico, della comunità che vorrei e che non c'è ancora. [continua]

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