8 anni ci sono voluti. Otto. Dopo un incidente, le indagini, i lavori di ripristino e le infinite beghe istituzionali che hanno rischiato di far sparire per sempre uno dei veri simboli di Trieste, il Tram è di nuovo sulle sue rotaie, a scarpinare per salite che arrivano alla pendenza del 26%, a rivelare scorci incantevoli del golfo e del carso triestino, ad accompagnare turisti e lavoratori, ciclisti e trekker dalla pianura all'altopiano.
La vettura era piena di triestini che, per la prima volta dopo tanto tempo, potevano riascoltare lo sferragliare della carrozza, il fischio agli incroci con la strada, il lento e ritmico incedere delle traversine. Poco importa che una nebbia bastarda limitasse la visibilità: tutti emozionati e con il sorriso come chi, dopo tanto, troppo tempo, ritrova un caro amico d'infanzia. Lungo la linea gli addetti, anche loro sorridenti e gli automobilisti curiosi ai passaggi a livello mentre a bordo c'era anche chi, come mia figlia, il tram non l'aveva mai visto: una leggenda che diventa realtà.
Ed in una città in cui la gentrificazione sta pian piano erodendo lo spirito di quel "bambino con le mani troppo grandi per regalare un fiore", c'è di nuovo lui, quel tram "nato disgrazià", che tanto incarna la triestinità e la testardaggine che la caratterizza. #trieste #tram #opicina