La famiglia di Francesca Albanese ha fatto causa a Donald Trump per le sanzioni.
A Trump e diversi alti funzionari dell’amministrazione Usa.

di Lorenzo Tosa

Dopo un anno di sanzioni, conti bloccati, un killeraggio economico feroce e inumano l’impossibilità persino di offrirle un caffè, il marito Massimiliano Cali e il figlio della relatrice per i territori palestinesi occupati hanno deciso di portare in tribunale l’uomo più potente del mondo per avere giustizia e tornare ad avere una vita normale.

La famiglia allora si è presentata al Tribunale distrettuale di Columbia e ha messo nero su bianco le violazioni dei diritti garantiti dal primo, quarto e quinto emendamento.

Lo hanno accusato di aver sequestrato i suoi beni senza alcun processo né possibilità di difesa.

In una parola: la famiglia Albanese ha dichiarato quelle sanzioni “incostituzionali”.

Finalmente!

Hanno cercato di distruggere la vita di una persona la cui unica “colpa” è quella di aver fatto i nomi degli israeliani responsabili del genocidio e delle aziende internazionali che l’hanno sostenuto.

Ora Trump ne risponderà davanti a un tribunale.

Una donna sola e coraggiosa contro l’uomo e lo Stato più potente del mondo.

Davide contro Golia.

Sto con tutto me stesso con Francesca Albanese e la sua famiglia.

È ora che abbia giustizia. La dignità non l’ha mai persa.

#trump #francescaalbanese #sanzioniusa

@news

Cuba sotto assedio: embargo, Trump e la guerra economica contro un popolo

La crisi non cade dal cielo: è prodotta da embargo, sanzioni e ricatti energetici. Cuba paga il prezzo della sovranità, tra ipocrisia europea e stretta di Trump. E proprio perché …

Osservatorio Repressione
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Per Alessandro Messina, già direttore generale di Banca Etica, responsabile dei crediti nell'Associazione bancaria italiana e responsabile controlli e antiriciclaggio di altri intermediari, aprire un conto corrente alla Relatrice speciale delle Nazioni Unite colpita dalle sanzioni di Trump è possibile e necessario, "con tutte le cautele richieste dall’antiriciclaggio". Gli abbiamo chiesto di spiegarci bene come e perché

Altreconomia

Da Lorenzo Tosa
Poco fa, in una conferenza stampa in Senato organizzata da Avs, Francesca Albanese ha raccontato cosa significhi davvero essere colpita da sanzioni dal Paese più potente al mondo.

È un racconto da brividi, che Meloni e Tajani dovrebbero ascoltare dall’inizio alla fine e magari provare un po’ di vergogna per il loro silenzio.

“Non posso nemmeno aprire un conto corrente bancario, dunque non posso fare quasi niente. Sono rientrata a Napoli per ragioni familiari e, non avendo una carta di credito, non ho potuto nemmeno affittare un’auto.
Sono costretta a girare con i contanti.

Sono accusata di essere una minaccia per l'economia globale.
Questo significa che le persone che hanno rapporti con me, in particolare dal punto di vista finanziario, possono essere soggette a sanzioni penali e pecuniarie fino a un miliardo e a 20 anni di carcere!
Significa, per esempio, che mia figlia, che è cittadina statunitense, è tecnicamente passibile di arresto per avermi comprato un caffè.

Questo ha creato il gelo intorno a me, non per mancanza di fiducia ma per l'atteggiamento di minaccia dell'amministrazione Usa.

Questa nei miei confronti è una modalità punitiva e persecutoria.

Non è solo un attacco a me, è un attacco alle Nazioni Unite, ed è per questo che servono i governi, il mio innanzitutto.
Eppure nessun membro del governo italiano mi ha chiamato per esprimermi solidarietà. Altri governi lo hanno fatto, non quello italiano.

Se sono sorpresa? In un ordinamento costituzionale ci si aspetta che l'organo preposto a difendere la Costituzione si pronunci su un provvedimento senza precedenti come questo. Spero che gli italiani si rendano conto di quello che sta succedendo in questo Paese”.
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@attualita
#francescaalbanese #sanzioniusa

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