Dalla “Porta globale” europea rientrano colonialismo e disuguaglianze

Tre anni fa l’Ue ha lanciato la sua alternativa alla “Nuova Via della seta” cinese. Avrebbe dovuto promuovere gli interessi dei Paesi a basso reddito, distinguendosi da Pechino e mobilitando fino a 300 miliardi di euro tra 2021 e 2027. Ma un rapporto indipendente di una rete di Ong ne traccia un bilancio amaro, smontando la retorica della Commissione von der Leyen. L'editoriale del direttore, Duccio Facchini

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