Ottorino Respighi – Pini di Roma
Nel 1923, Ottorino Respighi (1879 -1936) si trasferì da Bologna a Roma. La capitale lo colpì immediatamente con le sue meravigliose fontane e i suoi caratteristici pini dalla caratteristica forma a ombrello. Queste visioni lo ispirarono a creare un trittico (la Trilogia Romana) di poemi sinfonici dedicati a Roma: Fontane di Roma (1916), Pini di Roma (1924) e Feste Romane (1928).
Pini di Roma
Il secondo poema sinfonico della trilogia è Pini di Roma (1924). Il brano, della durata di circa 21 minuti, mira a evocare diverse scene e atmosfere collegate ai maestosi pini che caratterizzano il paesaggio romano.
Respighi indicò note programmatiche sulla partitura per ciascuno dei quattro movimenti:
Orchestrazione e Strumenti Innovativi
Respighi richiede un orchestra molto grande per l’esecuzione, compresi diversi strumenti aggiuntivi. Il compositore utilizza tecniche di orchestrazione moderne ed evocative, sfruttando le competenze che ha acquisito come allievo di Rimsky-Korsakov.
Respighi presta grande attenzione al colore timbrico, motivo per cui include in organico alcuni strumenti non convenzionali per l’epoca.
Il primo esempio sono le buccine, antiche trombe romane. Spesso eseguite dai flicorni, sono specifiche per il finale (Le Pini della Via Appia). Vengono utilizzate in scena e poi nell’orchestra (in aggiunta già alla sostanziale sezione di ottoni) per ricreare il suono delle trombe dell’esercito romano. La loro apparizione segna la rottura dell’esercito nella “splendore del nuovo sole” verso il Campidoglio, culminando in un fortissimo tuonante.
Un secondo esempio è l’uso del fonografo, impiegato nel terzo movimento (I pini di Roma) per riprodurre il canto di un usignolo autentico. È uno degli effetti orchestrali più famosi e innovativi del repertorio, attraverso il quale Respighi interrompe la texture orchestrale, rompendo il confine tra musica e natura e portando la scena notturna al culmine della verosimiglianza poetica.
Riferimenti
È interessante notare che i Pini di Roma (1924) precedono la composizione del Boléro di Ravel (1928) di quattro anni. Respighi è stato il primo a utilizzare un crescendo orchestrale prolungato e ostinato basato su un ritmo marziale ripetuto. L’uso delle buccine, che entrano “da lontano” e poi si uniscono al fragore orchestrale, crea un effetto eccezionale di approccio trionfale e spaziale. Il crescendo è così graduale e potente che è spesso citato come un “Boléro italiano” (anche se il Boléro di Ravel è, in realtà, successivo).
Il finale dell’opera (i Pini della Via Appia) è stato utilizzato nel film animato Fantasia 2000 di Walt Disney. Contrariamente alla marcia delle legioni romane, in Disney il brano accompagna la scena spettacolare in cui una famiglia di balene gobbe “vola” tra le nuvole e il ghiaccio. L’atmosfera epica e maestosa della musica di Respighi viene così adattata a una visione completamente diversa, dimostrando l’universalità del suo potere evocativo.
John Williams ha preso spunto da Respighi per la sua arte di rendere il suo suono “epico”. Nel finale di Pini di Via Appia, la marcia crescente e lenta dei legionari con ottoni, timpani e organo è quasi il modello della Marcia Imperiale di Star Wars.
Un aneddoto circola tra gli appassionati di musica (non verificato, ma bello immaginare che sia vero): durante una prova di Star Wars con la London Symphony Orchestra, qualcuno (riportato come il primo trombonista) ha scherzato, “Suona come Respighi, ma nello spazio!” Williams ha sorriso, e non lo ha negato.
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