Processare la solidarietà: il caso Hannoun e la criminalizzazione dei palestinesi in Italia

Mercoledi 8 aprile udienza in Cassazione contro i palestinesi: prove inutilizzabili, accuse fragili, ma una linea politica chiara — trasformare l’aiuto a Gaza in reato e i palestinesi in sospetti …

Osservatorio Repressione

PRESIDIO SOTTO LE MURA DEL CPR

CPR Torino, sabato 28 giugno alle ore 16:00 CEST

Da marzo ad oggi si sono susseguite a più riprese proteste e scioperi della fame da parte dei reclusi al CPR di corso Brunelleschi.

Molti dei detenuti che hanno lottato sono stati quasi tutti trasferiti in altri lager, con l'unico obiettivo di spezzare i legami che si stavano creando con chi dall'esterno solidarizza.

Il nuovo ente gestore, Sanitalia, lavora in continuità con le multinazionali che l'hanno preceduto: ennesima prova che non esistono lager umani o umanizzabili.

Nonostante il capitalato d'appalto prevedesse l'aumento dei posti nel 2026, negli ultimi giorni sono state aperte nuove aree, prontamente riempite anche da altri CPR.

Sentiamo il bisogno di tornare sotto quelle mura per portare la nostra voce e la nostra solidarietà a chi lotta e a chi è recluso da uno stato razzista.

Sabato 28 giugno dalle 16 saremo in Corso Brunelleschi

Sosteniamo la loro lotta contro detenzione e deportazione!

Sarà importante essere in tantə per far sentire la nostra vicinanza a chi è costretto dietro quelle mura infami.

CHIUDERE I CPR, LIBERARE TUTTI!

mai più CPR, mai più Lager

https://gancio.cisti.org/event/presidio-sotto-le-mura-del-cpr-4

SALUTO SOLIDALE CARCERE DI QUARTO D'ASTI

Carcere di Asti, domenica, 30 giugno (10:30)

https://gancio.cisti.org/event/saluto-solidale-carcere-di-quarto-dasti

SALUTO SOLIDALE CARCERE DI QUARTO D'ASTI

Torniamo nel pratone dietro il carcere di Asti per portare la nostra solidarietà ai detenuti con musica e interventi. Il carcere è tortura! Per un mondo senza gabbie, contro la società che ci sfrutta e divide.

Gancio

SABATO 27 APRILE PRESIDIO AL CARCERE DELLE VALLETTE (TORINO)

Carcere Vallette, sabato, 27 aprile (16:00)

https://gancio.cisti.org/event/sabato-27-aprile-presidio-al-carcere-delle-vallette-torino

SABATO 27 APRILE PRESIDIO AL CARCERE DELLE VALLETTE (TORINO)

SABATO 27 APRILE – MOBILITAZIONE REGIONALE PRESIDIO AL CARCERE DELLE VALLETTE (TORINO) h 16 ritrovo al capolinea del tram 3 h 18.30 musica materiale informativo e aperitivo in Piazza Montale Il carcere, fin dalle origini un luogo di morte, tortura e umiliazione, è anche spazio di fratture, azioni di coraggio, rivolta e resistenza. Nei giorni del 25 Aprile vogliamo tornare fuori le mura delle prigioni, innanzitutto per portare la nostra solidarietà a chi è recluso e per continuare a parlare di tutte le sfaccettature di questo dispositivo totale e di come si traduce nella società. La galera ha diverse funzioni: recludere chi non può o non vuole sottostare ai dogmi imposti dal potere e disciplinare il mondo attorno a sé incutendo terrore tramite le atrocità che accadono al suo interno. Dove il carcere non riesce a controllare, separa e divide tramite differenziazioni e premialità, che come in ogni sistema totalitario premiano e promuovono l’autodisciplinamento, condannando e reprimendo progressivamente qualsiasi germe di resistenza e ribellione. Oggi più che mai - in un periodo post pandemico e di guerra - sembra evidente che si venda un’idea di libertà parziale, indotta al consumo e alla produzione, dove anche la dissidenza deve rientrare dentro le regole imposte. La celebrazione del 25 Aprile non fa eccezione. La liberazione dal fascismo fu una liberazione parziale, come è dimostrato - anche banalmente - dal fatto che molti fra magistrati, agenti del Potere e carcerieri di fatto mantennero le loro poltrone. Contro questa idea di falsa libertà, non possiamo che anelare ad una liberazione totale, che include l’abbattimento del sistema carcere, intesa come istituzione totale che rispecchia la società che la genera, la sostiene e se ne nutre. Il carcere si fa società, la società si fa carcere. Se da un lato quest’ultimo si allarga progressivamente a fasce più ampie della popolazione, dall’altro la società viene permeata sempre più dalle dinamiche tipiche della detenzione carceraria: il controllo delle devianze sociali, caratteristica fondante dell’istituzione carceraria, diventa sempre più capillare; le forme di detenzione alternative tendono sempre di più all’auto carcerazione all’interno della quotidianità; le scuole esprimono sempre maggiormente il loro carattere coercitivo. Portare quindi la critica al carcere anche nei giorni del 25 Aprile vuole sottolineare come, per chi non accetta il patto sociale imposto, di liberarsi è sempre l'ora e che anche nei luoghi dove si esercita il maggior livello di repressione e controllo continuano a generarsi momenti di resistenza. Tra gli anni 60 e 80 sono state tante le rivolte all’interno delle Cayenne d’Italia, ma le azioni di ribellione continuano tuttora e vengono però silenziate nel migliore dei casi, represse nel sangue nel peggiore. Quotidianamente avvengono scioperi della fame, dell’aria e del carrello, ma quasi nulla trapela fuori delle mura di cinta. Nel Marzo del 2020 i prigionieri e le prigioniere per non morire come topi in gabbia hanno incendiato le carceri del Paese: la repressione è stata violentissima e sono state uccise quattordici persone. Crediamo sia importante ricordare anche il coraggio di chi ha deciso di alzare la testa e ribellarsi e di chi ha raccontato la verità sulla strage nel carcere di Modena. Per rilanciare ancora una volta la presenza di chi lotta nelle strade a fianco di chi si ribella nei luoghi di reclusione, in Piemonte sono già previste due iniziative anticarcerarie a ridosso del 25 Aprile: un presidio al carcere di Ivrea sabato 20 Aprile pomeriggio e un saluto solidale al carcere di Quarto d’Asti per il 25 Aprile mattina.

Gancio

Luigi libero! Presidio al carcere di Alessandria

Carcere di Alessandria - San Michele, domenica, 21 aprile (17:00)

https://gancio.cisti.org/event/luigi-libero-presidio-al-carcere-di-alessandria

Luigi libero! Presidio al carcere di Alessandria

Ad un anno e mezzo dall’iniziativa di protesta contro la Leonardo spa di Palermo, attuata in solidarietà al popolo curdo e contro tutte le guerre in corso, Luigi resta in carcere con l’accusa di atto terroristico. Senza ancora nessun grado di giudizio in corso, Luigi è stato trasferito nella sezione di massima sicurezza del carcere di Alessandria, scontando una abnorme e insensata misura di detenzione cautelare, tuttora in assenza di prove concrete o di flagranza di reato. Questo è uno dei casi giudiziari in cui la retorica dello Stato di diritto si infrange con la realtà della collusione fra industria militare e interessi politici. Interessi asserviti ad una logica guerrafondaia che passa sopra il genocidio del popolo palestinese e il tradimento del popolo curdo che ha combattuto in prima linea contro il terrorismo dell’Isis. Luigi ha sempre speso la sua vita nella militanza politica, con rara generosità e passione lo abbiamo trovato sempre al fianco dei più deboli, per difendere il diritto allo sport, alla salute, alla casa di tutti e tutte. Contro questo ennesimo tentativo di mettere a tacere ogni voce di dissenso e ogni possibilità di contestazione è necessario mobilitare solidarietà e complicità attiva. Il caso di Luigi è l’ennesimo caso di un abuso giudiziario che deve essere assunto a mobilitazione politica generale. Contro chi vuol mettere a tacere la lotta contro la guerra e per la libertà dei popoli oppressi, chiediamo l’immediata liberazione di Luigi. Ad una settimana dalla traduzione nel carcere speciale di Alessandria, chiamiamo alla solidarietà fuori dalle mura del carcere, facciamo sentire la nostra voce contro la repressione. Domenica 21 aprile ore 17, s.da Alessandria, 50/A, San Michele (AL). Invitiamo a partecipare alla campagna di sottoscrizione per le spese legali: IBAN IT12S3608105138244036544045 Intestato a Tagliarini Alessandro Causale: solidarietà

Gancio

Presidio a sostegno delle lotte delle donne detenute alle Vallette

Carcere Vallette, martedì, 12 marzo (17:00)

https://gancio.cisti.org/event/presidio-a-sostegno-delle-lotte-delle-donne-detenute-alle-vallette-1

Presidio a sostegno delle lotte delle donne detenute alle Vallette

Condividiamo e sosteniamo le ragioni della mobilitazione delle donne detenute alle Vallette, le quali denunciano a gran voce una condizione di reclusione sempre più lesiva dei diritti fondamentali, sempre più arbitrariamente afflittiva e incompatibile con la vita. Sosteniamo con loro l'urgenza di misure deflattive, di depenalizzazione e de-carcerizzazione - come ad esempio portare la liberazione anticipata a 75 giorni (c.d. liberazione anticipata speciale, che già è stata applicata in passato nel nostro sistema) - contro un carcere sempre più sovraffollato e incompatibile con la dignità delle persone. Proclamiamo lo stato di agitazione denunciando anche noi con forza le misure assunte dal Governo, tipiche del populismo giustizialista, che non fa altro che moltiplicare le fattispecie di reato, l'aggravamento delle pene e la progettazione di nuovi spazi detentivi. Rifiutiamo con fermezza la perdurante e irrazionale pretesa di affidare al sistema penale e punitivo la soluzione di ogni conflitto sociale. Liberiamo le donne dal carcere 𝗜𝗹 𝟰% 𝗲̀ 𝘁𝗿𝗼𝗽𝗽𝗼. Le donne detenute in media sono 2500, il 4% di chi è reclus*, forse per questo spesso dimenticate. Le sezioni femminili sono popolate in gran parte di donne condannate per reati minori, con pene o residui pena al di sotto dei 3 anni, molte al di sotto di 1 anno. Oltre un terzo di loro sono straniere. 𝗜𝗹 𝟯𝟱% 𝗲̀ 𝘁𝗿𝗼𝗽𝗽𝗼. Più di un terzo delle donne è detenuto per un solo articolo della legge sulle droghe, l'art. 73 della L. 309/90, che riguarda i reati minori per droga. Non si tratta di narcotrafficanti: sono i pesci piccoli, molto spesso consumatrici. La riforma della legge 309 – rimasta scandalosamente da 30 anni in un cassetto del Parlamento – e le pene alternative possono svuotare più di un terzo delle celle. Questo dato ci restituisce un'immagine chiara di questa istituzione: un organo di gestione della "devianza" sociale, innanzi tutto razzista (le donne straniere nel 2022 erano il 30,5% del totale), meramente ed esclusivamente repressivo e punitivo. 𝗜𝗹 𝟰% 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗮𝗯𝗯𝗮𝘀𝘁𝗮𝗻𝘇𝗮. Le sezioni femminili sono spesso derubricate a serie B del carcere maschile. Un mondo di donne in un carcere pensato al maschile: penalizzato per lo studio, la formazione, il lavoro, il cd "reinserimento". Così pure come nessuno nomina la condizione delle detenute trans, le quali si trovano costrette in condizioni di discriminazione e di sofferenza estrema, rappresentando l'eccezione all'eccezione. Le donne sono troppo poche per investire su di loro, dicono in molti. Positivamente poche per pensare e sperimentare alternative alla reclusione, diciamo noi! Facciamo delle sezioni femminili un laboratorio dove liberarsi della necessità del carcere’! 𝗜𝗹 𝟲𝟯% 𝗲̀ 𝘁𝗿𝗼𝗽𝗽𝗼. Più di 6 donne su 10 sono madri, ogni giorno ci sono in media oltre 4mila bambini e bambine che, se sono fortunat*, vedono la madre un’ora alla settimana, mentre in tanti casi non la vedono mai. Susan John si è lasciata morire alle Vallette perché non le permettevano di vedere l figl. Le madri di figl piccol devono avere il diritto di mantenere il rapporto con loro e di accedere più e meglio alle alternative e alla libertà. 𝟭 𝗲̀ 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝘁𝗿𝗼𝗽𝗽𝗼. Ci sono bambin* piccoli che restano detenuti con le loro madri. L’ICAM di Torino è di fatto una sezione del carcere, più colorata, ma sempre di oppressione e reclusione si tratta. Il ddl Cirielli contro la responsabilità genitoriale delle madri condannate e il ddl Pacchetto Sicurezza che vieta le alternative alle madri recidive sono la legalizzazione di un trattamento disumano per donne e bambin*. Nemmeno un bambin deve restare in cella né deve essere separat dalla madre! 𝟯 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝘁𝗿𝗼𝗽𝗽𝗲. Negli ultimi 6 mesi tre donne – Susan, Graziana e Azzurra - si sono suicidate alle Vallette senza che chi le imprigionava tutelasse le loro vite. Il carcere, la sua violenza e l’abbandono uccidono. Denunciamo questi omicidi di stato, che dall'inizio dell'anno sono ormai 40 (QUARANTA!). 𝗜𝗹 𝟵,𝟰% 𝗲̀ 𝘁𝗿𝗼𝗽𝗽𝗼, 𝟭𝟮 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝘁𝗿𝗼𝗽𝗽𝗲. Quasi 10 donne su 100 sono in uno dei regimi di Alta Sicurezza: vuol dire deprivazione, afflizione, limiti alle pene alternative e livelli di coercizione estremi. 12 sono al 41bis, un regime anticostituzionale in piena violazione di qualunque diritto umano. 𝗟𝗶𝗯𝗲𝗿𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗹𝗲 𝗱𝗼𝗻𝗻𝗲 – 𝗲 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝗶𝗮𝗺𝗼 𝘁𝘂𝘁𝘁*- 𝗱𝗮𝗶 𝗿𝗲𝗴𝗶𝗺𝗶 𝘀𝗽𝗲𝗰𝗶𝗮𝗹𝗶! 𝗟𝗜𝗕𝗘𝗥𝗜𝗔𝗠𝗢 𝗟𝗘 𝗗𝗢𝗡𝗡𝗘 𝗗𝗔𝗟 𝗖𝗔𝗥𝗖𝗘𝗥𝗘 𝗘 𝗗𝗔𝗟𝗟𝗢 𝗦𝗧𝗜𝗚𝗠𝗔 𝗣𝗔𝗧𝗥𝗜𝗔𝗥𝗖𝗔𝗟𝗘 ! 𝟰 𝘀𝘁𝗶𝗴𝗺𝗮 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝘁𝗿𝗼𝗽𝗽𝗶. Donna, rea, razzializzata, consumatrice di droghe, ‘cattiva madre’. Il potere patriarcale non ha mai smesso di stigmatizzare le donne, sotto l'egida della pena e della reclusione lo stigma di genere sembra essere ancora più tenace. Il tribunale patriarcale e borghese giudica le donne quattro volte almeno, e per questo le punisce. Non vogliamo prendere parola al posto delle detenute, ma amplificare le loro voci. con Susan, Graziana e Azzurra, con le ragazze di Torino in sciopero della fame a staffetta e tutte le altre detenute: LA LOTTA DELLE DETENUTE E' ANCHE LA NOSTRA LOTTA. IMMAGINARE E DESIDERARE UN ESISTENTE SENZA CARCERE è POSSIBILE. 𝗧𝗨𝗧𝗧𝗘 𝗟𝗜𝗕𝗘𝗥𝗘, 𝗧𝗨𝗧𝗧𝗜 𝗟𝗜𝗕𝗘𝗥𝗜, 𝗧𝗨𝗧𝗧𝟯 𝗟𝗜𝗕𝗘𝗥𝟯 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗖𝗔𝗥𝗖𝗘𝗥𝗘 𝗘 𝗗𝗘𝗧𝗘𝗡𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗔𝗠𝗠𝗜𝗡𝗜𝗦𝗧𝗥𝗔𝗧𝗜𝗩𝗔. 𝗦𝗢𝗟𝗜𝗗𝗔𝗥𝗜𝗘𝗧𝗔' 𝗔 𝗖𝗛𝗜 𝗟𝗢𝗧𝗧𝗔 urly.it/3-mp8 [https://]

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Presidio a sostegno delle lotte delle donne detenute alle Vallette

Carcere Vallette, sabato, 9 marzo (17:00)

https://gancio.cisti.org/event/presidio-a-sostegno-delle-lotte-delle-donne-detenute-alle-vallette

Presidio a sostegno delle lotte delle donne detenute alle Vallette

Condividiamo e sosteniamo le ragioni della mobilitazione delle donne detenute alle Vallette, le quali denunciano a gran voce una condizione di reclusione sempre più lesiva dei diritti fondamentali, sempre più arbitrariamente afflittiva e incompatibile con la vita. Sosteniamo con loro l'urgenza di misure deflattive, di depenalizzazione e de-carcerizzazione - come ad esempio portare la liberazione anticipata a 75 giorni (c.d. liberazione anticipata speciale, che già è stata applicata in passato nel nostro sistema) - contro un carcere sempre più sovraffollato e incompatibile con la dignità delle persone. Proclamiamo lo stato di agitazione denunciando anche noi con forza le misure assunte dal Governo, tipiche del populismo giustizialista, che non fa altro che moltiplicare le fattispecie di reato, l'aggravamento delle pene e la progettazione di nuovi spazi detentivi. Rifiutiamo con fermezza la perdurante e irrazionale pretesa di affidare al sistema penale e punitivo la soluzione di ogni conflitto sociale. Liberiamo le donne dal carcere 𝗜𝗹 𝟰% 𝗲̀ 𝘁𝗿𝗼𝗽𝗽𝗼. Le donne detenute in media sono 2500, il 4% di chi è reclus*, forse per questo spesso dimenticate. Le sezioni femminili sono popolate in gran parte di donne condannate per reati minori, con pene o residui pena al di sotto dei 3 anni, molte al di sotto di 1 anno. Oltre un terzo di loro sono straniere. 𝗜𝗹 𝟯𝟱% 𝗲̀ 𝘁𝗿𝗼𝗽𝗽𝗼. Più di un terzo delle donne è detenuto per un solo articolo della legge sulle droghe, l'art. 73 della L. 309/90, che riguarda i reati minori per droga. Non si tratta di narcotrafficanti: sono i pesci piccoli, molto spesso consumatrici. La riforma della legge 309 – rimasta scandalosamente da 30 anni in un cassetto del Parlamento – e le pene alternative possono svuotare più di un terzo delle celle. Questo dato ci restituisce un'immagine chiara di questa istituzione: un organo di gestione della "devianza" sociale, innanzi tutto razzista (le donne straniere nel 2022 erano il 30,5% del totale), meramente ed esclusivamente repressivo e punitivo. 𝗜𝗹 𝟰% 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗮𝗯𝗯𝗮𝘀𝘁𝗮𝗻𝘇𝗮. Le sezioni femminili sono spesso derubricate a serie B del carcere maschile. Un mondo di donne in un carcere pensato al maschile: penalizzato per lo studio, la formazione, il lavoro, il cd "reinserimento". Così pure come nessuno nomina la condizione delle detenute trans, le quali si trovano costrette in condizioni di discriminazione e di sofferenza estrema, rappresentando l'eccezione all'eccezione. Le donne sono troppo poche per investire su di loro, dicono in molti. Positivamente poche per pensare e sperimentare alternative alla reclusione, diciamo noi! Facciamo delle sezioni femminili un laboratorio dove liberarsi della necessità del carcere’! 𝗜𝗹 𝟲𝟯% 𝗲̀ 𝘁𝗿𝗼𝗽𝗽𝗼. Più di 6 donne su 10 sono madri, ogni giorno ci sono in media oltre 4mila bambini e bambine che, se sono fortunat*, vedono la madre un’ora alla settimana, mentre in tanti casi non la vedono mai. Susan John si è lasciata morire alle Vallette perché non le permettevano di vedere l figl. Le madri di figl piccol devono avere il diritto di mantenere il rapporto con loro e di accedere più e meglio alle alternative e alla libertà. 𝟭 𝗲̀ 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝘁𝗿𝗼𝗽𝗽𝗼. Ci sono bambin* piccoli che restano detenuti con le loro madri. L’ICAM di Torino è di fatto una sezione del carcere, più colorata, ma sempre di oppressione e reclusione si tratta. Il ddl Cirielli contro la responsabilità genitoriale delle madri condannate e il ddl Pacchetto Sicurezza che vieta le alternative alle madri recidive sono la legalizzazione di un trattamento disumano per donne e bambin*. Nemmeno un bambin deve restare in cella né deve essere separat dalla madre! 𝟯 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝘁𝗿𝗼𝗽𝗽𝗲. Negli ultimi 6 mesi tre donne – Susan, Graziana e Azzurra - si sono suicidate alle Vallette senza che chi le imprigionava tutelasse le loro vite. Il carcere, la sua violenza e l’abbandono uccidono. Denunciamo questi omicidi di stato, che dall'inizio dell'anno sono ormai 40 (QUARANTA!). 𝗜𝗹 𝟵,𝟰% 𝗲̀ 𝘁𝗿𝗼𝗽𝗽𝗼, 𝟭𝟮 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝘁𝗿𝗼𝗽𝗽𝗲. Quasi 10 donne su 100 sono in uno dei regimi di Alta Sicurezza: vuol dire deprivazione, afflizione, limiti alle pene alternative e livelli di coercizione estremi. 12 sono al 41bis, un regime anticostituzionale in piena violazione di qualunque diritto umano. 𝗟𝗶𝗯𝗲𝗿𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗹𝗲 𝗱𝗼𝗻𝗻𝗲 – 𝗲 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝗶𝗮𝗺𝗼 𝘁𝘂𝘁𝘁*- 𝗱𝗮𝗶 𝗿𝗲𝗴𝗶𝗺𝗶 𝘀𝗽𝗲𝗰𝗶𝗮𝗹𝗶! 𝗟𝗜𝗕𝗘𝗥𝗜𝗔𝗠𝗢 𝗟𝗘 𝗗𝗢𝗡𝗡𝗘 𝗗𝗔𝗟 𝗖𝗔𝗥𝗖𝗘𝗥𝗘 𝗘 𝗗𝗔𝗟𝗟𝗢 𝗦𝗧𝗜𝗚𝗠𝗔 𝗣𝗔𝗧𝗥𝗜𝗔𝗥𝗖𝗔𝗟𝗘 ! 𝟰 𝘀𝘁𝗶𝗴𝗺𝗮 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝘁𝗿𝗼𝗽𝗽𝗶. Donna, rea, razzializzata, consumatrice di droghe, ‘cattiva madre’. Il potere patriarcale non ha mai smesso di stigmatizzare le donne, sotto l'egida della pena e della reclusione lo stigma di genere sembra essere ancora più tenace. Il tribunale patriarcale e borghese giudica le donne quattro volte almeno, e per questo le punisce. Non vogliamo prendere parola al posto delle detenute, ma amplificare le loro voci. con Susan, Graziana e Azzurra, con le ragazze di Torino in sciopero della fame a staffetta e tutte le altre detenute: LA LOTTA DELLE DETENUTE E' ANCHE LA NOSTRA LOTTA. IMMAGINARE E DESIDERARE UN ESISTENTE SENZA CARCERE è POSSIBILE. 𝗧𝗨𝗧𝗧𝗘 𝗟𝗜𝗕𝗘𝗥𝗘, 𝗧𝗨𝗧𝗧𝗜 𝗟𝗜𝗕𝗘𝗥𝗜, 𝗧𝗨𝗧𝗧𝟯 𝗟𝗜𝗕𝗘𝗥𝟯 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗖𝗔𝗥𝗖𝗘𝗥𝗘 𝗘 𝗗𝗘𝗧𝗘𝗡𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗔𝗠𝗠𝗜𝗡𝗜𝗦𝗧𝗥𝗔𝗧𝗜𝗩𝗔. 𝗦𝗢𝗟𝗜𝗗𝗔𝗥𝗜𝗘𝗧𝗔' 𝗔 𝗖𝗛𝗜 𝗟𝗢𝗧𝗧𝗔 https://www.facebook.com/events/1538708050007014?ref=newsfeed [https://www.facebook.com/events/1538708050007014?ref=newsfeed]

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CAMMINANDO PER SOLE E BALENO

Val Chiusella, sabato, 30 marzo (14:00)

https://gancio.cisti.org/event/camminando-per-sole-e-baleno-1

CAMMINANDO PER SOLE E BALENO

CAMMINANDO PER SOLE E BALENO SABATO 30 MARZO 2024 Ore 14 - Presidio solidale al carcere di Ivrea Ore 17 - Presentazione della rivista Respiro, grafica e parole contro carcere e repressione, presso Zac Movicentro, dietro stazione FS Ivrea DOMENICA 31 MARZO 2024 Ore 10 - Escursione alla Cavallaria, partenza da Brosso, pranzo al sacco

Gancio

Presidio solidale con i detenuti del carcere di Quarto d'Asti

Carcere di Asti, sabato, 24 febbraio (16:00)

https://gancio.cisti.org/event/presidio-solidale-con-i-detenuti-del-carcere-di-quarto-dasti

Presidio solidale con i detenuti del carcere di Quarto d'Asti

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