Carlo Gubitosa 

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Giornalista, scrittore, autore di fumetti, promotore delle edizioni no-profit mamma.am. Di mestiere faccio l'ingegnere. Politicamente orfano di rappresentanza. Co-founder sociale.network
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mastodon.cloud has been abandoned by its maintainers for some time, and is unfortunately became a please for scammers and spammers.

Edmontonian Social will block (defederate) mastodon.cloud some time next week. If you are still on Mastodon.Cloud and a human, export your data, and migrate your account today. If you can't decide which instance to migrate to, search for a regional instance in your city, province, state, country etc.

Mastodon's guide to moving accounts from one server ro another: https://docs.joinmastodon.org/user/moving/

Mastodon Cloud has not been updated for so long that parts of it no longer work, such as reporting scam posts.

#Abandoned #Mastodon #MigrateNow #MastodonCloud

La misura più efficace della fattibilità di una giustizia riparativa sarebbe verificare la disponibilità alla riparazione di “coda di Cavallo”, il poliziotto che si è defilato dal processo Diaz perché i più grandi investigatori del paese non sono riusciti a identificarlo, e lui non si è mai voluto assumere le sue responsabilità per violenze classificate come torture dalla Corte Europea dei Diritti Umani, identificato come Luigi de Marinis solo a prescrizione avvenuta.

https://www.genova24.it/2021/07/assalto-alla-diaz-la-vera-storia-del-riconoscimento-di-coda-di-cavallo-e-il-flop-delle-indagini-affidate-alla-polizia-269422/

Assalto alla Diaz, la vera storia del riconoscimento di ‘coda di cavallo’ e il flop delle indagini affidate alla polizia - Genova 24

Fu riconosciuto grazie a un guizzo di uno dei consulenti degli avvocati che supportavano le vittime della Diaz, ma era ormai troppo tardi

Genova24.it
... che sia più legittimato chi spacca teste in divisa di chi spacca bancomat per strada., che la famiglia Giuliani abbia avuto un giusto processo per la morte di Carlo e non una frettolosa archiviazione. che la giustizia riparativa vada chiesta a sinistra, alla “piazza” e ai movimenti, senza verificare la disponibilità degli autori delle violenze a voltare pagina passando attraverso una verità storica che stabilisca una giustizia morale dove non è riuscita ad arrivare quella penale.
In fin dei conti anche quella di lavorare direttamente sulla sfera politica senza prendere atto di quanto resta ancora da seminare nella sfera culturale resta un’idea di scorciatoia abbastanza velleitaria, almeno fino a quando nella sfera culturale ci saranno ancora quote non indifferenti di popolazione convinte che la strage di Bologna l’abbiano fatta le BR, che le violenze della Diaz siano state un giusto contrappasso per quelle del blocco nero, ... (segue)
Per questa ragione, e in virtù di questo degrado culturale oggi vedo meno spazi di allora per una giustizia riparativa, perché non avrebbe basi culturali su cui appoggiarsi nella stagione del “si salvi chi può, ognuno per sé”, e credo analogamente che la nostra società non sia preparata ed evoluta a sufficenza per entrare in questa dimensione di assunzione collettiva di responsabilità, come lo fu invece il Sudafrica del post-Apartheid.
Che il problema sia culturale lo conferma il fatto che in Italia c’è gente convinta che la via per la pace passi attraverso la scorciatoia autoritaria della guerra, che l’ONU e il diritto internazionale siano impicci obsoleti, che le migrazioni le gestiscano meglio le milizie libiche delle ONG, che servano leggi contro l’antisionismo e non sanzioni contro il colonialismo sionista, che servano leader forti e non comunità coese. Se di questo è convinta certa sinistra, figuriamoci l'estrema destra.
Ho sospeso il giudizio allora e lo sospendo adesso su quei sindacalisti, ma resto convinto che il problema ormai non sia più nell’assenza di cultura democratica in frange veterofasciste delle forze di polizia, ma nella presenza di una anticultura autoritaria pervasiva che attraversa tutta la nazione.
Le scuse dello Stato non sono mai arrivate, e quell’esperienza di giustizia riparativa intensa sul piano personale ma irrilevante sul piano istituzionale si scontrò con i limiti dei sindacati di polizia: anche i più progressisti vivevano come tabù i codici identificativi sulle divise. Chiederli avrebbe distrutto il sindacato con fughe di tessere e di colleghi, e lo capimmo chiaramente in un incontro sul tema del sicuritarismo a cui partecipammo io e @guadagnucci per il social forum di Firenze.
Aprendo il dossier della memoria sulla giustizia riparativa, ricordo che l’incontro tra poliziotti democratici e vittime della Diaz si organizzò già nel 2002 per mano di PeaceLink ed Altreconomia, e ricordo bene le parole di chi disse “oggi vi chiediamo scusa noi, domani dovrà chiedervi scusa lo Stato”.