Nota a “Un tempo nuovo” di Carla Malerba

Il tempo definito come nuovo può essere interpretato in due modi differenti: è nuovo il tempo a venire che in gioventù immaginiamo ottimisticamente gravido di promesse (“E sembrava fosse tornato / un tempo nuovo […] una gioventù che irrideva gli anni / che sembrava farsi eternità”), di progetti succulenti, di orizzonti misteriosi inseguendo chimere – e per tale motivo affascinanti -; oppure è tempo nuovo quello che tramite la poesia e il silenzio (o la preghiera) ci concediamo in ogni periodo dell’esistenza; un ripartire verticale verso l’alto che possiamo solo sfiorare. Ma non è operazione facile e volontaria perché a volte le parole sono “Annidate così nel profondo” che “non sanno fiorire”: quante idee percorrono la nostra mente, quante immagini degne di nota che potrebbero diventare versi, eppure scegliamo di tacere. Ma il poeta non va di fretta e si affida ai tempi ciclici della gioia pura che non attende inviti ma si manifesta quando è pronta, ed è fatta di verità semplici, da cogliere con umiltà (“l’occhio del poeta / osserva intuisce riferisce / cosa c’è nell’anima del mondo”); alimentata dal “sogno eterno del ritorno”. Ma ritornare dove? In luoghi del passato mai abbandonati interiormente o in una dimensione attuale e perfetta ottenuta negli anni e grazie al privilegiato esercizio della ricerca poetica?

Carla Malerba è una poetessa risolta? I versi delicati ed essenziali contenuti nella raccolta “Un tempo nuovo” (Fara Editore, 2026) sembrerebbero evidenziare un raggiunto equilibrio non solo stilistico ma innanzitutto esistenziale, storico, e quindi autobiografico, oppure il tutto è solo un “sentirsi al sicuro / appollaiati / in attesa del vortice” perché un poeta è sempre in viaggio dentro se stesso e il suo vissuto; la quiete è per i falsi risolti che non hanno dubbi. C’è un tempo sospeso, potenziale e spesso esplorato dai ricordi perché la vita ha deviato dal suo percorso, che sempre riaprirà varchi spazio-temporali, riesaminerà ipotesi esistenziali o semplicemente ripercorrerà pagine private che dolcemente e tristemente ritornano alla memoria. Anche nel presente insonne c’è una stazione dove qualcuno “ripete senza sosta / le stesse parole ferrate d’addio”: solo la sensibilità del poeta (intento per sua natura “ad ascoltare nel buio / mormorii e richiami”) può afferrarle al volo e ricollocarle in un angolo remoto del proprio lontano vissuto. Ma certe cose si sentono a tratti, in momenti di grazia: a volte è lo stesso poeta a sottovalutarne la portata, le potenzialità e molte sono le cose che scivolano via; tra queste le voci dell'”altro che non eri / o che sei stato”, gli io inespressi, le persone care estinte che oggi – come direbbe Massimo Recalcati – sono “luce di stelle morte” ma pur sempre, in altro modo, luce. È un ciclo che riguarda tutti: ci consola il fatto che “saremo / sedimenti di nuove colonie”; sulle nostre parole apparentemente ignorate forse si sta già formando la nuova coscienza di un’umanità che non vedremo.

Carla Malerba vuole rappresentare, a se stessa in primis, il raggiungimento di una dimensione di pace che non significa rassegnato immobilismo: c’è invece un sobrio equilibrio tra elementi naturali, eventi personali, ricordi, stati di grazia conquistati con lo strumento mai scontato della semplicità osservatrice (“Semplice è sinonimo di chiaro”), percezioni a volte addirittura impalpabili, sovrapposizioni casuali e felici (“note di fado / nello sciabordio della marea”): è il poeta che registra, immortala, ma con leggerezza, senza l’ossessione del definitivo, del lapidario. In questa raccolta, forse più che in altre, Malerba ha voluto toccare e finalmente fissare l’essenza dell’esistere, le cose che contano, l’importanza del tempo, quello vero – l’altro – eterno, non misurabile dagli scarsi strumenti umani; ha preso coscienza “dell’indifferenza / verso passate stagioni”, delle voci ormai spente e che mai più torneranno, perché “di tutte le assenze / sconfinato il desiderio / di sorrisi e mani amate”. Ma non si tratta di un nostalgico arrendersi al tempo che passa perché “depongo con cura ciò che resta / delle trascorse stagioni. / Qui è vivo il presente…”. Un presente operoso e dinamico, ma con un occhio saggiamente rivolto sempre agli insegnamenti provenienti dal proprio vissuto.

A questo punto dovrebbe essere abbastanza chiaro che la raccolta di Carla Malerba ha un co-autore ed è il Tempo: solo grazie a questa dimensione così sfuggevole e indefinibile, ma che di fatto ci insegue e fa sentire tutto il proprio peso sul nostro agire, possiamo valutare in profondità gli accadimenti, i sentimenti provati, le persone e i personaggi incontrati, le emozioni avvertite, i vuoti e i pieni sopravvalutati o sottovalutati… È grazie al tempo che a distanza riusciamo a definire, a dare un nome alle cose, all’indicibile per fortuna sempre presente in questo viaggio chiamato vita.

Michele Nigro

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Israele: l'avamposto di un dominio senza limiti - di Paolo Punx - Effimera

  La Flotilla intercettata, assaltata, sequestrata al largo delle coste europee, i partecipanti aggrediti, feriti, torturati e le immagini di questi soprusi dati in pasto [...]

Effimera
Buongiorno 🌻
L'eleganza del #silenzio
#IsabellaDifronzo

Sacerdote del vuoto

Albero che tra verdi foglie d’altri ancora non germogli
assapori forse con calma il dominio del tempo?
Eterni, mai lo saremo!,
in mari agitati d’ansia, sotto cieli d’umori grigi
non trascuri la marcia sognata
e i punti cardinali del programma,
non balena di clamore la notizia nei tuoi occhi
è del piccolo mondo ormai la loro cura.

Padre, tu che niente hai visto di noi
accompagni muto in polvere d’ossa
i passi eredi e i rami venuti dopo,
mi dicono sacerdote del vuoto
ma è nel silenzio di vedetta
che di nuovo pronuncio preghiere.

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Il silenzio è un lusso da proteggere.
È online il nuovo articolo dedicato all’International Noise Awareness Day 2026 e alle novità di quest’anno.
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http://perfettamentechic.com/2026/04/30/international-noise-awareness-day-inad/

International Noise Awareness Day – INAD

Perché il silenzio conta più che mai

Perfettamente Chic

Qualcosa possiamo sempre fare per arginare il male.

Riflessione sul vangelo di lunedì 6 aprile 2026

https://donpi.it/il-silenzio-come-argine-del-male/

#riflessioni #vangelodelgiorno #silenzio

Il silenzio come argine del male

Discepoli del Risorto: di fronte alle notizie malvage il nostro silenzio faccia da argine al male, perché non si diffonda a macchia d'olio e prevalga il bene.

l'angolo di donpi

“Non c’è niente da dire”

A volte è l’unica risposta sincera, quando il rumore del mondo copre ogni pensiero.

Il #silenzio non è vuoto: è lo spazio in cui le parole tornano ad avere un peso.

Ma oggi il silenzio spaventa, perché ci costringe ad #ascoltare noi stessi.

#newissue

Che cosa esprime il #silenzio? Nella letteratura, nelle pratiche religiose, nell’esperienza estetica e in molti altri ambiti, il silenzio assume forme e significati diversi. Il nuovo numero tematico di #Lebenswelt esplora l’assenza di suono da una prospettiva fenomenologica e in differenti contesti, attingendo al lavoro di #Wittgenstein e #Nietzsche come di #Deleuze e #Guattari

⬇️ Disponibile in #openaccess: https://riviste.unimi.it/index.php/Lebenswelt/issue/view/2765?mtm_campaign=mastodon

#filosofia #fenomenologia
@cultura

“silences, autour de john cage”: france culture, 16 février 2025

Par Georges Charbonnier

https://www.radiofrance.fr/franceculture/podcasts/les-nuits-de-france-culture/silences-autour-de-john-cage-9423965

John Cage a fait du silence un véritable terrain d’exploration artistique. Du morceau 4’33” à son recueil “Silence”, il interroge le son et le vide et redéfinit la musique. Cette émission revient sur son influence et la place du silence dans l’art, de la littérature aux monochromes d’Yves Klein […]

infos: ici

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Silences, autour de John Cage : épisode 8/13 du podcast Le silence est d’or

AUDIO • Le silence est d’or, épisode 8/13 : Silences, autour de John Cage. Une série inédite proposée par France Culture. Écoutez Les Nuits de France Culture, et découvrez nos podcasts en ligne.

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