Today: "Era un'offesa molto chiara, volgare". Spunta il retroscena sull'attacco a Stefano De Martino

Questo fine settimana ha fatto parlare, e non poco, l'atto vandalico di cui è stato vittima Stefano De Martino. La sua auto è stata vandalizzata da qualcuno che sopra ci ha scritto una parole poco carina, a rivelarlo è stato Riccardo Signoretti, direttore del settimanale Nuovo che per primo ha...

It was a very clear, vulgar offense. Here’s the behind-the-scenes account of the attack on Stefano De Martino.

This weekend, Stefano De Martino’s car being vandalized has caused a lot of talk, and not a little. Someone wrote a rather unpleasant word on it, Riccardo Signoretti, editor of the weekly Nuovo, revealed, who was the first to…

#StefanoDeMartino #StefanoDeMartino’s #RiccardoSignoretti #Nuovo #first

https://www.today.it/gossip/vip/stefano-de-martino-auto-vandalizzata-reazione.html

"Era un'offesa molto chiara, volgare". Spunta il retroscena sull'attacco a Stefano De Martino

Pochi giorni fa il conduttore è stato vittima di un atto vandalico di cui si è tornati a parlare a La volta buona di Caterina Balivo

Today

Il Fatto Quotidiano: Picchia una barista e poi si barrica in casa: arrestato uomo vicino Roma

Erano circa le 7 di mattina quando è stata aggredita da un uomo mentre apriva il suo bar a Rocca di Papa, vicino a Roma. Nella zona dei Castelli Romani una donna di 61 anni è stata colpita ripetutamente al volto: l’aggressore si è poi barricato nella propria casa poco lontana. Come riporta RomaToday, non riuscendo a instaurare un dialogo, i carabinieri hanno fatto irruzione nell’abitazione bloccando l’uomo con un taser. È stato poi portato in ospedale per accertamenti.
La vittima è stata trasportata al Nuovo ospedale dei Castelli ad Ariccia con rilevanti tumefazioni al volto, ma non è in pericolo vita. Sul luogo della violenza, di fronte al bar Il Carpino in piazza Valerio Gatta, sono arrivati i carabinieri che indagano per definire i motivi dell’aggressione.
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Beat a barista and then barricaded himself in his house: man near Rome arrested.

It was around 7:00 AM when she was attacked by a man while opening her bar in Rocca di Papa, near Rome. In the area of the Castelli Romani, a 61-year-old woman was repeatedly struck in the face; the attacker then barricaded himself in his house nearby. As reported by RomaToday, unable to establish a dialogue, the carabinieri stormed the house, tasing the man. He was then taken to the hospital for checks.

The victim was transported to the Nuovo ospedale dei Castelli in Ariccia with significant swelling to the face, but is not in critical condition. Carabinieri arrived at the scene of the violence, in front of the Il Carpino bar on Piazza Valerio Gatta, where they are investigating to determine the motive for the attack.

Article: “Barmaid Beaten and Then Locks Himself in House: Man Arrested Near Rome” – sourced from Il Fatto Quotidiano.

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https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/04/undefined-9/8374402/

Picchia una barista e poi si barrica in casa: arrestato uomo vicino Roma

I carabinieri hanno provato a instaurare un dialogo ma l'aggressore non collaborava: dopo l'irruzione è stato bloccato con il taser

Il Fatto Quotidiano

Il Fatto Quotidiano: Stefano De Martino trova l’auto vandalizzata: graffi e segni su tutta la portiera. Cosa è successo

Ha trovato sulla portiera un “messaggio graffiante“: così il settimanale Nuovo definisce i danni subiti dalla Smart di Stefano De Martino che è stata, appunto, vandalizzata. Graffi e segni non ben identificabili, incisi sulla portiera e trovati dal conduttore di Affari Tuoi al ritorno da un appuntamento. Sarebbero abbastanza profondi ed è chiaramente necessario portare la vettura in carrozzeria.
Non è la prima volta che De Martino ha a che fare con danni di questo tipo: nel 2021 durante i festeggiamenti per lo scudetto dell’Inter a Milano, qualcuno fece volare via lo specchietto della sua vettura: “Evidentemente intralciava i festeggiamenti”, commentò lui.
Ma l’auto non è sempre fonte di incovenienti per De Martino: qualche giorno fa il conduttore ha trovato un biglietto di due fan. “Se sei Stefano apri e leggi, se non sei tu leggi comunque e fatti una risata. Non sappiamo se sia davvero tu, ma nel caso ci somigli molto. Abbiamo assistito alle tue manovre con la smart”, le parole del messaggio che lo stesso conduttore aveva postato. Che la sua Smart sia ormai troppo riconoscibile, nel bene e nel male?
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Stefano De Martino finds his car vandalized: scratches and marks all over the door. What happened?

He found a “scratched message” on the door: that’s how the weekly magazine Nuovo describes the damage sustained by Stefano De Martino’s Smart, which was, indeed, vandalized. Scratches and unrecognizable marks, engraved on the door and found by the host of Affari Tuoi upon his return from a date. They are quite deep and it is clearly necessary to take the car to the body shop.

It’s not the first time De Martino has dealt with damage of this type: in 2021 during the celebrations for Inter’s Scudetto in Milan, someone flew off his car’s mirror: “It was obstructing the celebrations,” he commented.

But the car is not always a source of inconvenience for De Martino: a few days ago the host found a greeting card from two fans. “If you are Stefano open and read, if you are not read anyway and have a laugh. We don’t know if it’s really you, but if so, we are very much like you. We have witnessed your maneuvers with the Smart,” the words of the message that the same host had posted. Is his Smart now too recognizable, for better or for worse?

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Stefano De Martino trova l’auto vandalizzata: graffi e segni su tutta la portiera. Cosa è successo

Tra fan e vandali, la Smart del conduttore diventa un bersaglio: biglietti ironici e graffi sospetti sulla portiera. Lo racconta nel dettaglio il settimanale Nuovo

Il Fatto Quotidiano
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L'antico patto che lega gli scavatori cornici al piccolo popolo del vissuto ipogeo - Il blog di Jacopo Ranieri

La squadra dei minatori del primo turno, non ancora spossati dalle dure fatiche della giornata, sembrò fermarsi d’un tratto, come percorsa da un brivido di assoluta pertinenza situazionale. “L’orologio biologico non sbaglia mai!” era solito enunciare il cugino Jack al sopravvento del rosso solare, con il suo marcato accento della puntuta penisola meridionale. In questo ... Leggi tutto

Il blog di Jacopo Ranieri
Mi sono fatto un nuovo amico #nuovo amico #newfriend #farfalla #butterfly #contadino #ecoqueer
Ogni ora muoiono 3-4 bambini #palestinesi a causa della pioggia di bombe che vengono trasportate anche dall'Italia. L'ex sedicente"comunista padano" #Salvini ora ammiratore della fascistissima decima mas sappia una cosa: essendo il responsabile dei trasporti, e consentendo il trasporto di bombe per il genocidio, è corresponsabile dell'orrore di gaza perpetrato dal criminale di guerra Netanyahu. Ci vuole un #nuovo #processo di #norimberga
Ringraziamo il sindaco Sala e la sua giunta per tutto il tempo perso, senza ancora una decisione in merito, da quando Milan ed Inter hanno chiesto di rifare lo stadio.
Parliamo di anni ….
#stadiosansiro #nuovo #stadio #nuovostadiomilano

Da parte femminista ci fu una reinterpretazione delle tematiche poste dal Sessantotto

Le prime, ancora acerbe, rivendicazioni di un concreto e autonomo protagonismo femminile si rintracciano nelle università, dove la mobilitazione studentesca del Sessantotto contro l’autorità nella scuola, nella famiglia e poi nella fabbrica aveva favorito una forte e repentina politicizzazione femminile. Accanto al senso di libertà e di fermento provato nella sperimentazione di una nuova idea di cittadinanza politica, si era registrato anche l’emergere, tra le studentesse, di un senso di inquietudine e frustrazione dovuto al permanere di gerarchie tra i sessi ancora forti, sia in ambito specificamente politico che nel privato. Il «senso di comunità calda, di antidoto alla solitudine nella società di massa» si rivelò, come ha scritto Anna Bravo, «un dono effimero», «una scheggia di tempo nel tempo del ’68»: un dono parziale perché fondato su un falso universalismo studentesco <12. Per svelare questa parzialità, nel dopo Sessantotto si è sentita la necessità di mettere in scena una fuoriuscita, con una cesura e un atto di separazione netto, in bilico tra provocazione e bisogno esistenziale.
Il nuovo femminismo si è originato in gran parte grazie a una generazione di giovani donne politicizzate, cresciute in una sinistra che era nuova eppure ancora a dominanza maschile, che hanno espresso il desiderio di diffrangere un percorso unitario, rimodulando le discontinuità segnate dal ciclo di proteste della fine degli anni Sessanta <13.
“Alle radici della nostra memoria, – ha scritto Luisa Passerini, riflettendo sulle origini del Sessantotto – in decine di storie di vita, trovo una frattura. La nostra identità si costruisce a partire dalle contraddizioni. Anche i racconti che sottolineano la continuità della propria vita estraggono dalla materia autobiografica i temi ricorrenti della scissione, della differenza, del contrasto” <14.
Nonostante l’innegabile valore di emancipazione insito nel prendere parte al movimento degli studenti, la condivisione dell’impegno politico fu attraversata, per le donne, da ambivalenze, contraddizioni e disagi tali che quella che era stata una storia comune ben presto si scisse in due diverse. Da una rottura se ne generò un’altra, come se in quell’esodo generazionale e politico che fu il Sessantotto, in quella “autoesclusione” generazionale, ci fosse la premessa per l’affermazione del separatismo femminista quale pratica strategica, quasi mai indolore, fondata sul riconoscimento di sé come soggetto oppresso <15. Alimentate dalla traduzione di testi stranieri e dalla circolazione dei primi documenti femministi italiani, le contraddizioni si ramificarono e disseminarono, arrivando a toccare orizzonti che si erano ritenuti infrangibili.
Introducendo una raccolta di saggi e documenti femministi internazionali, Lidia Menapace nel 1972 spiegò così quanto stava accadendo nella “seconda metà del cielo”: “Non bastano le tradizionali lotte per la parità, per il divorzio, per l’aborto, per la libertà sessuale: viene posto direttamente in contestazione tutto il sistema di potere “maschile”, tutta la società “virilsitica” e si comincia ad individuare nell’uomo e nel suo predominio l’ostacolo principale a qualsiasi sviluppo futuro” <16.
Alcuni gruppi autonomi femminili scaturirono proprio dal contrasto con il movimento del Sessantotto, come avvenne a Trento per il Cerchio spezzato, gruppo separatista nato con l’affermazione dell’impossibilità di auspicare e ottenere l’uguaglianza con gli uomini: “Noi siamo un gruppo di compagne che più o meno hanno vissuto tutte in prima persona l’esperienza politica del movimento studentesco e dei successivi gruppi politici che rappresentano un superamento del movimento stesso. Come per un gran numero di studenti in generale, è stata questa l’esperienza che ci ha posto difronte la prospettiva concreta e la possibilità di rovesciare un sistema sociale fondato sull’oppressione e sullo sfruttamento. Ma noi, non solo come studentesse, ma in quanto donne, avevamo affidato molto di più a questa prospettiva di liberazione […]. Ci siamo illuse che automaticamente la presa di coscienza generale dell’oppressione di classe ci ponesse di fronte ai problemi allo stesso modo dei compagni. Questa illusione è stata smentita dalla pratica politica e dall’esperienza. Non c’è uguaglianza tra diseguali”.
Le fondatrici del Cerchio spezzato proseguirono spiegando le difficoltà e le remore che avevano segnato la scelta separatista: “Ma non è stato un processo facile, perché la lunga abitudine a identificarsi con l’uomo, il nostro oppressore, agiva da potente freno […]. Molte compagne hanno avuto «paura» di venire a fare riunioni soltanto fra donne, sottintendendo un grande disprezzamento di sé. E la decisione di escludere in una prima fase i maschi è stata una precisa presa di posizione politica. Ogni oppresso deve prima affermarsi nella libertà della sua ribellione e accettare da questa posizione di forza il confronto. Includere i maschi ci costringeva a misurarci di nuovo sul terreno e coi metodi del nostro oppressore” <17.
L’accusa rivolta al movimento studentesco di essere stato più «un’ultima “illusione” emancipatoria che “l’inizio di tutto”» – per riprendere la riflessione di Anna Maria Crispino sul legame tra la politica del femminismo e quella del Sessantotto <18 – proseguì nel documento attraverso un’analisi del linguaggio e delle dinamiche di potere tipicamente maschili. “In un ambiente come il nostro, in particolare, la parola – maggior strumento di affermazione – è diventata lo strumento della nostra esclusione. Come i proletari, noi non sappiamo parlare, soprattutto quando dobbiamo misurarci sul linguaggio sempre maschile, sempre elaborato da altri”.
In questo senso, il separatismo costituì una grande novità poiché con esso le donne si sottrassero e si autoesclusero dalla sfera pubblica ma, paradossalmente, così facendo si appropriarono di essa, riplasmandola a partire dai propri corpi e dai propri pensieri. “Separandosi – scrisse Lea Melandri a vent’anni dalla prima pubblicazione di “L’infamia originaria” -, e chiedendo cambiamenti sostanziali nelle istituzioni e nell’idea stessa della politica, i gruppi femministi intendevano costringere la storia a riconoscere al proprio interno, nelle spinte profonde che l’attraversavano, gli esiti ancora in parte inconsapevoli dell’«infamia» che, fin dall’origine, ha negato alla donna esistenza propria e alienato nell’uomo la condizione naturale del vivere”. <19
La nuova sinistra – come ha scritto Yasmin Ergas – ha assolto un ruolo importante nel cammino attraverso il quale questo movimento si è costituito come soggetto politico: “Prima stimolando il coinvolgimento di ampie fasce femminili, rendendo loro accessibili risorse politiche e fungendo da organizzazione intermedie; poi perpetuando ed accentuando quelle condizioni di frustrazione che […] producono uno spostamento del baricentro dell’attivismo femminile dagli obiettivi indicati dalle organizzazioni della nuova sinistra alle tematiche specificatamente associate alla condizione delle donne” <20.
La diffusione capillare sul territorio nazionale di “piccoli gruppi”, collettivi, associazioni culturali, librerie delle donne, centri per la salute femminile e consultori autogestiti non solo favorì un inedito protagonismo femminile e, alla metà del decennio, incitò la “presa di coscienza” di migliaia di donne, ma pose le basi per un ripensamento e un rinnovamento dell’idea di pubblico, partendo dalla decostruzione della politica tradizionale. “Rendendosi invisibili ai maschi, le donne creavano una nuova visibilità, questa volta costruita secondo le proprie regole. È il separatismo che ha reso possibile la rottura del velo, del “burka” politico che aveva tenuto avvinte, in una sorta di abbraccio strettissimo, le figlie/sorelle ai padri/fratelli” <21.
Al di là delle analogie e delle differenze, infatti, da parte femminista ci fu una reinterpretazione delle tematiche poste dal Sessantotto: la critica all’autoritarismo divenne critica al patriarcato e alla gerarchizzazione dei sessi; la valorizzazione della sfera personale, dei desideri e dei bisogni individuali si radicalizzò fino all’abbattimento delle barriere che dividono la sfera personale da quella politica; la scoperta della soggettività divenne la base per nuove modalità di azione politica, tra le quali spiccarono i “piccoli gruppi” di autocoscienza.
[NOTE]
12 Anna Bravo, Un nuovo ordine del discorso, «Primapersona», 19/1998, pp. 66-68.
13 Cfr. Luisa Passerini, Corpi e corpo collettivo, in T. Bertolotti e A. Scattigno, Il femminismo, cit., pp. 181-193; Stefania Voli (a cura di), Angela Miglietti. Storia di una traduzione, «Zapruder», 13/2007, pp. 108-115.
14 Luisa Passerini, Autoritratto di gruppo, Giunti, Firenze 2008 [1988], p. 40.
15 Cfr. Peppino Ortoleva, I movimenti del ’68 in Europa e in America, Editori Riuniti, Roma 1998 [1988], pp. 231-242.
16 Lidia Menapace (a cura di), Per un movimento politico di liberazione delle donne. Saggi e documenti, Bertani, Verona 1972, p. 13.
17 Cerchio spezzato, Non c’è rivoluzione senza liberazione della donna, e Le donne e i neri. Il sesso e il colore, in Gruppo “Anabasi” (a cura di), Donne è bello, Milano 1972 [Edizione digitale: ©2015 Ebook @ Women]; e in Rosalba Spagnoletti (a cura di), I movimenti femministi in Italia, Savelli, Roma 1974, p. 158 e p. 160.
18 Anna Maria Crispino (a cura di), Esperienza storica femminile nell’età contemporanea. Parte seconda, Unione Donne Italiane – Circolo «La Goccia», Roma 1989, p. 13.
19 Lea Melandri, L’infamia originaria. Facciamola finita col cuore e la politica, Manifestolibri, Roma 1997, p. 11 [1977].
20 Yasmine Ergas, Nelle maglie della politica, FrancoAngeli, Milano 1986, p. 80.
21 Gabriella Bonacchi, Il “selvaggio” di Occidente. Corpo e femminismo, «Parolechiave», 31/2004, p. 123.
Paola Stelliferi, Una liberazione «fratricida e iconoclasta»: l’impatto dei femminismi sugli uomini della nuova sinistra nell’Italia degli anni Settanta, Tesi di dottorato, Università Ca’ Foscari – Venezia, 2016

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