Ma tra un pulitore e un cleaner chi guadagna di più?
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di Antonio Zoppetti

È appena uscito un mio nuovo libro: Meglio l’italiano o l’itanglese? Linee guida sull’uso di anglicismi nella comunicazione trasparente (Mind Edizioni, Milano) che ha lo scopo di colmare una lacuna tutta italiana.

Negli ultimi vent’anni, infatti, sono state diramate decine di raccomandazioni e linee guida istituzionali sulla femminilizzazione delle cariche, mentre si moltiplicano i siti e le associazioni che promuovono il linguaggio inclusivo e non discriminante, e spuntano decreti leggi che mettono al bando la parola “razza” o prescrivono l’eliminazione di “handicap” in favore di condizione di disabilità, e non perché si tratta di un termine inglese, bensì perché viene proclamato discriminante, e dunque viene sconsigliato (e vietato per legge) nel linguaggio delle amministrazioni.

In sintesi, esistono fortissime pressioni che hanno come obiettivo la pianificazione linguistica e puntano a intervenire sull’uso – spesso a gamba tesa – per educare i cittadini a parlare in modo politicamente corretto, ma quando si tratta invece di regolamentare l’abuso sempre più selvaggio dell’inglese, i linguisti e gli intellettuali italiani cambiano subito casacca, e si appellano a una “sacralità” dell’uso che non può essere messo in discussione. Solo in questo caso parte la solita tiritera per cui sulla lingua non si può – né deve – intervenire, perché non si può limitare la libertà di espressione e non si possono certo mettere al bando le parole straniere come ai tempi del fascismo. Al contrario, il problema non sono i forestierismi in modo generico, ma la penetrazione sempre più massiccia di parole inglesi, tutte provenienti dalla stessa lingua dominante che sta schiacciando l’italiano. E gli anglicismi sono spesso discriminanti e poco trasparenti, perché escludono – invece di includere – una larga fascia di cittadini che non li comprendono, e in questo modo si creano barriere sociali e fratture generazionali. Ma le istituzioni, in questo caso, non si preoccupano né della trasparenza né della cancellazione dell’italiano, e anzi sono in prima linea nell’introdurre e diffondere parole come cashback, caregiver, whistleblowing, stepchild adoption e via dicendo.

Il non-interventismo, insomma, è invocato solo nel caso dell’inglese, ma la realtà è un’altra: nell’attuale società è in atto un processo di revisionismo linguistico molto forte, che punta ad affermare un nuovo modello di italiano dove le stesse forze riformiste – anche istituzionali – che prescrivono il politicamente corretto, l’inclusività, la femminilizzazione delle cariche… sono quelle che allo stesso tempo introducono gli anglicismi.

Nel libro questo fenomeno è ben denunciato, e le contraddizioni vengono finalmente fatte esplodere. Riporto una sola citazione:

“Colpisce, per esempio, che proprio il Ministero dell’Istruzione da cui sono scaturiti testi pieni zeppi di anglicismi come il Sillabo del 2018 o il Piano scuola 4.0 del 2023, contemporaneamente abbia diramato delle Linee guida per l’uso del genere nel linguaggio amministrativo del Miur (2018) che a loro volta riprendevano altri simili documenti promossi già da anni. Nella prefazione dell’allora ministra Valeria Fedeli si leggeva:

Credo che nel Miur la consapevolezza dell’importanza del linguaggio debba essere coltivata e praticata anche più che altrove – non solo per quanto riguarda l’uso del genere grammaticale femminile, quindi, ma anche per tutto ciò che riguarda la trasparenza degli atti amministrativi. Sappiamo che la lingua è un corpo vivente, che si evolve nell’uso quotidiano e non può essere cambiata per decreto. D’altra parte, le proposte riguardanti l’uso del femminile avanzate nelle presenti Linee guida non hanno nulla dell’imposizione dall’alto, perché richiedono semplicemente di applicare in modo corretto e senza pregiudizi le regole della grammatica italiana (p. 4).

Eppure questo richiamo alle pari opportunità, alla trasparenza e alle regole della grammatica italiana sembra che sia invocato solo nel caso dell’educazione al genere, ma venga invece nascosto sotto al tappeto nel caso degli anglicismi che al contrario vengono diffusi e promossi senza seguire gli stessi criteri, o forse li si introduce in modo consapevole proprio con l’intento di affermarli (a pensar male si commette peccato, ma spesso si indovina, recitava una vecchia battuta di Andreotti).”
[Meglio in italiano o in itanglese? p. 70].

Le istituzioni, insomma, non sembrano veramente interessate alla trasparenza, e la usano come alibi quando fa loro comodo per diffondere il linguaggio “etico” che vorrebbero affermare, un modello linguistico che vuole essere politicamente corretto e allo stesso tempo anglicizzato. Un modello linguistico che afferma l’itanglese.

Una nuova definizione di itanglese

Nel libro c’è una dettagliatissima spiegazione di che cosa sia l’itanglese, che da un punto di vista tecnico ormai non è più solo un “italiano” che contiene un’alta frequenza di parole inglesi. L’itanglese travalica l’ingenua categoria dei “prestiti linguistici”, è fatto di pseudoanglicismi maccheronici (footing, smart working), di parole ibride (zoomare, clownterapia), di costrutti sintatticamente invertiti (matematica day, covid hospital), di suffissoidi formativi (babypensionato, over40), di cambiamenti morfologici (blogger invece di bloggatori), di famiglie di parole e di radici inglesi che si allargano nel nostro lessico (pet-shop, pet-food, pet sitter…).

Ma soprattutto, al di là di queste classificazioni forse per alcuni un po’ noiose, l’itanglese si configura come un ben preciso modello linguistico, uno stilema preferito e ostentato da un’egemonia culturale di imprenditori, giornalisti, tecnici, addetti ai lavori e influenti che puntano all’inglese e si vergognano dell’italiano. In questo modo prende piede una “diglossia lessicale” dove le parole inglesi sono spacciate di volta in volta come più evocative, più solenni, più appropriate, più moderne, più internazionali… e finiscono per scalzare e far regredire le nostre parole storiche, perché i nuovi comunicatori sono convinti che brand sia superiore e diverso da marchio, che overturism sia più appropriato di sovraturismo, che gay sia più inclusivo di omosessuale, che climate change sia un “internazionalismo” più tecnico di cambiamento climatico, che il body shaming sia più adatto della derisione fisica, che il catcalling sia più moderno del vecchio e deprecato pappagallismo italiano… e in fin dei conti che l’inglese (ma spesso è solo pseudoinglese) sia superiore alla lingua di Dante, la nostra lingua madre. Ma in questa corsa all’anglicizzazione scriteriata e sempre più sistematica, l’impatto dell’inglese sulla nostra lingua non è paragonabile a quello che abbiamo ereditato nel corso dei secoli da altre lingue, né per numero di parole né per frequenza, né per profondità né per velocità di attecchimento. L’itanglese è un fenomeno nuovo dalla portata dirompente; il libro racconta questa storia e smentisce i soliti luoghi comuni e stereotipi radicati tra i linguisti e tra gli intellettuali italiani, visto che in altri Paesi la situazione è ben diversa dalla nostra piccola visione provinciale imprigionata nel suo complesso d’inferiorità davanti alla cultura e alla lingua d’oltreoceano.

Linee guida e qualche considerazione di buon senso

Nel delineare delle linee guida che affrontano la questione dell’inglese partendo dagli stessi presupposti che guidano altri tipi di raccomandazioni, ho preso spunto da quanto avviene all’estero, a partire dalla cancelleria Svizzera che ha diramato delle raccomandazioni sull’uso dell’inglese nel linguaggio amministrativo che – guarda caso – sono proprio affiancate a quelle per un uso non sessista della lingua, perché da loro non ci sono i tabù e le rimozioni che abbiamo noi, e la trasparenza vale in ogni ambito, e non si usano due pesi e due misure. Anche la pianificazione linguistica di altri Paesi – come la Francia, la Spagna o l’Islanda – è stata presa come esempio e come fonte, e i principi di buon senso che si ritrovano ovunque tranne che da noi sono tutti incentrati su due cardini: il rispetto per le risorse linguistiche locali e il proprio patrimonio linguistico, ma anche la trasparenza. Sul piano nazionale ho ripreso invece il poco che c’è, soprattutto i comunicati, le considerazioni e le riflessioni del Gruppo Incipit della Crusca, anche se non hanno una valenza ufficiale. E a proposito della trasparenza del linguaggio amministrativo o giornalistico, sono partito dalle vecchie regole auree di Sergio Lepri, oltre che dalle analisi di Tullio De Mauro sulle parole che arrivano a tutti; entrambi gli intellettuali partivano dal presupposto che una comunicazione “onesta” si basa su un linguaggio adatto al destinatario. Oggi i titolisti e i giornalisti, in linea di massima, hanno cambiato prospettiva e puntano a educare all’inglese, a diffonderlo con un nuovo linguaggio elitario e discriminante dove l’inglesorum assume il ruolo cialtrone del latinorum manzoniano e dell’antilingua di Calvino.

Queste linee guida riflettono poi sulle questioni della gestione degli anglicismi dal punto di vista editoriale (pronunce, trattamento grafico, maiuscole, plurali, genere maschile o femminile) e soprattutto su come evitarne ogni abuso. Accanto alle 4 domande chiave che ha individuato il linguista Francesco Sabatini (prima di ricorrere a un anglicismo ne conosciamo il reale significato? Lo sappiamo pronunciare e anche scrivere correttamente? E l’interlocutore è davvero in grado di comprenderlo?) ho aggiunto una quinta domanda fondamentale per evitare che l’italiano diventi itanglese: “Quanti anglicismi stiamo usando nella nostra comunicazione?”.

E ancora, siamo sicuri che certi anglicismi siano davvero intraducibili? Che fare quando manca il corrispettivo italiano? E quando non ha la stessa connotazione?

La prefazione è di Giorgio Cantoni, il fondatore di Italofonia.info, che ha sottoscritto queste linee guida che il portale si impegna a seguire e a diffondere, mentre in appendice – per sorridere ma anche per riflettere sul fenomeno – ho tradotto per intero il primo canto della Divina Commedia in itanglese di cui da tempo avevo già abbozzato l’incipit.

PS

https://www.youtube.com/embed/yKmCycRtJMA

Roberto, che gestisce il canale YouTube Un Italiano Vero (UIV), sta preparando dei video in cui è possibile ascoltare l’effetto che fa la Divina Comedy di Don’t Alighieri, di cui è disponibile la prima pillola, ma prossimamente seguiranno le altre puntate.

E poiché questo libro – il quarto che ho dedicato a questo tema – nuoce gravemente al pensiero dominante (mainstream), ringrazio tutti coloro che spargeranno la voce per far sapere della sua esistenza.

https://diciamoloinitaliano.wordpress.com/2024/09/02/meglio-litaliano-o-litanglese-un-nuovo-libro-con-le-linee-guida/

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«Le responsabilità istituzionali dinanzi al coma della lingua italiana 🗣️🇮🇹 🏛️ Quale ruolo hanno le istituzioni nella diffusione dell'itanglese? Sicuramente ruolo principale. La classe politica si disinteressa al tema della tutela linguistica causando il disinteresse popolare dinanzi ad un tema così importante. 💂 Le conseguenze? L'anglicizzazione dell'italiano alla quale quotidianamente assistiamo! 🤔»

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Leggo un articolo sul Corriere online e mi viene la nausea da inglesismi. Parla di quite quitting. altri termini inglesi presenti:
hobbies, trend, worklife balance, engagement, people scarcity, smart working, Attraction e retention, burnout, startup con focus sul nuovo corso delle human resources, usare gli assessment game, welfare, I People Analytics, migliorare il sentiment, creazione di content e gamification.
Concedetemi una frase in italiano: che due palle! #inglesismi #ParlaComeMangi
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«Comunicato del gruppo incipit 🗣️🇮🇹 👉🏻 Di recente il gruppo incipit si è espresso "contro" il ministero dell'istruzione per aver diffuso un progetto cosparso di inglesismi 👑 L'uso di questi inglesismi si inserisce nella mentalità tanto diffusa quanto errata che vede l'inglese ergersi a lingua superiore e pertanto più adatta...» #italofonia #lingue #lingua #linguaitaliana #crusca #accademiadellacrusca #scuola #istruzione #dilloinitaliano #inglesismi #anglicismi #anglismi

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Gallery of 10 images. Comunicato del gruppo incipit 🗣️🇮🇹 👉🏻 Di recente il gruppo incipit si è espresso "contro" il ministero dell'istruzione per aver diffuso un progetto cosparso di inglesismi 👑 L'utilizzo di questi inglesismi si inserisce nella mentalità tanto diffusa quanto errata che vede l'inglese ergersi a lingua superiore e pertanto più adatta ad indicare tutto ciò che concerne un cambiamento 🗣️ L'abuso di inglesismi nel documento è tale che la Crusca, nota per la sua passività nei confronti del tema forestierismi, ha addirittura parlato di necessità di traduzione del testo! 🏫 Nella morte della lingua lo Stato ha certamente grossissime responsabilità: se non sono i governi i primi ad interessarsi al tema della difesa linguistica come si può pensare che il comune cittadino se ne interessi? 📣 Dinanzi alla passività delle istituzioni sta a noi diffondere l'idea della necessità di difendere la lingua, non tiriamoci indietro nelle discussioni! 🤔 E tu cosa ne pensi? Diccelo qui sotto nei commenti! #ita #italia #italiano #italiana #italiane #italiani #italofonia #lingue #lingua #linguaitaliana #crusca #accademiadellacrusca #accademia #governo #scuola #istruzione #dilloinitaliano #inglesismi #anglicismi #anglismi

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UN TENTATIVO DI TRADUZIONE

«Di recente, nei mondiali di calcio 2022, la Rai si è resa protagonista di un tentativo di traduzione pubblica purtroppo non andato a buon fine. 🇺🇲 La partita Stati Uniti - Gallesia disputatasi a fine Novembre 2022 è stata trasmessa dalla Rai con una grafica la quale aveva le sigle italiane...»

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Gallery of 10 images. UN TENTATIVO DI TRADUZIONE 🇮🇹🗣️ ⚽ Di recente, nei mondiali di calcio 2022, la Rai si è resa protagonista di un tentativo di traduzione pubblica purtroppo non andato a buon fine. 🇺🇲 La partita Stati Uniti - Gallesia disputatasi a fine Novembre 2022 è stata trasmessa dalla Rai con una grafica la quale aveva le sigle italiane dei nomi! (SUA - GAL) ⌨️ Riguardo al tema si è discusso molto, specialmente su Twitter. In quest'ultima piattaforma, i commentatori si sono resi protagonisti del palesarsi dell'ignoranza che si cela dietro all'utilizzo degli anglicismi e nell'odio verso la lingua italiana. 🦅 Subito il pensiero di questi soggetti è andato al f*scismo e leggiamo quindi commenti del tipo "SUA al posto di USA! A noi! 🤡" 📣 Al di là dell'ignoranza alla quale siamo abituati, questa sconfitta (sì, sconfitta siccome al 27esimo la Rai ha corretto il cosiddetto "errore grafico") ci deve essere d'insegnamento. La difesa della lingua non può procedere con la sola traduzione da parte di alcuni linguisti dei termini stranieri, bisogna sensibilizzare gli italofoni, utilizzare i nuovi termini nei mezzi d'informazione e nel linguaggio politico e solo allora l'italiano potrà finalmente tornare ad essere tale. 🔎 In questo momento il tema della lingua è oggetto di discussioni, è il momento di armarsi di tanta pazienza e spiegare che la difesa della lingua NON è fascista, NON ha colori, NON è sintomo di ignoranza e NON contrasta la possibilità di conoscere più lingue. È la nostra occasione, l'occasione per la lingua italiana di uscire dallo stato di abbandono che la caratterizza: non perdiamo il treno! #italia #italiane #italiana #italiano #italiani #italofonia #dilloinitaliano #inglesismi #anglicismi #anglismi #rai #mondiali #statiuniti #gallesia #gallesi #calcio #lingue #lingua #linguaitaliana

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«Italiano nella costituzione? Qualcosa si muove! 🇮🇹🗣️ 👉🏻 Il Ministro Sangiuliano ha parlato dell'intenzione di inserire l'italiano nella nostra Costituzione! 🗣️ Giustissimo e condivisibile, le uniche correzioni sono l'utilizzo di due inglesismi nella frase ed il forse eccessivo elogio all'accademia della Crusca. 🤔 E tu cosa ne pensi? Più poteri alla Crusca o creazione di una nuova Accademia?»
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