Sergei Rachmaninov – Danze Sinfoniche

Sergei Rachmaninov (1873-1943) scrisse le Danze Sinfoniche nel 1940, nella fase finale della sua carriera musicale. È la sua ultima composizione importante, e il suo unico brano scritto interamente durante la sua permanenza negli Stati Uniti.

Origine dell’opera

In America Rachmaninov era diventato famoso, ricco e ricercato come pianista. L’esilio dalla Russia, da cui partì dopo la Rivoluzione del 1917, non ha mai smesso di dargli dolore, lasciandolo in uno stato di declino fisico e profonda riflessione esistenziale. Gli mancava la sua lingua, la sua cultura e persino il suono delle orchestre russe.

Le Danze Sinfoniche arrivarono dopo quattro anni di silenzio dalla sua opera precedente, la 3ª sinfonia. In quel momento, qualcosa si sbloccò dentro di lui. Sapeva che il mondo musicale stava cambiando rapidamente e che vedeva il suo stile come “antiquato”. Invece di combatterlo, lo abbracciò e trasformò il suo stile in qualcosa di potente.

La struttura

Quest’opera è un ponte tra il lussureggiante tardo-romanticismo della sua giovinezza e il “neoclassicismo” più asciutto e percussivo della metà del XX secolo.

Le Danze Sinfoniche sono organizzate in tre movimenti.

  • Il primo movimento è teso e tagliente. I ritmi sono forti, a volte aggressivi. Le armonie sono più scure rispetto alle sue opere precedenti. Subito si sente qualcosa di nuovo: un solo per sassofono contralto, il cui utilizzo era inusuale nella musica classica dell’epoca, specialmente per un compositore tradizionalista come lui. Dà alla musica un colore strano e moderno.
  • Il secondo movimento è un valzer spettrale. All’inizio appare elegante, ma con qualcosa che non va. Il ritmo è zoppo, l’atmosfera è inquieta. È come un ballo visto attraverso uno specchio distorto.
  • L’ultimo movimento è il più drammatico. Rachmaninov ritorna alla sua idea preferita, il medievale Dies Irae, che ha utilizzato svariate volte in precedenza. Ma qui lotta con un altro tema: una melodia luminosa, quasi religiosa, dalla tradizione ortodossa russa, l’ “Hallelujah” dal suo Veglia Notturna. Alla fine, la luce vince sulle tenebre. Ha persino scritto “Hallelujah” nello spartito!
  • Orchestrazione e dedica

    Rachmaninoff scrisse un arrangiamento per due pianoforti contemporaneamente alla versione orchestrale. La versione per pianoforte fu completata nell’agosto del 1940, la versione orchestrale più tardi, nell’ottobre dello stesso anno. Durante la fase di orchestrazione, lavorò molto a stretto contatto con la Philadelphia Orchestra, che amava profondamente.

    Per la Prima del 3 gennaio 1941, Eugene Ormandy diresse la Philadelphia Orchestra, a cui è dedicato il brano. È stato un successo, ma Rachmaninov non visse abbastanza a lungo per vedere quanto la composizione sarebbe stata apprezzata in futuro.

    Retroscena

    Il nome originale del brano era Danze Fantastiche, con titoli dei movimenti come “Mezzogiorno”, “Crepuscolo” e “Mezzanotte”. Alla fine, Rachmaninov ha scartato quei titoli, ma l’idea di un giorno che si avvia verso la notte si adatta ancora bene alla musica.

    Il balletto incompiuto: Rachmaninov originariamente concepì l’opera come un balletto. Incontrò persino il leggendario coreografo Michel Fokine per discutere di una collaborazione. Purtroppo, Fokine morì prima che il progetto potesse realizzarsi, condannando la musica a vivere solo nelle sale da concerto.

    Rachmaninov introdusse il sassofono contralto nel primo movimento. Questa fu una scelta radicale per un tradizionale sinfonista, utilizzata non per l’influenza jazz, ma per evocare un senso di antiche e solitarie pianure russe.

    https://www.youtube.com/embed/qDS9GNQ9-uc

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    Sergei Rachmaninov – Symphonic Dances

    Sergei Rachmaninov (1873-1943) wrote Symphonic Dances in 1940, at the very end of his life. It is his final major composition, and his only piece written in its entirety while living in the United States.

    Origin of the work

    In America he was famous, rich, and busy as a pianist. The exile from Russia, which he left after the 1917 Revolution, never stopped hurting, leaving him in a state of physical decline and profound existential reflection. He missed his language, his culture, and even the sound of Russian orchestras.

    Symphonic Dances came after four years of silence after his previous piece, the 3rd symphony. At that time, something unlocked inside him. He knew the musical world was changing fast, and he knew his own style was seen as “old-fashioned.” Instead of fighting that, he embraced it and turned it into something powerful.

    The structure

    The work is a bridge between the lush Late-Romanticism of his youth, and the leaner, more percussive “Neoclassicism” of the mid-20th century.

    The Symphonic Dances is structured in three movements.

  • The first movement is tense and sharp. The rhythms are strong, sometimes aggressive. The harmonies are darker than his earlier works. Right away you hear something new: a solo for alto saxophone. That was unusual in classical music at the time, especially for a composer like him. It gives the music a strange, modern color.
  • The second movement is a ghostly waltz. It sounds elegant at first, but something feels off. The beat limps, the mood is uneasy. It’s like a dance seen through a distorted mirror.
  • The final movement is the most dramatic. Rachmaninov brings back his favorite idea, the medieval Dies Irae chant, which he used many times before. But here it fights with another theme: a bright, almost religious melody from the Russian Orthodox tradition, “Hallelujah” from his All-Night Vigil. At the end, light wins over darkness. He even wrote “Hallelujah” in the score.
  • Orchestration and dedication

    Rachmaninoff wrote an arrangement for two pianos concurrently with the orchestral version. The piano version was completed in August 1940 and the orchestral version in October of the same year. When he orchestrated it, he worked very closely with the Philadelphia Orchestra, which he loved deeply.

    It was premiered by Eugene Ormandy and the Philadelphia Orchestra, to whom it is dedicated, on 3rd January of 1941. It was a success. But Rachmaninov didn’t live long enough to see how important it would become in the future.

    Behind the Scenes

    The original name of the piece was Fantastic Dances, with movement titles of “Noon”, “Twilight”, and “Midnight”. In the end he dropped the titles, but the idea of a day moving toward night still fits the music well.

    The Failed Ballet: Rachmaninov originally envisioned the work as a ballet. He even met with the legendary choreographer Michel Fokine to discuss a collaboration. Sadly, Fokine died before the project could materialize, leaving the music to live on solely in the concert hall.

    Rachmaninov introduced the alto saxophone into the first movement. This was a radical choice for a traditional symphonist, used not for jazz influence, but to evoke a sense of ancient, lonely Russian plains.

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