Alcune considerazioni sulla poetica di Aleksàndr Blok

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Dopo aver letto la ricca ed esaustiva postfazione, a firma di Angelo Maria Ripellino, alla raccolta di poesie di Blok edita da Oscar Mondadori nel 1990, è alquanto arduo riuscire ad aggiungere ulteriori dati senza risultare inutilmente ripetitivi: Ripellino non solo ci propone un excursus biografico dell’autore ma entra, con il taglio tipico di chi ha familiarità con il pensiero più intimo di un poeta, nei processi creativi di Blok differenziando le varie epoche e le relative poetiche. Blok infatti fu un poeta dall’esistenza multiforme e di conseguenza variegata fu la sua produzione: ha vissuto più vite in una perché appartenente a una generazione irrequieta e intimamente consapevole del suo essere al confine tra due epoche, in eterna attesa della rivoluzione perfetta, del cambio drastico degli schemi sociali e culturali. Da un’adolescenza idilliaca e appartata all’atmosfera sovreccitata dei salotti frequentati dai simbolisti russi; dalla teologia al teatro… Ambienti sicuramente stimolanti ma distanti dalla realtà tragica di una società bisognosa di cambiamenti chirurgici, profondi, drammatici. Blok, compiendo un ulteriore ma stavolta necessario passaggio esistenziale e artistico, riuscì a sintonizzarsi con le esigenze reali del popolo, con il travaglio di una società in procinto di ribaltare lo stato delle cose. Ed è questa, a mio avviso, l’epoca più dolorosa e affascinante dell’esistenza del poeta russo: come nel corso di una muta interiore, Blok lascia dietro di sé la vecchia pelle borghese intrisa di misticismo e di un inutile sperimentalismo artistico fine a se stesso, per armarsi di un realismo che lo porterà a immergersi interamente negli anfratti di una società sull’orlo di un’apocalisse attesa da tempo. Scrive Ripellino: “Blok soffrì fisicamente il ristagno e la reazione che seguirono alla rivolta del 1905. […] L’umor nero di Blok non è una propensione letteraria, un abito esteriore, ma il basso continuo, la fosca filigrana della sua vita, giorni e notti, giorni e notti. Incalzato dall’ansia di ramingare, di perdersi negli angoli abietti e remoti della periferia cittadina, egli va alla ventura, girando per squallide strade fiancheggiate da lerci abituri… Le lettere e i diari di Blok abbondano in questo periodo di appunti di passeggiate notturne ai margini di Pietroburgo e di memorie di incontri con zingare e acrobate in ristoranti e postriboli…” C’è un bisogno viscerale di conoscere il “mondo terribile” della Russia alla vigilia della rivoluzione: dai divani stinti dei salotti mondani, un tempo frequentati dal poeta, passando alla strada della periferia dove la vita è più vera, Blok impara a fiutare la Storia scendendo in quegli abissi sociali ignorati dall’aristocrazia; il contatto col popolo è salvifico e il populismo è un buon antidoto contro la solitudine. Accolse positivamente l’Ottobre del 1917 perché scorse nella rivoluzione bolscevica (pur non essendo un convinto marxista) un ideale capovolgimento di privilegi e di schemi sociali tradizionali, quegli stessi privilegi e schemi che avevano protetto la sua classe d’appartenenza fino ad allora. 

Nei versi di Blok si scorge il bisogno di una ricerca assoluta; ogni segno naturale, cosmico, è utilizzato per descrivere la condizione terrena dell’essere umano: è la poesia di una generazione al confine e in attesa di eventi irreversibili; ma per imparare a leggere i segni dei tempi bisogna accettare di ricevere un Secondo battesimo: “… Ed entrando in un nuovo mondo, so / che vi sono uomini e faccende. / Che la vita del paradiso è aperta / a chi batte le strade del male”. Una generazione che attende cambiamenti ma non sa ancora come impiegarsi negli eventi, come partecipare razionalmente: “Anch’io con secolare angoscia, come / un lupo sotto la luna calante, / non so cosa fare di me stesso…” (Sul campo di Kulikovo); anche se c’è consapevolezza dei tempi: “… Ma ti riconosco, principio / di sublimi e burrascosi giorni! […] Il cuore non può vivere di quiete, / non a caso si ammucchiano le nubi…”. Nonostante i bagni di realtà e le immersioni nei meandri periferici, l’arte, la poesia in particolare, è e resta sempre il mezzo prediletto in attesa di sviluppi: “… solo nel lieve battello dell’arte / potrai salpare dal tedio del mondo” (Firenze). Ma anche le rivoluzioni più auspicate, una volta verificatesi, possono deludere perché non più corrispondenti agli ideali che le hanno ispirate: “Bambino, aspetterai la primavera – / la primavera ti deluderà” (Una voce dal coro).

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Il timore di rimpiangere le nostre scelte è così spaventoso che spesso decidiamo di procrastinare pur di non correre il rischio di prendere la strada sbagliata.

In una vita di infinite possibilità non possiamo controllare tutto, ma possiamo scegliere come rispondere agli eventi e alle circostanze. E il rimpianto ci può guidare nel capire cosa conta davvero.

https://aeon.co/essays/why-do-some-regrets-fade-while-others-persist-and-grow

#psicologia #filosofia #esistenza
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Fui piuma in balìa della bora,
sospeso a mezz’aria,
lambii il cielo di cenere
e stretto a fulmini irosi,
mi persuasi scioccamente
di cavalcare scie di stelle cadenti.

-Keith M. Ward

#illusione #selfdeception #esistenza

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"Leibniz on Existence" ricostruisce l’evoluzione della concezione leibniziana dell’#esistenza combinando approccio storico e analitico. Ripercorrendo il pensiero di #Leibniz dagli esordi nominalisti alla versione matura della teoria dei mondi possibili, il libro mostra come le riflessioni sull'esistenza illuminino l'interazione tra teologia razionale, metafisica e la relazione tra possibile e attuale.

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@cultura

Ci sono momenti in cui la vita diventa complicata.

Questo articolo è una riflessione sulla stanchezza di restare, sul bisogno di pace, su quella sensazione silenziosa di non sentirsi fatti per questa vita.

👉Articolo completo
https://www.psicospace.it/quando-la-vita-non-ti-somiglia-piu/

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#sensodellavita #riflessioni #empatia #esistenza #psicospace

Ci sono momenti in cui la vita diventa complicata.
Questo articolo è una riflessione sulla stanchezza di restare, sul bisogno di pace, su quella sensazione silenziosa di non sentirsi fatti per questa vita.

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E se la montagna di Sisifo di colpo diventasse una pianura? Cosa accadrebbe? Il suo scopo e, di conseguenza la sua felicità, perderebbe senso? Se trasportare un masso lungo un pendio per l'eternità rappresenta tutta la nostra vita quotidiana può un evento simile mettere in dubbio quanto fatto in precedenza? Dovrebbe forse trovare modi alternativi per farsi carico di un peso insostenibile come quello dell'esistenza stessa? #Sisifo #Camus #esistenza #felicità
A volte la paura non urla.
Respira piano, si siede accanto a te, aspetta che il silenzio faccia il resto.
Non serve combatterla: basta ascoltarla.
È la lingua che il cervello parla quando non deve fingere di essere forte.
E in fondo, è quella che capiamo tutti.

«La paura è il linguaggio universale del cervello» è online.

#michiyospace #neuroscienze #paura #mente #vita #esistenza #emozioni #scrittura #riflessione #fear #neuroscience #mind #existence #emotion #reflection
A volte la paura non urla.
Respira piano, si siede accanto a te, aspetta che il silenzio faccia il resto.
Non serve combatterla: basta ascoltarla.
È la lingua che il cervello parla quando non deve fingere di essere forte.
E in fondo, è quella che capiamo tutti.

«La paura è il linguaggio universale del cervello» è online.

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Sometimes fear doesn’t scream.
It breathes quietly, sits beside you, and waits for silence to do the rest.
You don’t need to fight it — just listen.
It’s the language the brain speaks when it stops pretending to be strong.
And, deep down, it’s the only one we all understand.

“La paura è il linguaggio universale del cervello” is online.

poche righe su esiste

foto di Francesca Perinelli

diciamo che per la quinta volta (e con non pochi titoli e riviste in più rispetto alle volte precedenti) pare si sia dimostrato che esiste, anche se – volendo – può non esser nominata.

le comunità – diverse – si sono fatte vedere allo Studio Campo Boario e hanno chiacchierato, scambiato link, battibeccato, barattato aggeggi visivi, verbovisivi, solo verbali. si è letto qualcosa da autori anche assai assai diversi tra loro. (in questo senso, in tratti di tempo vari, hanno avuto spazi anche parole & discorsi che con lo sperimentar non avevano magari nemmeno un buon rapporto, o alcuno).

fotografia di Aberto D’Amico

la timidezza ha interrotto l’elettricità del dialogo, ogni tanto, nell’ensemble (folto) che si riuniva. ma il motore ha funzionato fino in fondo, direi. il tema era quello delle comunità (tendenzialmente letterarie-artistiche).

ah, dimenticavo: tutte le copie de “La scuola delle cose” presenti sono state prese. c’è stato parecchio interesse per questo fascicolo. (a proposito: a Roma, dovrebbe averne di nuovo copie Tic – a piazza San Cosimato 39).

non siate timidi: seguite quello che in effetti sembra proprio esistere.

#111 #comunità #ELR #ELREsisteLaRicerca #esiste #EsisteLaRicerca #esistenza #esistere #FondazioneMudima #LaScuolaDelleCose #Lyceum #LyceumMudima #StudioCampoBoario #Tic