Quando i diritti vengono negati, l’ #economia non è mai neutrale.

Nella valle del Giordano, le cooperative di PARC Palestina continuano a seminare, raccogliere e vendere a un prezzo trasparente: #commerciogiusto che diventa cibo, reddito, autonomia. Da questa tenacia nasce Building Hope for Palestine, il progetto che unisce #agricolturasostenibile, commercio giusto e risposta all’emergenza.

Lo raccontiamo qui:
📍Vicenza, Acampada Palestina in piazza Biade
📅mercoledì 20/05 ore 20.30 presso
(se ☔️ ti aspettiamo in contrà catena 21 - c/o bottega Unicomondo Altromercato)

Intervengono:
- prof. Mohammed Hmidat e Abdallah Abunasser di PARC/Al Reef (Palestina)
.-Beatrice De Blasi di Fondazione Atromercato
Introduce:
- Marta Fracasso presidente di Altromercato e cooperativa Unicomondo

#palestina #commercioequo

Commercio equo: giusto, ma non magico

Il 9 marzo si celebra la Giornata mondiale del commercio equo È una buona occasione per parlare di un tema che spesso viene raccontato in modo troppo semplice: da una parte i buoni, dall’altra i cattivi. Da una parte il consumatore consapevole, dall’altra il mercato senza cuore. La realtà, come quasi sempre in economia, è più interessante.
Il commercio equo nasce da un problema vero. In molte filiere agricole globali (caffè, cacao, banane, tè, zucchero, cotone, fiori) il potere contrattuale è distribuito male. Da un lato ci sono grandi distributori, intermediari e multinazionali. Dall’altro piccoli produttori, cooperative, lavoratori stagionali, spesso in Paesi poveri o con istituzioni fragili. In mezzo ci sono prezzi internazionali instabili, margini ridotti, poca trasparenza e condizioni di lavoro non sempre accettabili. L’idea del commercio equo è semplice: correggere almeno in parte questo squilibrio. Lo fa con alcuni strumenti: un prezzo minimo garantito, premi destinati alle comunità, contratti più stabili, standard sociali e ambientali, divieto del lavoro minorile, attenzione alle condizioni di lavoro, maggiore trasparenza nella filiera.
Fin qui, tutto bene. Ma un economista deve fare anche la parte antipatica. Non per guastare la festa. Per evitare che la festa diventi una brochure.
Il commercio equo resta una piccola parte del commercio mondiale. Non cambia da solo le regole del mercato globale. Può migliorare la situazione di alcuni produttori, ma non elimina la dipendenza dai prezzi internazionali, dagli intermediari, dalla logistica, dai rapporti di forza commerciali. Inoltre, certificarsi costa. Servono procedure, controlli, burocrazia, capacità organizzativa. Non tutti i piccoli produttori riescono a permetterselo.
Anche la letteratura economica mostra risultati misti. In alcuni casi si vedono effetti positivi sul reddito, sulla stabilità, sull’organizzazione dei produttori e sulle condizioni di lavoro. In altri casi gli effetti sono limitati, incerti o dipendono molto dal prodotto, dal Paese, dalla cooperativa e dalla struttura del mercato.
C’è poi un altro punto, spesso dimenticato. Il commercio equo non dovrebbe farci perdere di vista i produttori locali. Anche qui, vicino a noi, molti agricoltori lavorano con margini stretti, subiscono la pressione dei prezzi, devono confrontarsi con costi elevati, norme complesse, concorrenza estera e grande distribuzione. Se compriamo caffè equo dal Perù e poi ignoriamo il latte, le verdure, la carne, il formaggio o la frutta prodotti nel nostro territorio, manca un pezzo del ragionamento.
Non si tratta di mettere in contrapposizione il Sud del mondo e l’agricoltore locale. Sarebbe una gara sbagliata tra fragilità diverse. Si tratta piuttosto di guardare alle filiere con lo stesso criterio: chi produce riceve un reddito dignitoso? Ha forza contrattuale? Lavora in condizioni corrette? Riesce a investire? Oppure resta schiacciato tra costi crescenti e prezzi imposti da altri?
C’è anche il rischio di usare il commercio equo come marketing della coscienza. Il prodotto certificato rassicura il consumatore: compro questo caffè, quindi ho fatto la mia parte. La scelta individuale conta, ma non può sostituire politiche commerciali più trasparenti, leggi sul lavoro, responsabilità delle imprese, controlli seri e regole internazionali più equilibrate.
E non dimentichiamo il prezzo. Dire “compriamo tutti equo” è facile. Ma molte famiglie guardano il centesimo. Se un prodotto equo o locale costa di più, non tutti possono permetterselo. Non ha senso colpevolizzare chi ha un reddito basso. La sostenibilità non può diventare un lusso per consumatori benestanti.
E allora? Allora il commercio equo va preso per quello che è: uno strumento utile, non una bacchetta magica. Può dare più forza contrattuale ai produttori. Può rendere visibili costi sociali che il mercato spesso nasconde. Può spingere le imprese a spiegare meglio da dove arrivano i prodotti e in quali condizioni sono stati realizzati.
Il vero indicatore, però, non è solo il prezzo. E se dietro quel prezzo ci sono redditi dignitosi, lavoro sicuro, ambiente rispettato, comunità meno fragili e produttori meno ricattabili. Lontani o vicini che siano.
Il commercio equo non salverà il mondo da solo. Ma ci ricorda una cosa importante: ogni prezzo racconta una storia. Il problema è che spesso il mercato ce ne mostra solo l’ultima riga.

#commercioEquo #FairTrade #lavoro #povertà #prezzi #svizzera
Il 7 giugno l'assemblea di Equo Garantito inaugura il futuro

L’organizzazione che riunisce a livello nazionale la maggior parte degli operatori del commercio equo e solidale nel nostro Paese si riunisce per il rinnovo del Consiglio direttivo. Un'occasione per analizzare e presentare i risultati ottenuti nei tre anni precedenti e per rilanciare l'impegno per una prospettiva che anteponga il benessere di tutti ai profitti di pochi. L'intervento del presidente, David Cambioli

Altreconomia

#13maggio

Oggi è la giornata mondiale del #commercio #equo e #solidale.

Chi è il #consumatore responsabile?

A questa domanda prova a rispondere l’articolo di #MilanLawReview, analizzando come questa #responsabilità sia da considerarsi una #virtù.

Il consumatore definito responsabile prende seriamente il consumo, con scelte che sono influenzate da #informazione ed #educazione.

⬇️ https://riviste.unimi.it/index.php/milanlawreview/article/view/16477?mtm_campaign=mastodon

#diritto #commercioEquo #trade #fairtrade #law #consumer #virtue

Il consumatore responsabile: un caso di virtù | Milan Law Review

Today and tomorrow at #FairMenti in Giardino Mimmo Bucci in #Bari, talking about literally everything, through the lens of #FairTrade 🌻. Hosted by the local #FridaysForFuture collective 🪴

Lovely people and friends! Come and join us! 💕

(Tomorrow at 12 PM I will host https://ournet.rocks)

UPDATE: today’s activities have been moved to Parco 2 Giugno

#commercioEquo #altroMercato #unSoloMondo

Way: ‪Giardino "Mimmo Bucci"‬ (‪363144769‬)

OpenStreetMap is a map of the world, created by people like you and free to use under an open license.

OpenStreetMap

Lunedì 5 maggio ore 20.30 al #CinemaAstra di #Como l'Associazione #Garabombo APS presenta una serata dedicata al #Commercioequo e solidale, con proiezione del docu-film su padre Giovanni Abbiati, fondatore del progetto BASE - fairly handmade in Bangladesh, cooperativa in prevalenza femminile che realizza manufatti in juta.

Intervengono Laura Leoni e Alessandro Cantù di EquoMercato e Giovanni Bertalli, voce narrante del docu-film.

Ingresso libero.

DI BASE OGNI (C)GESTO CONTA!

Frans van der Hoff, il lottatore sociale che ha segnato la storia del commercio equo e solidale

È morto a 84 anni il teologo ed economista olandese, anima del fair trade. Da prete-operaio ha vissuto con i suoi compagni della Unión de comunidades indígenas de la Región del Istmo R.I. (Uciri), che aveva contribuito a fondare nelle zone montagnose del Messico per difendere i piccoli produttori di caffè. La sua vita e un suo scritto

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Il "pane per la pace" che costruisce ponti tra Italia e Ucraina

Il progetto "Bread for peace" della cooperativa Pausa Café sostiene i piccoli agricoltori della regione di Leopoli attraverso la vendita di prodotti da forno impastati dai detenuti del carcere di Alessandria. La seconda fase dell'iniziativa punta a fornire alimenti di qualità alla popolazione sfollata, sostenendo così la produzione locale

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Filiera equa e cotone biologico. La sfida dell’indiana Armstrong

Fondata nel 1969, l’azienda tessile -tra i produttori del commercio equo italiano- impiega centinaia di dipendenti, garantendo prezzi giusti ai fornitori e contribuendo al miglioramento delle loro condizioni di vita. Abbiamo intervistato il vicepresidente

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Un impianto fotovoltaico dal basso per i cafetaleros del Guatemala

Nella cooperativa agricola Nueva esperanza del Bosque, nata dall’incontro tra i produttori locali e il mondo del commercio equo, le fasi della lavorazione del caffè vengono ancora svolte a mano. Una campagna di crowdfunding punta a raccogliere i fondi per realizzare un impianto rinnovabile e migliorare la produzione

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