Che succede in Libano?

Vivero, mercoledì 8 aprile alle ore 19:00 CEST

Che succede in Libano?

Un approfondimento delle origini e delle conseguenze delle violenze della guerra sionista/USA

In Libano è in corso un’ulteriore escalation della guerra di occupazione israeliana, fatta di bombardamenti sistematici, distruzione di infrastrutture e sfollamento forzato della popolazione civile. Oltre un milione di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case: un’intera parte del Paese viene svuotata, mentre la violenza diventa condizione quotidiana imposta con la forza.

Di fronte a questa realtà, la disinformazione e il racconto dominante servono a coprire, giustificare e normalizzare ciò che accade. Per questo è importante costruire spazi di discussione e contro-narrazione: parlare oggi del Libano significa provare a comprendere il contesto di guerra che stiamo vivendo, dentro e oltre i suoi confini.

Ne parliamo con Rossana TUFARO, compagna e studiosa di storia politica e sociale del Libano contemporaneo. Per molti anni ha vissuto a Beirut.

+ Ci sarà aperitivo a sostegno

Iniziativa del programma di avvicinamento al 25 Aprile "Giorni di Liberazione", promosso da Quell@ del 25 Aprile al Pigneto.

https://roma.convoca.la/event/che-succede-in-libano

Pena di morte, apartheid e silenzio complice: la deriva che normalizza l’ingiustizia

Dalla forca per i palestinesi alle leggi che criminalizzano la solidarietà: tra Israele ed Europa si consolida un sistema che svuota il diritto e legittima la repressione C’è un filo …

Osservatorio Repressione

MAI PIU'?

Gad Lerner

Condivido la mia recensione al libro di Anna Foa, "Mai più" (Laterza editore) pubblicata su Il Manifesto di sabato scorso.

Il nuovo pamphlet di Anna Foa mi offre l’opportunità di esprimere una protesta a proposito del trattamento riservato all’autrice da parte di chi si autopercepisce in prima fila nel contrasto all’antisemitismo, ignaro del contributo che fornisce nell’alimentarlo. Il libro, intanto: si tratta di settanta agili pagine edite da Laterza, col titolo secco Mai più, per ricordarci che tenere viva la memoria dello sterminio degli ebrei in Europa dovrebbe fare il paio con l’impegno di scongiurarne la ripetizione a danno di altri popoli; e che quel “mai più” non può certo essere usato come scusante per giustificare nuovi crimini, infliggere umiliazioni, seminare disprezzo nei confronti di altri. Tanto meno dichiarandosi portavoce (vendicatori?) degli antenati. Dunque non vale solo per gli ebrei il “mai più”. Semmai agli ebrei tocca in sorte, a seguito di ciò han sofferto, il compito di sentinelle pronte a segnalare il pericolo che quell’abominio si ripeta. Come raccomandava Primo Levi.
Perché, allora, la lettura di Anna Foa mi muove alla protesta? Perché credo meriti di venir studiato il meccanismo di espulsione di fatto dalla Comunità ebraica romana di cui era animatrice riconosciuta dacché nell’estate 2024 è stato pubblicato Il suicidio di Israele. E non parliamo dacché il libro è stato insignito del Premio Strega per la saggistica. Di colpo l’illustre storica Anna Foa da personalità benvoluta, ammirata e rispettata, s’è tramutata in reietta che neppure si deve più nominare. Una sindrome di di psicologia collettiva tipica dei nostri tempi contraddistinti dall’intreccio fra ossessioni identitarie e richiami all’appartenenza esasperati da parodie mediatiche della guerra.
Stiamo parlando di una donna ebrea per parte di padre, cresciuta in una famiglia laica, che in età adulta ha compiuto la scelta del ghiur (conversione) e dell’osservanza, divenuta per questo assai cara anche alla componente religiosa della Comunità. E da quali genitori, da quale storia di coraggio e sacrifici alla base della conquista di un’Italia democratica, proviene Anna, che ormai ha passato la soglia degli ottant’anni! Ne ha trascorsi otto nelle carceri del regime Vittorio Foa, antifascista della prima ora, per poi diventare padre costituente, scegliere la militanza sindacale anziché una più agevole carriera politica, restare “giovane” fino all’ultimo nella ricerca culturale di una nuova sinistra. Quanto alla madre di Anna Foa, Lisa Giua, troppo ci sarebbe da dire tanto di lei che della sua famiglia. A noi basti ricordare quando nell’agosto del 1944, ventenne e incinta di sei mesi, per la sua attività di staffetta partigiana venne arrestata e rinchiusa nei sotterranei di Villa Triste a Milano, là dove la famigerata Banda Koch praticava torture e maltrattamenti. Ricoverata in ospedale, Lisa riuscì ad evadere. La neonata Anna Foa dovette essere registrata all’anagrafe come “figlia di ignoti”, con un cognome inventato, perché la Liberazione era ancora di là da venire. Venuta al mondo così in tempo di guerra, quasi una sfida alla malasorte, un segno d’amore e di Resistenza, adesso le tocca provare l’ostracismo dell’ambiente in cui ha coltivato le sue amicizie ma si dimostra incapace di rispettare il suo dissenso.
Questi cenni biografici non sembrino una divagazione. Chi l’accusa di tradimento, chi definisce scritti “col paraocchi” i testi di una fino a ieri rispettata accademica, chi ravvede solo un “dubbio onore” nel successo riscosso da Anna Foa “solo perché da ebrea ha consegnato argomenti nelle mani di forze ostili a Israele”, magari non se n’è reso conto ma è incorso in una forma di rimozione della realtà che potremmo definire negazionista. Capita di sperimentarla continuamente, in Israele come nella diaspora, fra persone sempre disperate, spesso in buona fede secondo le quali i resoconti della stampa internazionale sul conflitto mediorientale sarebbero tutti intessuti di falsità, assoggettati a una montatura mediatica bene orchestrata dai nemici, nuovi e vecchi antisemiti. Descrivere i crimini perpetrati da Israele, qualunque sia il grado di accuratezza nella scelta delle parole, viene percepito come un’aggressione. Le immagini che li comprovano sono definite senza fallo forzate o artefatte. Quando risultino innegabili, si obietta che riguardano il comportamento di frange estremiste minoritarie in una società che conserva la propria superiorità morale nei confronti del nemico che la minaccia. Alla fine, in questo negazionismo si manifesta inconsapevolmente l’angoscia per la perdita dell’innocenza.
Qui diventa prezioso il nuovo libro di Anna Foa che, dopo una sintetica storia delle diverse modalità assunte nei secoli dall’odio antiebraico -l’accusa di deicidio; il socialismo degli imbecilli che equiparava ebreo a padrone; la razza parassita che depreda gli ariani; il popolo colonizzatore- esamina le complesse relazioni fra antisemitismo e antisionismo senza eludere il nesso evidente tra il crescente odio antiebraico e la persecuzione dei palestinesi da parte di un establishment israeliano che neppure riconosce loro di essere una nazione. “A dar retta a queste voci, il mondo intero è antisemita. Ma se l’antisemitismo è dappertutto, come distinguerlo?”. Aggiungerei: vorrà pur dire qualcosa se nel secolo scorso gli antisemiti si vantavano di esserlo; mentre oggi chi critica Israele -ricorrendo purtroppo talvolta, per lo più inconsapevolmente, a stereotipi radicati nel passato- trova infamante l’accusa di esserlo?

#antisemitismo #antisionismo #annafoa #maipiu #gadlerner

@cultura
@politica

Creciente desapego de la comunidad judía estadounidense hacia Israel

📰 Título original: A Critical Mass of U.S. Jews Is Now Disgusted With Israel

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Ver resumen IA completo: https://killbait.com/es/creciente-desapego-de-la-comunidad-judia-estadounidense-hacia-israel/?redirpost=dd13a8db-f229-4a45-ad25-98f65f379a20

#opinión #israel #judíos #antisionismo

Creciente desapego de la comunidad judía estadounidense hacia Israel

Un número cada vez mayor de judíos en Estados Unidos expresa un profundo descontento hacia las políticas y acciones de Israel, en particular en relación con los conflictos en Gaza y la gestión de los…

Hemeroteca KillBait

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La Palestina libera tutt3

Sala Ragazzini, giovedì 26 marzo alle ore 17:30 CET

DDL Antisemitismo e repressione del dissenso

Amedeo Rossi: "Antisemitismo e antisionismo. Usi e abusi"

Andrea Maestri: approfondimenti legali

https://www.fuorinellanebbia.it/event/la-palestina-libera-tutt3

Il Senato approva la definizione che mette sotto accusa la solidarietà con la Palestina

Via libera al ddl che adotta la definizione IHRA contestata da giuristi ed esperti ONU. PD diviso e in gran parte astenuto, mentre M5S e AVS votano contro. Il rischio …

Osservatorio Repressione
Antisemitismo o censura? Il Senato vota la legge che protegge Israele dalle critiche

Il ddl in votazione al Senato adotta la definizione IHRA e equipara l’antisemitismo alla critica politica verso Israele. Una norma per trasformare la solidarietà con la Palestina in sospetto ideologico …

Osservatorio Repressione

CORTEO REGIONALE contro Genocidio e DDL Antisemitismo

Piazza XVIII Dicembre, sabato 14 marzo alle ore 14:30 CET

CORTEO REGIONALE
TORINO, 14 MARZO 2026
PIAZZA XVIII DICEMBRE
ORE 14:30

La forza dimostrata durante gli scioperi, i blocchi, i boicottaggi è stata inaspettata e dirompente. Il governo sta ricorrendo a misure autoritarie e restrittive per soffocare coloro che possono cambiare le cose. Ricorrono ai Decreti sicurezza liberticidi, alla veicolazione dei mezzi di informazione, alle denunce e agli arresti, alla manipolazione del significato di antisemitismo come nel caso del Ddl Romeo.

Quest’ultimo in particolare è piuttosto grave, una proposta di legge che si ispira all’Inghilterra e alla Germania dove è illegale scandire “free Palestine”. Fascisti con busti di Mussolini sulla scrivania vogliono riscrivere la storia e insegnare cosa sia il razzismo.

Non per ultimo vogliono controllare la magistratura stravolgendo la nostra costituzione. Crediamo sia neccessario impegnarci per votare e far votare NO al referendum, per bloccare la falsa riforma della giustizia che ha come unico scopo mettere la magistratura sotto il controllo della politica e del governo.

https://gancio.cisti.org/event/corteo-regionale-contro-genocidio-e-ddl-antisemitismo

Segnale importante dall’Università Statale di Milano contro l’equiparazione tra antisionismo e antisemitismo | InfoPal

Pressenza. Arriva in un momento cruciale il segnale di pochi giorni fa con cui il Senato Accademico dell’Università Statale di Milano apre uno squarcio

InfoPal