La forte personalità di Nisticò garantì a «L’Ora» un’apprezzabile libertà rispetto alle scelte editoriali e alla selezione del personale

La storia de «L’Ora» non si concluse con la partenza di Nisticò, il quale peraltro nel ’79 venne eletto presidente della cooperativa di giornalisti subentrata al Pci come proprietaria della testata. In sede conclusiva sembra opportuno dare conto per sommi capi di ciò che accadde negli anni successivi (che nondimeno meriterebbero un approfondimento specifico). Etrio Fidora successe a Nisticò come direttore alla fine del ‘75, accompagnando la fallimentare esperienza di una edizione del mattino (resa necessaria dalla crisi generale della stampa pomeridiana). Iniziò allora l’epoca del declino, con il Pci sempre meno disposto a fornire finanziamenti e l’allontanamento di molti professionisti storici dal giornale. Alla guida de «L’Ora» seguirono Alfonso Madeo (1978-79), Nino Cattedra (1978-84), Bruno Carbone (1984-89), ultimo direttore designato dalla cooperativa presieduta da Nisticò. Avvenne quindi che la gestione editoriale passasse alla Nuova editrice meridionale, che si procedesse alla ristrutturazione della sede, con l’acquisto di nuovi macchinari, e che il Pci rivendicasse il controllo della testata. La direzione toccò a un certo punto ad Alfonso Calasciura, ma intanto le tensioni interne al partito iniziarono a riflettersi pesantemente sulla redazione, provocando smottamenti e contrasti. Un ultimo tentativo di portare il giornale agli antichi fasti si ebbe nel 1991, con la direzione di Vincenzo Vasile, già “biondino” a «L’Ora» nei primi anni Settanta e in seguito giornalista de «L’Unità», e la vicedirezione di Franco Nicastro. Con al timone due esponenti della scuola di Nisticò il quotidiano sembrò riprendersi, raddoppiando la tiratura, rilanciando la sua storica vocazione al giornalismo d’inchiesta e alle campagne corrosive, quando venne chiuso definitivamente l’8 maggio 1992, a due settimane dall’eccidio di Capaci. Fu così che l’antico quotidiano dei Florio terminò per sempre la sua lunga e complessa esistenza <625.
Giornalismo politico, giornalismo civile
Nell’autunno del 2019 – come accennato all’inizio di questo lavoro – gli ex giornalisti de «L’Ora» hanno celebrato con alcune iniziative (tutte patrocinate dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando) il decennale dalla morte di Vittorio Nisticò (come anche il centenario dalla nascita), mostrando così riconoscenza verso l’antico direttore e maestro, nonché un forte senso di appartenenza alla comunità intellettuale in cui professionalmente e politicamente si formarono: una comunità – si direbbe dalla pagina Facebook creata per l’occasione – ancora viva e combattiva <626. È interessante notare come nei loro racconti, apparsi sul web e in un volume di recente pubblicazione <627, definiscano la storica battaglia del giornale contro la mafia – il tratto più caratteristico de «L’Ora» di Nisticò e che in questo lavoro si è tentato di ricostruire – come una battaglia insieme civile e politica, con una qualche prevalenza del primo termine sul secondo: un po’ all’opposto di quanto avveniva in passato, quando l’enfasi “civile” si affacciava per lo più in occasione di eventi drammatici (come l’eccidio di Ciaculli o l’assassinio di Scaglione) mentre predominante era la dimensione politica dello scontro in corso. D’altro canto, “Romanzo civile” s’intitola il pregevole libro postumo di Giuliana Saladino, firma tra le più autorevoli e rappresentative del giornale palermitano. L’opera ripercorre con intelligenza e disincanto la vicenda storica della sinistra siciliana, partendo dall’epopea contadina per arrivare all’inizio degli anni Ottanta, restituendo passioni, aspettative e angosce di una generazione di militanti <628. L’impressione è che lo slittamento di prospettiva – e di lessico – risalga proprio al periodo in cui la giornalista scrisse il romanzo, il 1983, quando l’offensiva della mafia contro lo Stato e il sistema politico assunse proporzioni senza precedenti. Tra il 1979 e il 1983 furono infatti assassinati uno dopo l’altro il vicequestore Boris Giuliano (1979), il magistrato Cesare Terranova (1979), il presidente della Regione Piersanti Mattarella (1980), il capitano dei carabinieri Emanuele Basile (1980), il procuratore Gaetano Costa (1980), il segretario del Pci Pio La Torre (1982), il generale Carlo Alberto dalla Chiesa (1982), il giudice Rocco Chinnici (1983). Così la Saladino commentò la tragica sequenza di eventi di quegli anni: “Capisco. Nel 1983 capisco che non esiste città o cittadina o villaggio d’Europa che possa vantare – senza golpe, senza eserciti in armi, né assedio e irruzione entro le mura – l’intero establishment
politico burocratico militarpoliziesco massacrato: capo della procura, vicequestore, capo dell’opposizione, capo della regione, medico legale, generale prefetto. In quest’era nostra forse è accaduto – ma non è detto – in qualche villaggio georgiano sotto Stalin, forse accade – non sappiamo con precisione – in qualche Macondo dell’America centrale o meridionale, forse, supponiamo, in qualche insediamento del centro dell’Africa. In Europa, nazismo eccettuato, non accade, credo, da oltre due secoli”. <629 L’escalation diede luogo a una prima, grande mobilitazione civile, segnata da iniziative di piazza, dal decisivo contributo dell’associazionismo e del mondo della scuola, dunque non riconducibile come in passato (si pensi alle lotte contadine) a uno specifico fronte politico <630. Accadde insomma che l’istanza antimafia diventasse – da tema tipico delle sinistre e segnatamente del Pci – risorsa “diffusa”, con qualche cedimento all’antipolitica motivato dal progressivo discredito dei partiti, per tornare a giocare un ruolo “politico” soprattutto nella fase di transizione dalla Prima alla Seconda Repubblica <631; che la “società civile” venisse assunta a serbatoio sano di una politica inesorabilmente corrotta. Non sorprende allora che alcuni giornalisti formatisi con Nisticò tendano a rileggere quel loro passato (e la stessa esperienza degli “anni ruggenti”) alla luce degli eventi e della sensibilità successivi <632. La battaglia storica de «L’Ora», in realtà, si svolse in assenza dell’opposizione politico/civile, anche perché i protagonisti della stagione di Nisticò credevano che gli obiettivi di qualunque battaglia civile fossero raggiungibili soltanto attraverso la lotta politica. Come ha scritto Vincenzo Vasile: “Fatto sta che «L’Ora» di Nisticò è frutto e insieme simbolo di un periodo abbastanza lungo, ma circoscritto e ormai chiuso, che in Sicilia vede l’identificazione quasi piena del movimento antimafia con il movimento contadino e popolare che fa capo al Pci e alla sinistra […] Superata la metà degli anni Settanta, e soprattutto dopo la campagna di delitti politici e le stragi, il movimento antimafia risorgerà e crescerà invece – come si dice – dal basso, segnato da sempre minori caratterizzazioni politiche, partitiche, o addirittura ideologiche. L’Ora di Nisticò invece è antimafiosa, perché in quegli anni eroici è di sinistra apertamente e dichiaratamente, e l’antimafia è di sinistra <633.
Un’esperienza peculiare
Si può a questo punto delineare un sintetico prospetto delle peculiarità de «L’Ora» sotto la direzione di Vittorio Nisticò, con particolare riferimento al ruolo da esso giocato nell’approntamento di conoscenze sul fenomeno mafioso e nella formazione di una moderna coscienza antimafia: si intende così dare conto della funzione storica svolta dal giornale nel campo della questione mafiosa.
Continuità della linea politica. Il giornale si mosse lungo tutto il ventennio di Nisticò secondo le direttive del Pci siciliano, aventi come obiettivi fondamentali la rottura dell’isolamento e l’interlocuzione con le forze politiche, sociali e culturali tese al progresso democratico ed economico della Sicilia. In ciò consisté il sicilianismo della testata, il quale andò collocandosi in perfetta continuità con la formulazione datane da Togliatti nel secondo dopoguerra e che, mutatis mutandis, rimase pressoché identico sia al tempo del milazzismo – non a caso convintamente sostenuto dal quotidiano – sia negli anni Settanta, all’epoca del “patto autonomistico” con la Dc e delle larghe intese. Nelle
pagine precedenti si è tentato di registrare le contraddizioni cui tale politica espose i comunisti e (in via indiretta) anche il giornale: in entrambe le stagioni storiche citate, infatti, la retorica sicilianista fece sì che l’autonomismo diventasse sinonimo di progressismo e che il Pci abbassasse la propria capacità di contrasto delle degenerazioni politiche regionali.
Autonomia editoriale. La forte personalità di Nisticò garantì a «L’Ora» un’apprezzabile libertà rispetto alle scelte editoriali e alla selezione del personale. Ciò permise al giornalista calabrese di radunare un collettivo di giornalisti-intellettuali di estrazione composita: in esso prevalsero, com’era naturale che fosse, le figure politicamente riconducibili al Blocco del popolo (Pci e Psi) e alle lotte contadine del dopoguerra (il mito fondativo della sinistra siciliana e anche de «L’Ora»), esperienza che assicurò al quotidiano uno staff dirigente di eccezionale livello culturale. Aspetto costitutivo del giornalismo de «L’Ora», però, fu anche l’apertura verso aree politiche diverse, tanto che al suo interno poterono trovarsi comunisti, socialisti, democristiani e persino ex fascisti come De Mauro. Lo stesso criterio di selezione venne adottato sul fronte dei collaboratori esterni, dove spiccarono giornalisti e uomini di cultura non inquadrabili in alcun partito (si pensi a Sciascia, a Dolci, a Chilanti e in parte a Pantaleone). Dal punto di vista della conoscenza della mafia, la predilezione di Nisticò per i professionisti irregolari ebbe un effetto positivo, in quanto dal loro posizionamento politico dipesero (spesso fortemente) le rispettive interpretazioni della realtà mafiosa. L’eterogeneità delle prospettive d’osservazione, insomma, fece in modo che l’ottica del giornale non si appiattisse su quella del suo editore.
Giornalismo investigativo. Altro aspetto peculiare del giornale palermitano fu quello di essere particolarmente votato alle indagini sul campo, alle inchieste, condotte attraverso complessi (e talora rischiosi) sistemi di ricognizione delle notizie. In un contesto caratterizzato da gravi e organici rapporti della mafia con le istituzioni pubbliche e con alcuni partiti (a cominciare dalla Democrazia cristiana), nonché dalla tolleranza delle agenzie di contrasto, la denuncia della mafia e delle complicità politiche restò a lungo appannaggio delle sinistre e in particolare del Pci. Merito de «L’Ora» fu dunque quello di innescare un potente flusso di contro-opinione (o contro-informazione), teso a sgomberare il terreno dalla convinzione – fatta propria da numerosi esponenti dei partiti di governo, da avvocati e intellettuali – che la mafia non esistesse o che corrispondesse a un comportamento, a un modo di regolare le relazioni sociali tipico dei siciliani e non a un’organizzazione formalizzata, gerarchicamente articolata in Famiglie e regolata al suo interno da codici normativi e meccanismi sanzionatori. Per il reperimento delle informazioni il giornale si servì, a seconda delle circostanze, delle strutture territoriali dei partiti di sinistra, e nello specifico del Pci, nonché delle sue organizzazioni collaterali (a partire dalla Cgil), ma anche di singoli esponenti delle forze dell’ordine, talora di mafiosi stessi. Il risultato fu che «L’Ora» indagasse non a rimorchio dei reparti investigativi, ma, per lo più, in autonomia, “supplendo” alle carenze degli organi ufficiali e non di rado pagandone le spese. Questa sensibilità, dunque, portò spesso il giornale a introdursi nel “sottomondo” mafioso, a portare alla luce testimonianze dal di dentro, con l’effetto di svelare al pubblico (e per la prima volta in Italia) il carattere strutturato della mafia siciliana. Nonostante qualche cedimento al fascino mitografico del fenomeno (penso a certe ricostruzioni di Pantaleone o ad altre di Farinella o Chilanti) il suo sforzo investigativo rimase d’importanza cruciale per l’avanzamento delle cognizioni sul tema e, a distanza di tanti anni, resta probabilmente il migliore (almeno fino alle deposizioni di Buscetta).
Il ruolo di cerniera tra vecchia e nuova antimafia. «L’Ora» rappresentò il passaggio – e in ciò sta forse la sua funzione più importante – tra due concezioni diverse di lotta alla mafia. La prima, risalente al movimento contadino, si fondava sulla lotta al latifondo e inquadrava la battaglia antimafia in una più vasta contestazione dell’intreccio di poteri sociali (i proprietari terrieri e la mafia) e istituzionali (i partiti di destra, le forze dell’ordine e della magistratura). Questo tipo di antimafia aveva come motivi caratteristici, da un lato, la subordinazione della questione mafiosa alle lotte di massa, intese come mezzo di superamento degli equilibri sociali tradizionali e, dall’altro, l’ostilità nei confronti delle agenzie investigative (della polizia, dei carabinieri), percepite come antagonisti fondamentali, come il nemico. L’attività di denuncia e di sensibilizzazione portata avanti da «L’Ora» venne invece a
incrociarsi con la nascita della Commissione antimafia: si determinò così una circolarità di sollecitazioni tra opinione pubblica, forze politiche e istituzioni che, rispetto al passato, rappresentava indubbiamente un’innovazione. Si era, insomma, alle origini dell’antimafia per come generalmente la si intende oggi, ossia come sostegno alle forze della repressione. Tale circolarità, espressasi soprattutto a livello informativo (nello scambio di materiali, notizie, documenti tra gli apparati di sicurezza, l’Antimafia e il giornale) ebbe l’effetto, oltre che di far progredire le cognizioni sul tema, di saldare «L’Ora» al giornalismo nazionale: avvenne cioè che progressivamente i maggiori quotidiani del paese considerassero il quotidiano palermitano un’affidabile opinion maker, appoggiandosi su di esso per avere informazioni sulla mafia. Fu così che il piccolo giornale palermitano riuscì a ritagliarsi un ruolo ben superiore ai suoi mezzi, un ruolo di conoscenza, di lotta e di responsabilità politica e civile.
La scuola di giornalismo. Un ultimo elemento da sottolineare – e che consente di tracciare un filo tra passato e presente – riguarda la funzione di scuola di giornalismo svolta da «L’Ora» verso numerosi cronisti tuttora operativi. Indubbiamente il giornale palermitano rappresentò una palestra dura e formativa per diverse ragioni: il contesto “difficile” e di frontiera nel quale i cronisti operarono, segnato dall’ostilità di buona parte delle istituzioni e dei partiti; il giornalismo tecnicamente rigoroso richiesto da Nisticò (il quale chiedeva spasmodicamente riscontri, controllo delle fonti, correttezza linguistica); il piglio militante che i cronisti più anziani ed esperti trasmisero alle generazioni più giovani; il senso di missione che pervadeva la redazione. Tutti questi aspetti concorsero a formare giornalisti capaci di lavorare in ogni situazione, di portare all’esterno, in altri quotidiani, un giornalismo battagliero e coraggioso, preciso, colto, documentato, politicamente schierato, intellettualmente pregevole.
[NOTE]
625 R. S. Rossi, Era L’Ora, cit., p. 254.
626 Cfr. la pagina Facebook L’Ora, edizione straordinaria, gestita dal cronista di «Repubblica» Roberto Leone (ex de «L’Ora»): https://www.facebook.com/leone4040/.
627 Aa. Vv., L’Ora, edizione straordinaria, cit.
628 G. Saladino, Romanzo civile, cit.
629 Ivi, p. 142.
630 U. Santino, Storia del movimento antimafia, cit.
631 A. Blando, L’antimafia come risorsa politica, cit.. Su questa linea si colloca in parte l’esperienza della Rete, ricostruita in D. Saresella, Tra politica e antipolitica: la nuova «società civile» e il movimento della Rete (1985-1994), Le Monnier, Firenze 2016.
632 Sulla dimensione fortemente politica del giornalismo di Nisticò insiste nei suoi vari interventi Franco Nicastro.
633 Vasile, Ma gli altri no, cit., p. 192.
Ciro Dovizio, Scrivere di mafia. «L’Ora» di Palermo tra politica, cultura e istituzioni (1954-75), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano, Anno accademico 2018-2019

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Ricordiamoci che compito della politica di #sinistra è occuparsi di #stipendi adeguati, #mezzipubblici efficienti, #sicurezza,#sanitapubblica, lotta ad ogni #criminalità, non organizzare concerti e djset occupando privatamente spazi e orecchie pubbliche per far parlare di sé

🗞️ #Elezioni politiche del 2027, la #destra non è più invincibile ma la #sinistra riuscirà a non dividersi? Ne parla Massimo #Gramellini, oggi su ‘Il Corriere della Sera’….

https://almericocolizzi.substack.com/p/il-karma-della-sinistra

Il karma della sinistra

"Una tazzina di parole ogni giorno sul Corriere della Sera" di Massimo Gramellini

ALMERICO COLIZZI
Movimenti, partiti, #referendum: contributo per una discussione #sinistra
https://comune-info.net/desiderare-mondi-nuovi/
Desiderare mondi nuovi - Comune-info

È nei piani bassi della società che possiamo immaginare un cambiamento. Articolo di Lorenzo Guadagnucci

Comune-info

"Riaffermare il valore delle lotte sociali significa restituire senso politico alla parola solidarietà.
Significa ricordare che ogni rivendicazione, dal diritto a un reddito dignitoso alla difesa del territorio, riguarda sempre la distribuzione del potere e della ricchezza."

#LottaDiClasse #3aprile #Sinistra #diritti #capitalismo

https://noblogo.org/transit/le-classi-esistono-ancora-anche-se-non-si-devono-nominare

Le classi esistono ancora, anche se non si devono nominare.

(217) In #Italia ogni conflitto, aperto o latente, nasce da una diseguaglianza di fondo: quella tra chi possiede e chi sopravvive. In u...

Transit

LA NOTIZIA: Sondaggi politici, dopo il referendum crolla Fratelli d’Italia: così il campo largo sorpassa le destre

Gli effetti del referendum sulla giustizia continuano a farsi sentire sul governo e soprattutto su Fratelli d’Italia. Come mostra la Supermedia di YouTrend per Agi, i sondaggi evidenziano un netto calo dei consensi per il partito di Giorgia Meloni, che ha perso quasi un punto percentuale rispetto all’ultima rilevazione prima del voto referendario.
Diverso il discorso per gli altri partiti di maggioranza, con Lega e Forza Italia che non solo non perdono voti, ma addirittura si rafforzano. Stessa situazione anche per i partiti principali di opposizione, ovvero Pd e 5 Stelle. Così il campo largo conferma il suo vantaggio, seppur risicato, rispetto alla coalizione di centrodestra, con mezzo punto in più.
Sondaggi elettorali, crolla Fratelli d’Italia e il campo largo è davanti alle destre
Il calo di Fratelli d’Italia (0,9% in meno rispetto alla Supermedia del 5 marzo) porta il partito di Meloni al di sotto del 28%, esattamente al 27,9%. Un netto calo rispetto a un dato che per mesi è stato sempre intorno al 30%. Si riavvicina, così, il Pd: i dem guadagnano lo 0,4% e si attestano al 22%.
La crescita maggiore è quella registrata dal Movimento 5 Stelle, che recupera mezzo punto percentuale e raggiunge il 12,9%. Bene anche Forza Italia (+0,3%) al 9% e la Lega (+0,4%) al 6,9%. In calo, invece, Verdi e Sinistra al 6,4% (-0,3%). Pochi movimenti tra gli altri partiti, con Futuro Nazionale al 3,3%, Azione al 3,1%, Italia Viva al 2,3%, +Europa all’1,5% e Noi Moderati all’1%.
Per quanto riguarda le coalizioni, il centrodestra perde tre decimi di punto e si ferma al 44,8%. Il centrosinistra (seguendo le alleanze del 2022) è invece in lieve crescita al 30%, con i 5 Stelle a seguire al 12,9% e il Terzo Polo al 5,3%. Con le coalizioni attuali, invece, troveremmo il campo largo in testa (al 45,2%) dopo aver guadagnato lo 0,7%. Il centrodestra, perdendo lo 0,3%, si fermerebbe al 44,8%. Poi troviamo Futuro Nazionale al 3,3% e Azione al 3,1%.
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Political polls, after the referendum, Brothers of Italy collapses: thus the center-right coalition surpasses the right-wing.

The effects of the referendum on justice continue to be felt on the government and especially on Brothers of Italy. As shown by the Supermedia of YouTrend for Agi, polls highlight a sharp drop in support for the party of Giorgia Meloni, who has lost almost a point percent compared to the last survey before the referendum vote.

The situation is different for the other governing parties, with Lega and Forza Italia not only not losing votes but even strengthening. The same situation applies to the main opposition parties, namely Pd and 5 Stars. Thus, the broad front confirms its advantage, albeit a narrow one, over the right-wing coalition, with half a point more.

Electoral polls, Brothers of Italy collapses and the broad front is ahead of the right-wingers.

The drop in Brothers of Italy (0.9% less than the Supermedia of March 5th) brings the party of Meloni below 28%, exactly 27.9%. A sharp drop compared to a figure that for months has always been around 30%. The Pd is therefore approaching: the Democrats gain 0.4% and stand at 22%.

The greatest growth is recorded by the Movimento 5 Stelle, which recovers half a point percent and reaches 12.9%. Forza Italia is also doing well (+0.3%) at 9% and Lega (+0.4%) at 6.9%. Verdi and Sinistra, on the other hand, are declining at 6.4% (-0.3%). Few movements among the other parties, with Futuro Nazionale at 3.3%, Azione at 3.1%, Italia Viva at 2.3%, +Europa at 1.5% and Noi Moderati at 1%.

As for the coalitions, the right-wing coalition loses three tenths of a point and stops at 44.8%. The center-left (following the alliances of 2022) is instead in slight growth to 30%, with 5 Stars following at 12.9% and Terzo Polo at 5.3%. With the current coalitions, we would instead find the broad front in the lead (45.2%) after gaining 0.7%. The right-wing coalition, losing 0.3%, would stop at 44.8%. Then we find Futuro Nazionale at 3.3% and Azione at 3.1%.

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Sondaggi politici, dopo il referendum crolla Fratelli d'Italia: così il campo largo sorpassa le destre | LA NOTIZIA

Nei sondaggi crolla Fratelli d'Italia dopo il referendum sulla giustizia: Meloni scende sotto il 28% e subisce il sorpasso del campo largo.

LA NOTIZIA

RE: https://troet.cafe/@ndaktuell/116328746806496268

Per festeggiare i suoi 80 anni, dal 1° aprile anche nd.DerTag passa alla pubblicazione solo digitale nei giorni feriali, resta stampata su carta l'edizione del fine settimana.

L'altro quotidiano tedesco di proprietà di una cooperativa di giornalisti e lettori, la Taz ,era già passato al digitale nell'ottobre 2025 con la stessa modalità mantenendo su carta l'edizione del fine settimana con risultati delle vendite positivi.

Qui l'annuncio del "Systemwechsel": https://www.nd-aktuell.de/artikel/1197203.systemwechsel-zeit-fuer-was-neues.html
"Cambio di sistema è ora di qualcosa di nuovo"

Tra le novità della versione digitale, il quotidiano si articolerà in 3 diverse edizioni, quella del mattino, quella del mezzogiorno e quella della sera.

Vorwärts nach links!

#quotidiani #media #digitalizzazione #Nd #Taz #sinistra #Vorwärts #presse

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Escalation fascista e razzista contro i sindaci afro-francesi

di Salvatore Turi Palidda L’elezione di Bagayoko a Saint-Denis e di altri amministratori figli dell’immigrazione scatena un’escalation di campagne razziste e diffamatorie Nelle ultime elezioni municipali francesi, malgrado il bombardamento …

Osservatorio Repressione

Agenzia Nova: Municipio Roma VII: Luparelli (Sce), diritto abitare non si strumentalizza, solidarieta' a Laddaga

27 mar 19:17 - (Agenzia Nova) - Sandro Luparelli, capogruppo di Sinistra civica ecologista al Consiglio Comunale di Roma, "esprime solidarieta'... (Com)

Rome Municipality VII: Luparelli (Sce), housing rights are not instrumentalized, solidarity at Laddaga

27 mar 19:17 - (Agenzia Nova) - Sandro Luparelli, leader of Sinistra civica ecologista at the Rome City Council, "expresses solidarity..." (Com)

#Luparelli #Laddaga #AgenziaNova #SandroLuparelli #Sinistra #theRomeCityCouncil

https://www.agenzianova.com/a/69c6cc800aa893.09330529/7208821/2026-03-27/municipio-roma-vii-luparelli-sce-diritto-abitare-non-si-strumentalizza-solidarieta-a-laddaga

Ci si può definire di #sinistra e sostenere comunque, occupazione, genocidio e pulizia etnica?

L'articolo fa rifermento alla sinistra in #Israele, ma potremmo allargare il discorso anche all'#Italia. 🧵1/7

"Davvero, è un peccato che i palestinesi non apprezzino la differenza tra essere uccisi da un soldato sionista di sinistra ed essere uccisi da un soldato colono di destra."
✍️ #HaninMajadli

#GENOCIDIO #PULIZIAETNICA #GazaGenocide#Gaza #WestBank #Israel #Peace #27marzo

https://www.haaretz.com/opinion/2026-03-27/ty-article-opinion/.premium/todays-zionism-is-on-a-mad-dash-toward-a-messianic-colonialist-project/0000019d-2ba7-d868-a1bd-7be7af530000