LA NOTIZIA: Famiglia del Bosco, gli ispettori ministeriali: “Nessun illecito da parte dei magistrati de l’Aquila”. Nordio costretto ad archiviare la pratica
Come non detto, avevamo sbagliato. I giudici che si sono occupati della “Famiglia del Bosco” non hanno violato alcuna norma né commesso alcun abuso disciplinare. A stabilirlo ufficialmente, stamane, il ministero della Giustizia. “All’esito dell’inchiesta sulla ‘Famiglia del bosco’ disposta dal ministro, non sono emersi profili di illeciti disciplinari da parte dei magistrati”, si legge infatti in una nota del ministero guidato da Carlo Nordio.
“Le decisioni di merito in ossequio all’indipendenza e all’autonomia della magistratura non sono oggetto di valutazione. Così il ministro della giustizia dispone l’archiviazione dell’inchiesta”, conclude la nota.
Gli ispettori inviati da Nordio a marzo scorso
A marzo scorso era stato lo stesso Guardasigilli a inviare gli ispettori al Tribunale dell’Aquila, senza però che venissero riscontrate anomalie nel procedimento che a novembre 2025 aveva portato all’allontanamento dei tre figli dalla coppia Catherine Birmingham e Nathan Trevallion.
A fine 2025, dopo il primo allontanamento forzato dei tre minori, il ministro si era detto “perplesso per la misura estrema”, adottata dai giudici, pur riconoscendo che la scelta dei genitori di vivere “ispirandosi a Rousseau” non doveva tradursi automaticamente in un danno per i bimbi.
La seconda ispezione
Dopo il secondo provvedimento che allontanava i bambini anche dalla madre (la quale si trovava con loro in una struttura protetta), Nordio aveva inviato una seconda ispezione, sollecitando “una definitiva conclusione sulla vicenda”.
Che è arrivata oggi con la relazione finale degli ispettori, la quale ha escluso qualsiasi violazione delle regole procedurali o condotta scorretta da parte dei pm e dei giudici minorili.
Peccato che insieme alla chiusura della pratica, non siamo arrivate anche le scuse dell’intero governo (a partire dal vicepremier Matteo Salvini), il quale aveva cavalcato la vicenda per fare campagna elettorale per il referendum sulla Giustizia, trasformandola in un’arma contro i magistrati. Inutilmente.
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Bosco family, ministerial inspectors: “No illicit behavior on the part of the magistrates of L’Aquila.” Nordio forced to close the case.
Unstated, we had made a mistake. The judges who dealt with the “Family of the Forest” did not violate any rules or commit any disciplinary offenses. To officially establish this, the Ministry of Justice stated it this morning. “Following the investigation into the ‘Family of the Forest’ ordered by the Minister, no profiles of disciplinary misconduct were found with the magistrates,” reads a note from the Ministry led by Carlo Nordio. “Decisions of merit in accordance with the independence and autonomy of the judiciary are not subject to evaluation. Therefore, the Minister of Justice orders the archiving of the investigation,” the note concludes.
The inspectors sent by Nordio last March
Last March it was the same Attorney General who sent the inspectors to the Court of Aquila, without however any anomalies being found in the procedure that, in November 2025, led to the removal of the three children from the couple Catherine Birmingham and Nathan Trevallion.
At the end of 2025, after the first forced removal of the three minors, the Minister had said he was “perplexed by the extreme measure” adopted by the judges, while recognizing that the parents’ choice to live “inspired by Rousseau” should not automatically result in harm to the children.
The second inspection
After the second measure that removed the children even from their mother (who was with them in a protected facility), Nordio had sent a second inspection, requesting “a definitive conclusion on the matter.”
Which arrived today with the final report of the inspectors, which ruled out any violation of procedural rules or improper conduct by the prosecutors and juvenile judges.
It’s a shame that together with the closure of the case, we did not also receive apologies from the entire government (starting with Deputy Prime Minister Matteo Salvini), who had ridden the issue to campaign for the referendum on the Justice system, transforming it into a weapon against the magistrates. In vain.
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