L'Unità: Pro-Pal arrestati a scoppio ritardato, domiciliari in differita dopo 8 mesi e la destra invoca il decreto Sicurezza

La manifestazione in solidarietà con la Palestina del 22 settembre scorso continua a produrre misure cautelari, sette arresti domiciliari e tre obblighi di dimora, nell’ambito di una repressione senza sovversione e a questo punto anche senza fine che non riguarda solo quanto accaduto a Milano e fa parte di una politica ben precisa. Il giudice delle indagini preliminari Giulia D’Antoni nel provvedimento scrive di “intento di devastazione” addebitando ai manifestanti la volontà “di una vera e propria distruzione delle vetrate dei portoni storici della stazione centrale”.
Gli indagati avrebbero danneggiato arredi urbani come il manto stradale, cassonetti della spazzatura, pezzi di impalcature edilizie, biciclette parcheggiate in strada. Una parte di questi beni sarebbero stati stati utilizzati come armi per rendere più efficace la protesta successiva e la rottura delle vetrate storiche dello scalo che ha portato a contestare anche l’ipotesi di danneggiamento aggravato e la distruzione deterioramento di beni culturali. I sanpietrini secondo il gip sarebbero stati lanciati in direzione degli agenti di polizia. Questa tranche di misure e arresti riguarda quasi tutti immigrati di seconda generazione. Ma va innanzitutto ricordato che mettere le persone agli arresti domiciliari a otto mesi dai fatti risulta sempre un po’, e anche un po’ tanto, una forzatura. Secondo l’avvocato Mirko Mazzali “non si riesce a comprendere quali siano le esigenze cautelari che hanno imposto misure nei confronti di soggetti per la maggior parte incensurati”.
Chi dice di “apprendere con soddisfazione” delle misure è il deputato di Fratelli d’Italia Riccardo De Corato ex vicesindaco nella giunta di centrodestra che sfrutta l’occasione per insistere: “È bene che il centro sinistra milanese sgomberi immediatamente quelle strutture occupate abusivamente da anarchici no-global e antagonisti. È intollerabile che una amministrazione comunale per ragioni puramente ideologiche non prenda posizione contro chi attacca le forze dell’ordine”. De Corato si augura che con il decreto sicurezza si impedisca alle persone destinatarie delle misure di partecipare alle manifestazioni. Ecco il provvedimento del gip ha una funzione essenziale di deterrenza per impedire altri cortei ProPal.

Pro-Palestinian activists arrested following a delayed explosion, with homes searched and warrants issued after 8 months, and the right wing invokes the Security Decree.

The demonstration in solidarity with Palestine of September 22nd continues to produce precautionary measures, seven house arrests, and three orders to stay put, within a repression without redress and, at this point, without end that does not only concern what happened in Milan and is part of a very precise policy. Judge Giulia D’Antoni in the precautionary order writes of an “intent to devastate,” accusing the protesters of a “desire for the actual destruction of the windows of the historic entrances to the central station.”

The investigated individuals are alleged to have damaged urban furnishings such as the road surface, garbage bins, parts of construction scaffolding, and parked bicycles. Some of these items were allegedly used as weapons to make the subsequent protest more effective and the breakage of the historic station windows, which led to questioning the aggravated damage hypothesis and the deterioration of cultural property. According to the investigating judge, the Sanpietrini (stones) were thrown in the direction of the police officers. This tranche of measures and arrests concerns almost all second-generation immigrants. But it must first be remembered that placing people under house arrest eight months after the events always seems a little, and even quite a lot, a forced measure. According to lawyer Mirko Mazzali, “one cannot understand what the precautionary measures are that have imposed measures against subjects for the most part law-abiding.”

Those who say they are “pleased to learn” about the measures is Deputy Riccardo De Corato of Brothers of Italy, formerly Deputy Mayor in the right-wing coalition government, who uses the opportunity to insist: “It is good that the Milan center-left immediately clears out those structures occupied abusively by anarchists and anti-globalists. It is intolerable that a municipal administration, for purely ideological reasons, does not take a position against those who attack the police forces.” De Corato hopes that with the security decree, people subject to the measures will be prevented from participating in the ProPal marches. Here is the investigating judge’s order, which has an essential deterrent function to prevent further ProPal marches.

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https://www.unita.it/2026/05/14/pro-pal-arrestati-a-scoppio-ritardato-domiciliari-in-differita-dopo-8-mesi-e-la-destra-invoca-il-decreto-sicurezza/

Pro-Pal arrestati a scoppio ritardato, domiciliari in differita dopo 8 mesi e la destra invoca il decreto Sicurezza

Sette arresti domiciliari e tre obblighi di dimora per i fatti del 22 settembre a Milano. Il Gip: “Intento di devastazione”

L'Unità

Agi: "L'autista del tram deragliato a Milano era al telefono poco prima dello schianto"

AGI - L'autista alla guida del tram 9 deragliato a Milano il 27 febbraio scorso sarebbe stato al telefono fino a dodici secondi prima che il mezzo andasse a schiantarsi contro un palazzo. La conversazione con un collega sarebbe durata 3 minuti e 40 secondi.
E' quanto emerge, secondo quanto anticipato da alcuni quotidiani, dalle indagini svolte dalla Polizia Locale nell'ambito dell'inchiesta della Procura. Più certezze si avranno quando sarà aperta la scatola nera.
I legali dell'autista del tram: "Non era al telefono" 
Secondo gli avvocati Mirko Mazzali e Benedetto Tusa la telefonata si sarebbe interrotta almeno un minuto e mezzo prima dello schianto. "La notizia non c'è - commenta all'AGI Mazzali -. Dodici secondi, e a noi in realtà risulta che sono di più, rappresentano un tempo lungo e comunque nel momento dell'incidente non era al telefono".
Le accuse per l'autista del tram 
Il macchinista è indagato per omicidio e lesioni colpose e ha sostenuto di avere perso il controllo del tram a causa di un malore. Nell'incidente persero la vita Ferdinando Favia e Okon Johnson Lucky e rimasero ferite una cinquantina di persone.
La Procura: "il deragliamento causato dalla velocità elevata" 
Secondo la procura, l'autista procedeva a "velocità talmente elevata da determinare il deragliamento della vettura, che si schiantava contro l'edificio posto all'angolo fra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto, cagionando un disastro ferroviario".
Il capo di imputazione per l'autista del tram
Nel capo d'imputazione si legge che l'autista del tram "ometteva di regolare adeguatamente la velocità del mezzo condotto mentre si trovava in prossimità di una fermata e dell'intersezione stradale fra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto" e con "negligenza, imprudenza e imperizia non si avvedeva che lo scambio ferroviario presente appena prima dell'intersezione citata era azionato in direzione 'sinistra' e ometteva di azionare il citato scambio in direzione 'diritto' e svoltava a sinistra a velocità talmente elevata da determinare il deragliamento della vettura, che si schiantava contro l'edificio posto all'angolo fra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto, cagionando un disastro ferroviario".

The tram driver in Milan was on the phone shortly before the crash.

The driver of the tram 9 derailed in Milan on February 27th was on the phone up to twelve seconds before the vehicle crashed into a building. The conversation with a colleague lasted 3 minutes and 40 seconds.

This is what emerges, according to reports anticipated by some newspapers, from the investigations carried out by the Local Police as part of the investigation by the Public Prosecutor’s Office. More certainty will be obtained when the black box is opened.

The driver’s lawyers: “He wasn’t on the phone”

According to lawyers Mirko Mazzali and Benedetto Tusa, the phone call ended at least one and a half minutes before the crash. “There is no news – Mazzali comments to AGI – Twelve seconds, and in reality, it appears to be longer, represent a long time and anyway at the time of the accident he wasn’t on the phone.”

The charges against the tram driver

The machinist is under investigation for manslaughter and causing injury and stated he lost control of the tram due to a medical episode. In the accident, Ferdinando Favia and Okon Johnson Lucky died and approximately fifty people were injured.

The Public Prosecutor’s Office: “The derailment caused by excessive speed”

According to the Prosecutor’s Office, the driver was proceeding at “such a high speed as to cause the derailment of the vehicle, which crashed into the building located at the corner of Viale Vittorio Veneto and Via Lazzaretto, causing a railway disaster.”

The main charge against the tram driver

In the indictment, it reads that the tram driver “failed to adequately regulate the speed of the vehicle while in the vicinity of a stop and the road intersection between Viale Vittorio Veneto and Via Lazzaretto” and with “negligence, imprudence and incompetence, he did not notice that the railway exchange located just before the aforementioned intersection was operating in the ‘left’ direction and failed to operate the exchange in the ‘straight’ direction and turned left at such a high speed as to cause the derailment of the vehicle, which crashed into the building located at the corner of Viale Vittorio Veneto and Via Lazzaretto, causing a railway disaster.”

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https://www.agi.it/cronaca/news/2026-03-20/tram-autista-milano-indagini-telefono-36204026/