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✅ La scoperta del CNRS: il folio del manoscritto conserva un passo del trattato “Della sfera e del cilindro” e potrebbe rivelare nuovi testi nascosti grazie alle nuove tecnologie.

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📷 ©Blois, Musée des Beaux-Arts, Inv. 73.7.52. Ph IRHT-CNRS

➡️ I dettagli su Storie & Archeostorie: https://wp.me/p7tSpZ-cyD

https://storiearcheostorie.com/2026/03/12/pagina-palinsesto-archimede-scoperta/?utm_source=mastodon&utm_medium=jetpack_social

Ritrovata in Francia una pagina perduta del “Palinsesto” di Archimede

Elena Percivaldi

Una pagina ritenuta perduta del Palinsesto di Archimede è stata identificata in Francia, al Musée des Beaux-Arts di Blois. La scoperta ha riacceso l’interesse degli studiosi per uno dei manoscritti scientifici più importanti dell’antichità. Il folio, riconosciuto dal ricercatore del CNRS Victor Gysembergh, corrisponde alla pagina 123 del manoscritto e conserva un passaggio del trattato matematico “Della sfera e del cilindro” del grande scienziato greco Archimede di Siracusa.

La scoperta è stata pubblicata sulla rivista accademica Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik.

Un frammento perduto del celebre Palinsesto

Il cosiddetto “Palinsesto di Archimede” è un manoscritto greco del X secolo che contiene alcuni trattati fondamentali del celebre matematico siracusano. Nel Medioevo, tuttavia, il testo originale venne in gran parte raschiato via per riutilizzare la pergamena, allora estremamente costosa, e al suo posto furono copiati alcuni testi religiosi. Un codice di questo tipo, abraso e riscritto, si chiama “palinsesto“.

Il manoscritto ebbe una storia complessa. Conservato prima a Gerusalemme e poi a Costantinopoli, venne studiato agli inizi del Novecento dal filologo danese Johan Ludvig Heiberg, che nel 1906 ne realizzò una fondamentale documentazione fotografica. Dopo vari passaggi di proprietà il codice fu venduto all’asta nel 1998 e oggi è custodito al Walters Art Museum di Baltimora.

Leggi anche: Firenze, spunta una copia dell’Almagesto di Tolomeo annotata da Galileo

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Il folio scomparso ritrovato a Blois

Durante la travagliata storia del manoscritto, tre fogli fotografati da Heiberg risultarono dispersi. Il folio appena identificato a Blois è proprio uno di questi.

Il riconoscimento è stato possibile grazie al confronto diretto con le fotografie storiche conservate alla Royal Danish Library, che hanno permesso di stabilire senza dubbi che si tratta del folio 123 del palinsesto.

Il folio presenta al recto alcune preghiere medievali che coprono parzialmente i diagrammi geometrici e un passo del trattato di Archimede “Della sfera e del cilindro” (libro I, proposizioni 39–41), ancora in buona parte leggibile.

Il diagramma e il testo di Archimede, ancora ben visibili sotto il testo sovrascritto nel Medioevo © Blois, Musée des Beaux-Arts, Inv. 73.7.52. Photography IRHT-CNRS

Il verso presenta invece una miniatura aggiunta nel XX secolo, raffigurante il profeta Daniele tra due leoni. Proprio la presenza di quest’ultima rende difficile individuare e leggere con i metodi tradizionali il più antico testo sottostante.

La miniatura moderna che occulta il testo di Archimede (© Blois, Musée des Beaux-Arts, Inv. 73.7.52. Photography IRHT-CNRS)

Nuove tecnologie per recuperare il testo nascosto

Il ritrovamento apre ora nuove prospettive di ricerca. Il team guidato da Gysembergh prevede di avviare una serie di analisi con imaging multispettrale e fluorescenza a raggi X tramite sincrotrone, tecniche già utilizzate con successo all’inizio degli anni Duemila per leggere le parti cancellate del palinsesto.

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Queste indagini potrebbero permettere di recuperare totalmente il testo di Archimede nascosto sotto la miniatura, oltre che fornire nuovi dati sui fogli già studiati in passato ma rimasti ancora in parte illeggibili.

La scoperta dimostra come manoscritti di cui si erano perse le tracce possano in effetti ancora riemergere da qualche collezione museale poco studiata oppure in qualche archivio un po’ defilato, regalando l’opportunità di ritrovare opere dell’antichità che si ritenevano irrimediabilmente perdute.

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foto: © Blois, Musée des Beaux-Arts, Inv. 73.7.52. Photography IRHT-CNRS

📘 Fonte scientifica

  • 📄 Victor Gysembergh et al., A leaf from the Archimedes palimpsest rediscovered in Blois
  • 🏛️ CNRS
  • 📚 Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik (peer-reviewed) (2026)

📘 Fonte notizia

  • ✅ Comunicato CNRS
#archimede #Francia #manoscritti #scoperte #storiaDellaScienza #studi
A Cat Left Paw Prints on the Pages of This Medieval Manuscript When the Ink Was Drying 500 Years Ago

An exhibition called "Paws on Parchment" tracks how cats were depicted in the Middle Ages through texts and artworks from around the world—including one example of a 15th-century "keyboard cat"

Smithsonian Magazine

Ligatus documenta e analizza le legature, le strutture del libro e lo stato di conservazione dei manoscritti della biblioteca di Santa Caterina, la più antica al mondo ancora in attività.

👉 https://www.ligatus.org.uk/stcatherines/

#fontistoriche #manoscritti #conservazione

MOSTRE / La Vercelli medievale svela i suoi segreti (e l’eccezionale Vercelli Book)

di Elena Percivaldi*
(pubblicato in contemporanea su Vi racconto una Storia…)

La città di Vercelli racconta il “suo” Medioevo con un’interessante esposizione che raccoglie 42 oggetti iconici e altamente rappresentativi, alcuni dei quali molto noti, altri invece quasi sconosciuti. La mostra, intitolata “I segreti della Vercelli medievale”, ha inaugurato il 30 ottobre 2020 presso l’Arca (ex chiesa di San Marco) e resterà aperta al pubblico fino al 6 gennaio 2021.

Tra i preziosi reperti esposti che raccontano la città e il territorio dal IX al XIV secolo ce n’è uno in particolare che mi sta particolarmente a cuore. Si tratta del Vercelli Book, un codice pergamenaceo conservato nel Museo del Tesoro del Duomo e Archivio Capitolare di Vercelli insieme ad altri manoscritti datati tra il IV e il XV secolo (per non parlare di vari capolavori dell’arte medievale).

Il Vercelli Book (foto: Museo del Tesoro del Duomo)

Il codice risale alla fine del X secolo ed è interamente scritto in lingua anglosassone, l’idioma parlato nelle isole britanniche nell’alto Medioevo. A lui e, in genere, al retaggio medievale di Vercelli, poco conosciuto purtroppo ai più, ho dedicato ampio spazio all’interno del mio libro Alla scoperta dei luoghi segreti del Medioevo”, scritto a quattro mani con Mario Galloni (il saggio è uscito nel 2018 per Newton Compton: dettagli qui). Approfittando della mostra, ho quindi deciso di dedicare al tema una lunga parentesi anche in questa sede.

Come scrivo nel saggio, la peculiarità del Vercelli Book è data dal fatto che è una delle più antiche testimonianze della produzione poetica in antico inglese. Le altre sono rappresentate da tre codici coevi conservati nel Regno Unito (il Codex Exoniensis della Cathedral Chapter Library di Exeter, il Cotton Vitellius della British Library di Londra e lo Junius XI della Bodleian Library di Oxford). Da solo, il Vercelli Book contiene 6 componimenti e 23 omelie in lingua anglosassone, di cui ben 11 uniche (ossia conservatesi solo grazie a questo esemplare). Ma come mai il codice si trova nella cittadina piemontese? Le ipotesi sono varie e le sintetizzo nel libro:

Potrebbe essere stato trasportato, tra la fine del X e l’inizio dell’XI secolo, da qualche chierico insulare di rango che si trovò a sostare, percorrendo la via Francigena, proprio a Vercelli, magari presso l’Ospedale di Santa Brigida detto degli Scoti (irlandesi) che accoglieva i pellegrini provenienti dalle isole britanniche. E’ anche possibile che sia stato lasciato dall’arcivescovo di Canterbury Sigerico, che nel 990 compì un pellegrinaggio fino a Roma: la sua relazione di viaggio, in cui annota le tappe compiute in occasione del rientro, contiene alla Mansio XLIII il nome Vercel, ossia Vercelli. Secondo altre ipotesi, il manoscritto potrebbe aver fatto parte del tesoro consegnato dal vescovo Ulf di Dorchester ai prelati durante il Concilio tenutosi a Vercelli nel 1050, come pegno per poter continuare a svolgere il suo incarico pastorale, scagionandosi dall’accusa di non svolgere correttamente la sua missione.

Il Vercelli Book

In ogni caso, la lingua in cui il Vercelli Book era scritto, incomprensibile per i chierici locali, dovette decretarne ben presto l’oblio, il che tutto sommato fu un bene: finito in un angolo e dimenticato, ha potuto conservarsi integro per secoli, scampando alla raschiatura che lo avrebbe reso riutilizzabile – la pergamena costava! – a contenere un testo più utile e funzionale ai canonici vercellesi. D’altra parte nemmeno gli eruditi che tra Sei e Settecento si trovarono a maneggiarlo ne capirono il contenuto, come racconto sempre nel volume:

Il canonico Giovanni Francesco Leone, ad esempio, lo definì “Liber Gothicus, sive Longobardus”, aggiungendo la laconica constatazione “eo legere non valeo”, ossia “non riesco a leggerlo” (ma si avvicinò al vero in quanto il goto e il longobardo, come l’anglosassone, sono antiche lingue germaniche). Anche il paleografo Giuseppe Bianchini, nel 1748, non trovò di meglio che bollarlo come “Liber ignotae linguae” (libro scritto in lingua sconosciuta) e lo mise da parte, tant’è che ancora oggi sul dorso di legge l’annotazione settecentesca “Homiliarum liber ignoti idiomatis”, libro di omelie in lingua ignota. Per essere decifrato, il manoscritto vercellese dovette attendere sugli scaffali della Biblioteca fino al 1822, quando finalmente lo studioso tedesco Friedrich Blume, che si trovava in città per esaminare alcuni manoscritti medievali di argomento giuridico, si accorse del rarissimo tesoro che aveva di fronte.

Il resto della storia è nota, tanto che il Vercelli Book, complici anche mostre internazionali come Anglo-Saxon kingdoms. Art, word, war alla British Library di Londra (ne abbiamo parlato qui), è diventato una superstar. Chi non può recarsi di persona a Vercelli per vedere l’attuale esposizione può comunque ammirare il prezioso manoscritto online, completamente digitalizzato (qui il link).

Consiglio però vivamente di tenere d’occhio le tante attività organizzate periodicamente dal Museo del Tesoro del Duomo e Archivio Capitolare, diretto da Timoty Leonardi e dal suo preparatissimo staff, e di partecipare alle tante visite guidate, ai workshop e alle letture tematiche, alcune delle quali hanno come oggetto proprio i manoscritti e anche il Vercelli Book.

L’interno del Museo del Tesoro del Duomo

Personalmente, ho avuto l’onore di visitare il Museo nel 2019 in occasione della bellissima mostra La Magna Charta. Guala Bicchieri e il suo lascito. L’Europa a Vercelli nel Duecento” allestita anche in quel caso presso l’ARCA, che esponeva una delle copie della Magna Charta Libertatum, il celebre documento concesso dal re d’Inghilterra Giovanni Senzaterra ai suoi baroni il 15 giugno 1215, riconoscendo per la prima volta che nessuno, nemmeno il sovrano, è al di sopra della legge. Ragione dell’evento è che alla revisione del 1216 della Charta era presente il cardinale vercellese Guala Bicchieri, diplomatico e figura di spicco del Medioevo europeo, nonché fondatore in città dell’Abbazia di Sant’Andrea (della sua figura abbiamo parlato qui in occasione dell’esposizione allestita nel Palazzo Madama di Torino che ruotava attorno al suo celebre scrigno).

Il Museo del Tesoro del Duomo e Archivio Capitolare vercellese custodisce anche vari capolavori artistici medievali e non, a cominciare dal riempimento dello spettacolare Crocifisso ottoniano in lamina d’oro e argento commissionato dal vescovo Leone di Vercelli tra il 999 e il 1024 come segno di rinascita dopo la distruzione del duomo (correva l’anno 997) da parte del marchese Arduino d’Ivrea.

Il Crocifisso ottoniano di Vercelli (foto: Museo del Tesoro del Duomo)

Il Crocifisso fu venerato per secoli nel Duomo dai pellegrini, che restavano profondamente colpiti e suggestionati dall’aspetto sofferente ma ieratico e trionfante del Salvatore. Non così gli ignoti vandali che lo danneggiarono gravemente la notte dell’11 ottobre 1983, rendendo necessario un lungo e laboriosissimo lavoro di restauro. Oggi il Crocifisso si staglia nuovamente al centro della navata maggiore della Cattedrale, ma il suo originale riempimento in legno, cocciopesto, colofonia e cera d’api è stato musealizzato e si conserva – appunto – nella prima sala del Museo del Tesoro del Duomo.

Altro pezzo straordinario è l’originale e unico “Mappamondo di Vercelli”, datato tra 1250 e 1280: un reperto rarissimo e di estrema importanza di cui ho parlato sulla rivista BBC History Italia e di cui tratterò a breve anche qui su questo blog. Ho avuto l’onore di accompagnare il pubblico, insieme allo staff del Museo, ad ammirarlo (insieme alla copia di un altro celebre mappamondo, quello di Hereford, presente in quei giorni al Museo) in occasione della visita tematica seguita alla mia conferenza Dalla terra al cielo: geografia, astronomia e fantasia, una delle iniziative collaterali alla mostra Il Mappamondo di Vercelli e le donazioni dei canonici nel XIII secolo, organizzate in concomitanza con l’esposizione sulla Magna Charta. Ed è stata un’esperienza davvero indimenticabile (qui sotto alcune foto dell’evento).

Tornando all’attuale mostra in corso, concludo aggiungendo che alla sua realizzazione ha partecipato anche la Società Storica Vercellese (SSV) dando alle stampe il volume “Vercelli medievale” firmato dal noto storico Alessandro Barbero. Il libro è acquistabile presso il bookshop dell’ARCA, ma per maggiori informazioni contattate la Società Storica Vercellese (www.societastoricavc.it).

L’esposizione sarà visitabile gratuitamente solo su prenotazione ([email protected], tel. 351 6221629), da martedì a domenica in orario 10-18, con l’eccezione del lunedì dell’Immacolata.

*©Elena Percivaldi ©TESTO E IMMAGINI PROTETTE DA COPYRIGHT. Tutti i diritti riservati / All rights reserved
(pubblicato in contemporanea su Vi racconto una Storia…)

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📖 𝗣𝗿𝗲𝗴𝗮𝗿𝗲❟ 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗲𝗿𝗲❟ 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝗺𝗽𝗹𝗮𝗿𝗲

A Roma una mostra racconta i libri d’ore italiani, preziosi manoscritti miniati che hanno scandito la devozione quotidiana tra Medioevo e Rinascimento.

📍 Palazzo Corsini – Accademia dei Lincei
📅 12 dicembre 2025 – 15 febbraio 2026

#LibriDOre #MiniaturaMedievale #StoriaDelLibro #Medioevo #Rinascimento #MostreRoma #Roma #Manoscritti @accademianazionaledeilincei

➡️ I dettagli su Storie & Archeostorie: https://wp.me/p7tSpZ-bF5

https://storiearcheostorie.com/2025/12/20/tempo-devozione-libri-ore-roma/

ancora fino al 20 dicembre, a lecce: “pinocchio e la sua ombra”. la rilettura di carmelo bene

𝙇’𝘼𝙍𝘾𝙃𝙄𝙑𝙄𝙊 𝙈𝙀𝙎𝙎𝙊 𝙄𝙉 𝙎𝘾𝙀𝙉𝘼 – 𝙋𝙄𝙉𝙊𝘾𝘾𝙃𝙄𝙊 𝙀 𝙇𝘼 𝙎𝙐𝘼 𝙊𝙈𝘽𝙍𝘼
a cura di
Brizia Minerva con
Archivio Carmelo Bene

🗓️ fino al 20 dicembre 2025
ore 16:00 – 19:00

📍 Archivio Carmelo Bene, Lecce
Piazzetta G. Carducci – presso il Convitto Palmieri

𝘓’𝘢𝘳𝘤𝘩𝘪𝘷𝘪𝘰 𝘮𝘦𝘴𝘴𝘰 𝘪𝘯 𝘴𝘤𝘦𝘯𝘢 – 𝘗𝘪𝘯𝘰𝘤𝘤𝘩𝘪𝘰 𝘦 𝘭𝘢 𝘴𝘶𝘢 𝘰𝘮𝘣𝘳𝘢 esplora la rilettura di Pinocchio da parte di Carmelo Bene, non come favola per bambini, ma come metafora di identità frammentata, corpo-meccanismo e voce separata dal soggetto.

La mostra presenta manoscritti, dattiloscritti, fotografie di scena, costumi, appunti di regia e materiali d’epoca, rivelando il processo creativo con cui Bene smonta e riscrive il testo di Collodi secondo la sua poetica. Attraverso video, proiezioni e ascolti guidati, l’archivio si fa “attivo”: non conserva solo memoria, ma si rigenera nello sguardo e nell’esperienza dello spettatore.

Info: https://www.unteatroperbene.it/portfolio/larchivio-messo-in-scena-pinocchio-e-la-sua-ombra/

🎟️ Ingresso libero. Per info 3894424473 o [email protected]

Il progetto “Un teatro perBene #5” è promosso dall’Accademia Mediterranea dell’Attore di Lecce, Polo biblio-museale di Lecce, Archivio Carmelo Bene e Comune di Otranto con il sostegno del Ministero della Cultura.

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📜 𝗘𝗿𝗲𝘀𝗶𝗮 𝗼 𝗼𝗿𝘁𝗼𝗱𝗼𝘀𝘀𝗶𝗮?
Alla Biblioteca Marciana di Venezia i manoscritti bizantini raccontano un secolo, il XII, ricco di conflitti teologici e dissenso religioso.

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➡️ I dettagli su Storie & Archeostorie: https://wp.me/p7tSpZ-bv0

https://storiearcheostorie.com/2025/12/15/eresia-ortodossia-bisanzio-biblioteca-marciana/

dal 10 al 20 dicembre, a lecce: “pinocchio e la sua ombra”. la rilettura di carmelo bene

𝙇’𝘼𝙍𝘾𝙃𝙄𝙑𝙄𝙊 𝙈𝙀𝙎𝙎𝙊 𝙄𝙉 𝙎𝘾𝙀𝙉𝘼 – 𝙋𝙄𝙉𝙊𝘾𝘾𝙃𝙄𝙊 𝙀 𝙇𝘼 𝙎𝙐𝘼 𝙊𝙈𝘽𝙍𝘼
a cura di
Brizia Minerva con
Archivio Carmelo Bene

🗓️ 10-20 dicembre 2025 ore 16:00 – 19:00
📍 Archivio Carmelo Bene, Lecce
Piazzetta G. Carducci – presso il Convitto Palmieri

𝘓’𝘢𝘳𝘤𝘩𝘪𝘷𝘪𝘰 𝘮𝘦𝘴𝘴𝘰 𝘪𝘯 𝘴𝘤𝘦𝘯𝘢 – 𝘗𝘪𝘯𝘰𝘤𝘤𝘩𝘪𝘰 𝘦 𝘭𝘢 𝘴𝘶𝘢 𝘰𝘮𝘣𝘳𝘢 esplora la rilettura di Pinocchio da parte di Carmelo Bene, non come favola per bambini, ma come metafora di identità frammentata, corpo-meccanismo e voce separata dal soggetto.

La mostra presenta manoscritti, dattiloscritti, fotografie di scena, costumi, appunti di regia e materiali d’epoca, rivelando il processo creativo con cui Bene smonta e riscrive il testo di Collodi secondo la sua poetica. Attraverso video, proiezioni e ascolti guidati, l’archivio si fa “attivo”: non conserva solo memoria, ma si rigenera nello sguardo e nell’esperienza dello spettatore.

Info: https://www.unteatroperbene.it/portfolio/larchivio-messo-in-scena-pinocchio-e-la-sua-ombra/

🎟️ Ingresso libero. Per info 3894424473 o [email protected]

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Uno sguardo al Bestiario di Aberdeen
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Nel contesto cristiano il bestiario medievale era una raccolta di animali reali e mitologici che introduceva i lettori a una tipologia morale attraverso la lettura di...
https://www.tiziano.caviglia.name/2025/11/07/uno-sguardo-al-bestiario-di-aberdeen/13291/