Il baco nell'orecchio di stamattina arriva dal disco del 2016 che ho riascoltato nelle ultime due settimane – disco che, tolti una manciata di pezzi molto belli, tipo questo qui, mi pare non abbia retto così bene il peso degli anni.

Parquet Courts – Human Performance

https://musiccloud.io/YVyZB

#MorningEarworm #LaMusicaDel2016 #FediRadio #IndieRock #ParquetCourts

Human Performance - Parquet Courts

Listen on Apple Music, Bandcamp, Bugs!, Deezer, NetEase Cloud ...

musiccloud

Collegamenti #7

Maggio mi sta mettendo a dura prova, il maledetto, ma ho accumulato un’altra bella manciata di collegamenti e vorrei dargli un’ordinata (per modo di dire, visto che li piazzo disordinatamente in un post generalista), dunque eccomi qua.

Questa volta inizio con il poster di un concerto: è quello dei Dope Purple, band noise e space rock taiwanese (che non conosco), e dei Dead Sea Apes, band drone rock e psichedelica di Albione (che invece conosco e amo), il 12 giugno a Manchester. Il poster è arrivato a me tramite l’account Mastodon di questi ultimi e lo ha disegnato Brett Savage, il loro chitarrista. Io fossi in voi darei un ascolto alla band (posso consigliare Night Lands e Rewilding) e una sfogliata al loro blog, dove trovate altri bei poster e tanta bella musica e tutto il cucuzzaro di informazioni; vi consiglierei di seguirli insomma, se non sono troppo indiscreto. Se poi vi trovate a Manchester il 12 giugno, be’, tanto meglio per voi.

Una cosa molto bella che ho trovato ultimamente sul web è questo sito, Equal Earth, che fornisce versioni ad alta risoluzione e in diverse lingue di una mappa del mondo «che mostra i paesi e i continenti nelle loro dimensioni reali rispetto gli uni agli altri». È possibile centrare la mappa dove si vuole e scaricarla liberamente in diversi formati, persino in Illustrator. Non è fantastico? Questa cosa l’ho trovata sempre su Mastodon grazie al thread-richiesta partito da @bbacc e risolto da @zeppe.

Salto a cose meno amene – dissenso, repressione e autoritarismo dilagante – segnalando tre articoli paralleli, ma che dico paralleli, direi contigui: Italo Di Sabato che sciorina un po’ di dati sulla repressione delle manifestazioni in Italia, Amnesty International che ci parla della ripresa della mobilitazione sociale in Italia, e il buon Luigi Manconi che sottolinea l’assurdità e l’autoritarismo del reprimere una commemorazione funebre (è il caso degli anarchici che volevano dare l’ultimo saluto ai compagni morti in un’esplosione al parco degli Acquedotti).

E dal paesaggio sociale salto al paesaggio agricolo e naturale.

In questo ultimo mese e mezzo o giù di lì, a parte correggere, revisionare e impaginare come se ci fosse un domani, ho pure trovato il tempo per qualche pedalata lontano dal PC, che mi ha dato l’opportunità di decomprimere e di scattare qualche bella foto; oddio bella, carina dai. Di tutte quelle che ho fatto (non molte in verità), ne ho scelta una che ritrae un campo appena arato che digrada verso il lago (di Bolsena) e un maestoso pino-stella polare cui sono molto affezionato (qui c’è lo stesso pino preso da sotto). Lo scatto è di inizio aprile, vorrei trovare il tempo di tornare sul posto per ritrarre quel campo ormai pieno di piante di patate; mi prometto di farlo, ché sono sempre stato un devoto del famoso comandamento di Saramago (se mi sentisse parlare così…):

Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre.

– da «Viaggio in Portogallo» (1981), traduzione in italiano di Rita Desti

E il viaggio non è solo quello che ti porta dall’altra parte del mondo.

Per la serie social media, resistenza agli algoritmi e alle Big Tech, segnalo invece un interessante articolo della biblioteca dell’Università di Groninga che, avendo già abbandonato X per passare al fediverso (su un’istanza creata appositamente per la comunità della ricerca e dell’educazione olandese), ha ora aperto un dibattito su cosa fare di Instagram, scrivendo tra le altre cose: «L’alfabetizzazione informativa è al centro della nostra attività come biblioteca. Aiutiamo gli studenti a sviluppare un approccio attivo e critico alla ricerca delle informazioni: effettuare ricerche mirate, valutare l’affidabilità delle fonti ed elaborare le informazioni in modo efficace. L’algoritmo di Instagram fa esattamente il contrario: filtra ciò che gli utenti vedono in base al coinvolgimento, non all’affidabilità». Mi piacerebbe leggere una cosa del genere a queste latitudini, sto chiedendo troppo?

Torno brevemente alla musica, poi passo e chiudo.

Sto continuando a tempo perso l’esplorazione delle produzioni musicali del 2016, ovvero #LaMusicaDel2016 se siete sul fediverso. I dischi belli sono tanti, ma è arrivato il momento di celebrare uno dei lavori migliori, più rappresentativi e più influenti di quell’annata; un album che dieci anni fa, di questi tempi, stavo certamente consumando, essendo uscito a fine aprile. Sto parlando di Nonagon Infinity dei King Gizzard & the Lizard Wizard: il miglior disco di rock psichedelico di questo primo quarto di secolo probabilmente, col suo mix allucinato di garage punk, space rock e sana ripetizione (disciplina) krauta. È qui che prendono l’avvio, seppur in modo ancora embrionale, gli esperimenti con la musica microtonale della band australiana che daranno vita ad altre opere bellissime, su tutte Flying Microtonal Banana.

E vado infine a chiudere con le copertine belle. Sono molto indietro con questa cosa delle copertine, ne ho accatastate tante ma le ho lasciate a far la muffa. Oggi ne riesumo due, ma aspettatene altre a breve. I dischi sono entrambi di quest’anno, appartengono entrambi a band italiane e, che ve lo dico a fare, contengono musica molto bella.

La copertina di Il sangue è pronto è di Emilia Wesolowska, ovvero una Neoprimitiva (ne sentirete la voce, nel disco).

La copertina del nuovo album dei Movie Star Junkies è invece di James Johnston, fondatore dei Gallon Drunk, ex organista e chitarrista nei Bad Seeds di Nick Cave e – dicono, e io non faccio fatica a crederlo – affermato pittore. Il testo è scritto/disegnato a mano da Galileo Galeone.

Fine, per ora.

#albumCovers #autoritarismo #BrettSavage #copertineBelle #DeadSeaApes #DopePurple #EmiliaWesolowska #EqualEarth #fotografie #GaragePunk #IlSangueèPronto #JamesFJohnston #KingGizzardAndTheLizardWizard #LaMusicaDel2016 #mappe #MovieStarJunkies #Neoprimitivi #NonagonInfinity #paesaggi #PsychedelicRock #repressione #socialMedia #WalkOnBones

Qui è quando i Mind Spiders producevano una riuscita commistione tra Devo e punk rock:

Mind Spiders – Nothing Without It

https://dirtnaprecords.bandcamp.com/track/nothing-without-it

«Prosthesis» uscì nel marzo del 2016, probabilmente dieci anni fa di questi tempi stavo consumando (anche) questo dischetto. L'ho riascoltato con gusto anche poco fa, lo consiglio molto.

#LaMusicaDel2016 #FediRadio #SynthPunk #MindSpiders

Nothing Without It, by Mind Spiders

from the album Prosthesis

Dirtnap Records

Iggy Pop – Sunday

Dall'album «Post Pop Depression» (2016), il disco in collaborazione con Joshua Homme, Dean Fertita e Matt Helders (due QOTSA e un Arctic Monkey).

https://iggypop.bandcamp.com/track/sunday

#LaMusicaDel2016 #FediRadio #AltRock #IggyPop

Sunday, by Iggy Pop

from the album Post Pop Depression

Iggy Pop

«Nocturnal Koreans» non può figurare certamente tra i miglior album degli Wire, e probabilmente neanche tra i migliori album del 2016, ma la classe non la perdi come perdi le chiavi di casa e qualche pezzone c'è per forza di cose anche qui dentro, tipo questa lenta e un po' inquietante ballata wave:

Wire – Forward Position

https://song.link/y/tTofLyvGpTY

#LaMusicaDel2016 #FediRadio #NewWave #Wire

Forward Position by Wire

Listen now on your favorite streaming service. Powered by Songlink/Odesli, an on-demand, customizable smart link service to help you share songs, albums, podcasts and more.

Songlink/Odesli

We’re reading your mail, and tapping your phone
And if you don’t like it, we’ll send in the drones
Oh say can you see, the twilight’s last gleam
The land of the free, the home of the naïve

~~~

The Claypool Lennon Delirium – Ohmerica

From the album «Monolith of Phobos» (2016)

https://theclaypoollennondelirium.bandcamp.com/track/ohmerica

#LaMusicaDel2016 #FediRadio #TheClaypoolLennonDelirium

Ohmerica, by The Claypool Lennon Delirium

from the album Monolith of Phobos

The Claypool Lennon Delirium

Torno al 2016 sulle note di «Requiem», il terzo album deə Goat, un disco che sta invecchiando benissimo.

#LaMusicaDel2016

http://acqueagitate.com/2026/03/09/goat-requiem-2016-dieci-anni-dopo/

Goat – Requiem [2016], dieci anni dopo

Un disco che ha retto bene i colpi degli anni e che anzi è migliorato mentre cresceva è il terzo dei Goat, Requiem. Quando uscì, nel 2016, dovette subire il confronto innanzitutto coi precedenti dei Goat stessi, che avevano acceso gli animi con una mista di psichedelia, afrobeat, raga indiani, riffoni carichi di fuzz e wah wah e due impressionanti voci femminili a dare la carica, e perciò forse venne un po’ snobbato: tanti non accettarono l’idea di un disco folk, a tratti delicato, poco distorto e tanto strumentale; prevalse l’idea che fosse un’opera media, al limite discreta, fioccarono i giudizi compiacenti ma trattenuti. Riascoltato oggi, invece, con la prospettiva del tempo passato e mettendolo a fianco di altri dischi decenni – alcuni dei quali, è evidente, non hanno retto la botta – assume un altro sapore e un’altra profondità.

Il folk di Requiem è musica popolare multicolore e multiculturale i cui antenati vengono dall’Africa, dall’India, dal sud del Mediterraneo e dall’America Latina; è immersa in questa storia e tuttavia sembra non fare alcuno sforzo per assomigliare a qualcosa in particolare, e la firma della band ce l’ha stampata in fronte.

Gli strumentali spadroneggiano, ma cosa gli volete dire a dei pezzi come Goatband o Goodbye? Che sono troppo narcotici? Cosa vi aspettate dalla «psichedelia», le canzonette con la chitarra in riverbero? Suvvia. E non si può certo affermare che manchi il materiale per ballare. Ce n’è anzi da vendere ed è di ottima fattura: gli inni apripista da cantare a squarciagola I Sing in Silence, Trouble in the Streets, Try My Robe e Union of Mind and Soul sono già diventati dei classici. Il giro di flauto dell’ultima ha la stessa potenza ipnotica del riff di chitarra di Seven Nation Army – ed è un cazzo di flauto, non so se rendo l’idea. E poi c’è Goatfuzz, una carica col fuzz in spalla lanciata da due voci indemoniate che termina in una coda raga acidissima: non è forse tra le migliori del suo Goatgenere?

È un disco strano e alieno questo Requiem, non è conciso e immediato come i suoi fratelli più grandi e necessitava di tempo per aprirsi e fiorire. Questo mi è parso di capire. È un’opera che tiene tanti mondi insieme allineandoli l’uno accanto all’altro in un racconto che appare sempre più coerente, sempre più affascinante e grande a ogni ascolto, e che stacca di chilometri per carattere e fervore tante cose più blasonate.

Viva il caprone!

#Afrobeat #FolkRock #Goat #HeavyPsych #LaMusicaDel2016 #PsychedelicRock #Requiem #Worldbeat

Come sit down
By my side
Play the drum

Share my bread
Taste my food
Try my robe

Sing a song
Come a long
All night long

Sit down and rest

~~~

Goat – Try My Robe

https://goat.bandcamp.com/track/try-my-robe

(non mi sono di vuovo fissato con questo disco, no no, per niente)

#LaMusicaDel2016 #FediRadio

Try My Robe, by Goat

from the album Requiem

Goat

Inizio con un bel pezzo strumentale tratto dal disco che mi ha accompagnato a Roma venerdì e riaccompagnato a casa ieri sera:

Goat – Goodbye

https://goat.bandcamp.com/track/goodbye

#LaMusicaDel2016 #FediRadio

Goodbye, by Goat

from the album Requiem

Goat