Il Financial Times rivela che Francia, Germania e altri governi valutano di rimettere mano al SEAE, il servizio diplomatico dell’Unione Europea nato 15 anni fa: tra le ipotesi ci sarebbero anche la riduzione dei poteri dell’Alta rappresentante Kaja Kallas e la redistribuzione del budget annuale da circa 1 miliardo di euro tra Commissione e governi nazionali.
La diagnosi ha una sua logica: troppi veti, troppa lentezza, troppa frammentazione su dossier che non ammettono esitazioni, dall’Ucraina ai rapporti con Cina e Stati Uniti d'America.
Ma la risposta non può essere tornare indietro.
Rendere la diplomazia europea più efficace non può voler dire smontarla pezzo per pezzo e riportarla nelle mani dei governi nazionali. Significa piuttosto darle più strumenti, più mandato, più legittimità democratica.
Serve un vero Ministro degli Esteri europeo, non ventisette ministri che si coordinerebbero pure peggio di quanto facciano ora.
Chi vuole un’Unione Europea capace di contare nel mondo non può accettare questa retromarcia.
Riformare sì. Tornare ai governi nazionali no.
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